Che il M5S non sia un partito democratico non è uno scandalo come fatto, e non lo diventerà neppure come notizia. La macchina del consenso grillina non è democratica perché non deve esserne democratico il “prodotto”.

Grillo non serve a rinnovare la democrazia e ad innovare le forme della partecipazione politica. Serve a vendicare la (pretesa) innocenza del popolo. E’ un fenomeno della cattiva coscienza politica di massa. E’ il gancio di Piazzale Loreto al servizio della piazza di Piazza Venezia. Gli italiani hanno purtroppo un’inclinazione culturale e non solo psicologica all’ordalia. Grillo non è un confessore, ma un esorcista chiamato a liberare l’Italia dal “maligno” della politica, come se questa Italia da questa politica non fosse stata rappresentata e soddisfatta, ma posseduta.

Di non essere democratico a Grillo non importa, anzi gli importa di non esserlo e di non apparirlo neppure, essendo la “vecchia” democrazia compromessa con la politica. L’alternativa alla politica è anche un’alternativa alla democrazia. E il presupposto pratico e ideologico di questa “rivoluzione” è che la neutralità della rete digitale sia un surrogato efficiente e pulito dell’agorà e che la democrazia impersonale e diretta possa soppiantare quella personale e indiretta su cui da qualche millennio si scervella il “vecchio” pensiero democratico.

La democrazia come libertà politica individuale e non solo come “numero” del consenso collettivo? La democrazia come costituzione morale della vita pubblica e non solo come esercizio di sovranità? Tutte cose “vecchie”. La vera democrazia è il click, il pollice-alto/pollice-verso dell’imperatore digitale e impersonale, del “popolo della rete”.

Dal punto di vista formale, il M5S segna il passaggio dalla leadership alla guruship, dal ghe-pensi-mi alla identificazione nel sé liberato e guarito dalla malattia politica. Ma anche questa innovazione alla pari di quella ideologica è tanto totalitaria quanto inconsistente e alla fine inessenziale per spiegare Grillo, che sta tutto nel fenomeno e non nel noumeno, nella slatentizzazione della frustrazione politica e nella sua organizzazione di massa, non nella “proposta” che non c’è, perché non deve esserci.