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Il (Guido) Viale del tramonto della scienza economica

– Il dibattito sull’euro è al centro della scena politica, economica e giornalistica. Le analisi di economisti e analisti finanziari si sprecano sui quotidiani. La maggior parte di esse risulta essere caratterizzata da una solida impostazione quantitativa, da un approccio scientifico ed economico rigoroso. Sia i sostenitori della moneta unica (come Michael Spence) sia gli scettici (come Martin Feldstein) basano i proprio ragionamenti su una logica economica chiara, divergendo nelle conclusioni finali.

Le eccezioni, purtroppo, esistono. Sul Manifesto di ieri è stato pubblicato un editoriale (dire che si tratti di un’analisi economica sarebbe troppo…) a firma di Guido Viale, in cui si “dimostra” il fallimento dell’architettura europea, con annesso corollario di accuse verso le banche, il sistema politico liberista, il governo Monti come espressione delle banche etc etc… sulla base della decisione del governo bulgaro di non aderire in questo momento alla moneta unica. Anzi Viale per dirla più grossa incorre anche nell’errore grossolano di sostenere che la Bulgaria – che dell’Ue fa parte dal 2007 – avrebbe “reso noto di non avere interesse all’ingresso nell’Unione Europea”.

In primis, provvediamo a confutare l’ipotesi su cui Viale costruisce la sua intemerata antiliberista ed antieuropeista e lo facciamo in base ad un articolo molto chiaro del Wall Street Journal del 5 settembre. La Bulgaria ha effettivamente deciso di non adottare l’euro come moneta in questo momento, tuttavia è intellettualmente corretto ricordare che il lev, la moneta bulgara, ha un tasso di cambio fisso con l’euro dal 1999 (nel biennio 1997/99 era agganciata al marco tedesco). Dopo lo sgretolamento del sistema sovietico, la Bulgaria si ritrovò un sistema economico collassato e con un’inflazione a tripla cifra (nel 1996 il lev si deprezzò del 560%!). Il governo bulgaro, con la consulenza dell’economista Steve Hanke, decise di istituire un “currency board” (un consiglio monetario) al fine di gestire la politica monetaria nazionale con l’obiettivo di evitare il tracollo economico e sociale. La prima scelta strategica fu quella di “agganciare” le fluttuazioni del lev prima a quelle del marco tedesco ed in seguito a quelle dell’euro, così da prevenire e contrastare gli eventuali attacchi speculativi. Questa strategia monetaria portò l’economia bulgara a crescere in modo impetuoso, basti citare la crescita del 1000% dei salari medi in pochi anni (da 30$ a 400$ pro capite…). E’ evidente il beneficio, se si vuole indiretto, che l’euro ha portato alla Bulgaria. Ora, viste le tensioni presenti nell’Eurozona, è una scelta comprensibile quella di voler attendere un momento più sereno per procedere all’adesione alla moneta unica. Come afferma Hanke “Il lev è un clone dell’euro, questa decisione non è una dimostrazione di una mancanza di fiducia nei confronti dell’euro”.

Sulla base di questa spiegazione, viene da chiedersi come sia possibile che Viale abbia costruito un tale castello di carte su questa vicenda. La speranza di tornare ad uno Stato onnipresente nell’economia, l’ambizione di riesumare i piani quinquennali, l’avversione totale verso una qualsiasi forma di efficienza, lo spregio nei confronti di una qualunque politica di responsabilità economica, fiscale e monetaria spiega la logica con cui è stato scritto questo editoriale.

Si metta il cuore in pace Viale: solo con un euro forte, che si basi su una reale unione politica, l’Europa potrà essere davvero un attore protagonista sul palcoscenico globale e resistere anche al luogocomunismo anti-mercatista e anti-europeo di sinistra (e pure di destra) di chi sostiene che l’unica salvezza economica e sociale del continente passa dalla “rinazionalizzazione” della politica europea. Solo con quest’ambizione da “falchi europeisti” si potrà aiutare anche il rilancio dell’Italia, che oggi passa soprattutto da una compiuta visione europea. Alcuni analisti di geopolitica teorizzano un mondo costruito sul G2, con Cina e Stati Uniti come principali decisori. La nostra ambizione deve essere quella di disegnare un G3, con un’Europa protagonista.


Autore: Davide Burani

Nato a Saronno nel 1983, liberaldemocratico di formazione, laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, ha sempre lavorato nel mondo della finanza, di cui è appassionato cultore. Oggi è in fase di "riconversione professionale".

2 Responses to “Il (Guido) Viale del tramonto della scienza economica”

  1. lodovico scrive:

    Affidare ad un euro forte la “rinascita” dell’Europa…….mi sembra insufficiente. L’euro forte non crea necessariamente benessere, questo è creato solo dagli uomini e più uomini usano una stessa moneta, in linea di principio, meglio è in quanto favorisce una cooperazione più estesa.

  2. Sono d’accordo sul fatto che se più il popolo usasse una stessa moneta e più la cooperazione sarebbe più estesa

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