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La trappola della memoria, la nuova frontiera dei social network

– La foto della pasta al forno di mammà, quella del figlietto dell’amico fraterno, l’altra in barca con sguardo stile Soldini e pantaloni modello Briatore. La vita in poche immagini, selezionatissime, di qualche anno prima, tutte raccolte sui vari social network, Facebook, Instagram, Twitter, e messe insieme da Memolane. Il sito dall’inequivocabile promessa: riscopri i tuoi migliori ricordi e condividili con i tuoi amici.

Niente di strabiliante, intendiamoci, il funzionamento di Memolane è semplice: traccia la nostra vita consumata sui social network, giorno per giorno, e ce la ricorda, con una mail quotidiana, puntuale come un Cassandra. Ma con lo sguardo rivolto al passato. Il tempo incancellabile della vita digitale. Memolane non è l’unico servizio di memoria personale assistita e non è neanche il più longevo. Esiste, per esempio, anche Timehop. La metafora è il viaggio nel tempo, privato, però, dell’allure retrò e parecchio glam conferitogli da tanto cinema e altrettanta letteratura: per andare a ritroso nella propria vita basta una mail, anche stavolta puntualissima e quotidiana, che ci ricorda cosa abbiamo fatto lo stesso giorno dell’anno prima. La differenza con Memolane è di natura emotiva: con il primo possiamo lamentarci dei chili presi in mezzo lustro, con il secondo ricordarci il tempo perso giocando a Biotronic o dedicandosi all’onanismo grazie a YouPorn. In entrambi i casi non è detto che il bilancio esistenziale sia dei più brillanti.

Mentre anche Facebook si converte in un diario, per cui dobbiamo preoccuparci delle boiate scritte tanto tempo prima e di nuovo facilmente rintracciabili da chiunque, e Instagram continua a deporre una patina vecchio stile sull’esistenza contemporanea, non è più sufficiente puntare il dito contro il famigerato Google Effect, la presunta perdita di memoria individuale dovuta alle capacità di immagazzinamento del cervellone collettivo digitale. In parole povere, spiega Nicholas Carr in The shallows: how the Internet is changing the way we think, read and remember, ricordiamo meno perché abbiamo accesso a un grande magazzino sempre aggiornato e a disposizione in cui pescare ricordi e dati. Oltre all’effetto Google, di dubbia scientificità, ne emerge, forse, un altro, strettamente connesso alle abitudini sperimentate sui social network: il Facebook effect. La nostra vita passata, da cui dipende la nostra identità odierna, viene depurata da un atto primigenio: la selezione delle informazioni da parte del proprietario del profilo. Finiamo, allora, per ricordare di noi stessi solo quello che vorremmo gli altri ricordassero. Trattiamo il nostro io futuro come uno sconosciuto cui propinare una bella versione di se stessi.

Il passato diventa l’età dell’oro individuale. Tutti magri, sorridenti, con una appiccicosissima patina melanconica spalmata addosso. Tutti capaci di arguti aforismi, in vacanza in Grecia, col vestito che ci dona tanto e butta davvero bene. Nel nostro passato non c’è più una smagliatura, una slabbratura, un seppur minimo cedimento. Abbiamo operato una selezione, ci siamo mostrati per quello che avremmo voluto gli altri ci considerassero. Otteniamo così un’identità depurata dalla bruttezza e dalla stupidità. Ci restano di noi solo i pezzetti che ci piace gli altri vedano.

La conseguenza del Facebook Effect? L’incapacità di cambiare. Chi si vergogna del proprio profilo passato, risputato in pillole amarissime da Memolane e da Timehop, può optare per il suicidio mediatico. E quindi scomparire (mai del tutto) dalla circolazione. Chi invece si ama e si piace potrebbe desiderare di restare sempre uguale: appassionato della pasta di mammà, tenero amico dei figli dell’amico fraterno, aitante velista con sguardo da Soldini e abbigliamento modello Briatore. Una noia pazzesca. Un’esistenza rassicurante e opaca in cui rifugiarsi, sfuggendo a ogni forma di imperfezione.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

One Response to “La trappola della memoria, la nuova frontiera dei social network”

  1. lodovico scrive:

    Del resto, di nuovo, cosa possiamo mostrare? Cibi precotti, mobili Ikea, pochi nipoti, ed un glorioso Presidente, ai suoi tempi ammiratore di Togliatti.

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