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“Il cavaliere oscuro. Il ritorno” di Christopher Nolan: Batman e il carcere

– I momenti salienti della stagione cinematografica sono segnati dall’uscita di un kolossal di Hollywood. E la nuova stagione è come tenuta a battesimo dall’uscita di un nuovo episodio della saga di Batman. I kolossal di Hollywood possono prestarsi ad alcuni fraintendimenti. Contando su un dispiego formidabile di effetti speciali, su scene spettacolari quasi una dietro l’altra, possono far pensare di essere soltanto furia e strepito. Di non aver voglia di dire alcunché. Questo di solito non è vero. Il cinema di Hollywood ha una vocazione realistica e, giocoforza, politica, che raramente tradisce. E anche il film più fantastico, apparentemente più astratto – pure se il suo intento principale è l’intrattenimento – trasmette un messaggio civile molto chiaro. E comunque, questo è il caso del nuovo episodio di Batman, come vedremo fra breve.

L’altro equivoco, in cui, a mio parere, cadono alcuni critici, è di ritrovare in film come questo un approfondimento psicologico che invece non c’è. Per esempio, una rivista molto diffusa in Francia, “Studio”, definisce “Il cavaliere oscuro. Il Ritorno” un film paradossalmente intimista, perché il tema centrale sarebbero i problemi interiori di Batman! Ora è vero che una delle trovate degli studios americani è di umanizzare i supereroi: qui Batman appare un po’ invecchiato, in cattiva forma fisica, e soprattutto disilluso. Ritenendo di non poter salvare il mondo dall’ingiustizia trionfante, si è ritirato a vita solitaria. Ma l’umanizzazione non va oltre questi dati, e il personaggio è ridotto a uno schema elementare. Così come meccanismi elementari sono la Cat-Woman, cinica e opportunista, ma capace di imprevisti slanci di generosità; o Robin, sempre leale e coraggioso.

Insomma: se mi consentite delle avvertenze per l’uso, inviterei a non vedere nel film un approfondimento che non c’è; e a non misconoscere un contenuto politico, che invece, in fondo allo spettacolo, c’è. E’ stato detto che in questo episodio di Batman sono adombrati i temi  della crisi economica. E’ vero. Un intero episodio, un attacco terroristico alla sede della borsa, sembra prendersela con gli speculatori che, si dice in sostanza, rubano i soldi della povera gente. Ma il film adombra anche un altro argomento. Qual è l’origine del male che rischia di portare alla distruzione la città di Gotham City? Ebbene: è il carcere. Il precedente sindaco della città, per sconfiggere la criminalità, ha varato quelle che noi diremmo “leggi di emergenza” e ha imprigionato migliaia di cittadini.

Uno dei carceri è un enorme pozzo, ha dunque la fisionomia tradizionale dell’inferno, ed è definito esplicitamente una tortura esso stesso per chi è costretto ad abitarci.  E una persona cresciuta in quel carcere – perché prima il padre e poi la madre vi sono stati rinchiusi, peraltro ingiustamente – ha sviluppato un tale odio contro i potenti – così indifferenti all’ingiustizia – e poi contro l’intera città, da volerla appunta distruggere. E’ una vendetta mostruosa, che costringerà Batman a uscire dal suo ritiro per scongiurarla. Ma l’ingiustizia patita che ne è il movente, è presentata in tutta la sua gravità. E quando un altro carcere viene liberato (si dice che vi erano persone illegalmente detenute) sembra un momento di riscatto degli oppressi. Il tema del carcere è costantemente affrontato dal cinema americano con crudezza, con realismo. Ma qui, in una chiave fantastica, è evocato con un’enfasi davvero singolare.


Autore: Gianfranco Cercone

Laureato in Lettere (con specializzazione in materie dello spettacolo) presso l'Università La Sapienza di Roma. È redattore della rivista "Cinema Sessanta" e collabora con la Biblioteca del Cinema "Umberto Barbaro". Cura per Radio Radicale la rubrica di critica "Cinema e cinema".

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