Dalla leadership alla guruship. Perché a Grillo non serve né rende essere democratico

Che il M5S non sia un partito democratico non è uno scandalo come fatto, e non lo diventerà neppure come notizia. La macchina del consenso grillina non è democratica perché non deve esserne democratico il “prodotto”.

Grillo non serve a rinnovare la democrazia e ad innovare le forme della partecipazione politica. Serve a vendicare la (pretesa) innocenza del popolo. E’ un fenomeno della cattiva coscienza politica di massa. E’ il gancio di Piazzale Loreto al servizio della piazza di Piazza Venezia. Gli italiani hanno purtroppo un’inclinazione culturale e non solo psicologica all’ordalia. Grillo non è un confessore, ma un esorcista chiamato a liberare l’Italia dal “maligno” della politica, come se questa Italia da questa politica non fosse stata rappresentata e soddisfatta, ma posseduta.

Di non essere democratico a Grillo non importa, anzi gli importa di non esserlo e di non apparirlo neppure, essendo la “vecchia” democrazia compromessa con la politica. L’alternativa alla politica è anche un’alternativa alla democrazia. E il presupposto pratico e ideologico di questa “rivoluzione” è che la neutralità della rete digitale sia un surrogato efficiente e pulito dell’agorà e che la democrazia impersonale e diretta possa soppiantare quella personale e indiretta su cui da qualche millennio si scervella il “vecchio” pensiero democratico.

La democrazia come libertà politica individuale e non solo come “numero” del consenso collettivo? La democrazia come costituzione morale della vita pubblica e non solo come esercizio di sovranità? Tutte cose “vecchie”. La vera democrazia è il click, il pollice-alto/pollice-verso dell’imperatore digitale e impersonale, del “popolo della rete”.

Dal punto di vista formale, il M5S segna il passaggio dalla leadership alla guruship, dal ghe-pensi-mi alla identificazione nel sé liberato e guarito dalla malattia politica. Ma anche questa innovazione alla pari di quella ideologica è tanto totalitaria quanto inconsistente e alla fine inessenziale per spiegare Grillo, che sta tutto nel fenomeno e non nel noumeno, nella slatentizzazione della frustrazione politica e nella sua organizzazione di massa, non nella “proposta” che non c’è, perché non deve esserci.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Dalla leadership alla guruship. Perché a Grillo non serve né rende essere democratico”

  1. @poteriforti scrive:

    “La dittatura del click” o “la cliccatura” sarebbe già qualcosa, Grillo la consente però solo quando gli fa comodo: per esempio quando a Milano “la rete” sosteneva Pisapia, ecco che Grillo strilla perchè no, non se ne parla, bisogna votare il suo bamboccio.
    Che poi, se l’atmosfera è sempre quella del perenne gomblotto, e del nemico alle porte, è ovvio che le porte si tengano sempre chiuse..
    Saluti

  2. mauro scrive:

    La perfezione non esiste e di questo credo ognuno sia pienamente consapevole. Per questo non starò qui a difendere Grillo o (meglio) i cosiddetti grillini, nè ad accusarli. Dico solo una cosa: piuttosto che lo schifo che ho visto per 50 anni, il fatto che potrebbe esserci qualcuno che (anche solo per un anno) rubasse solo la metà di quanto hanno rubato finora, significherebbe veder aumentare in un anno il PIL del 10%. Alla fine non sarà cambiato nulla, ma resterà la soddisfazione di aver visto andare a lavorare gente che finora ha solo rubato ed è stata applaudita per questo

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  1. […] della classe dirigente, sfiducia che è la forza principale di personaggi come Grillo, che, come ha scritto giustamente Carmelo Palma, non è tanto un antipolitico quanto un antidemocratico tout […]