Il cattolicesimo sondino-centrico, intorno al feretro di Martini

di CARMELO PALMA – Quanti hanno festeggiato il modo in cui Martini è morto, rifiutando l’idratazione e l’alimentazione forzata, non sembrano poi così diversi da quanti festeggiavano il decreto che avrebbe impedito di “ammazzare” Eluana.

Il cattolicesimo sondino-centrico, bioeticizzato, deontologizzato e dunque ridotto a “disciplina” della pratica medica e scientifica è di fatto rimasto l’unico cattolicesimo politico, per consenso o per dissenso, per obbedienza o disobbedienza alla dottrina ufficiale. La misura cattolica della questione antropologica sembra misurare solo i campi estremi e liminali dell’inizio e del fine vita (e in subordine quelle privatissimi e “psicologici” della morale sessuale e familiare) ma disertare quelli dell’etica pubblica, dove la vicenda della libertà umana fa spazio alla testimonianza politica dell’esperienza cristiana e della sua differenza.

Un cattolicesimo perfetto e ortopratico, da capezzale e da laboratorio, uguale e ugualmente ateo nei suoi opposti papisti e antipapisti, obbedienti e disobbedienti soppianta così il cattolicesimo imperfetto e disordinato dei “credenti”.  Per Dario Fo il rifiuto delle cure da parte di Martini è stata “una scelta stupenda, che dimostra che tipo di persona fosse”. Se avesse invece accettato e magari richiesto il sondino naso-gastrico (una scelta orrenda?) cosa sarebbe diventato, un reietto morale, un collaborazionista dello Stato etico, un rinnegato della “laicità” ?

I “martiniani” come Dario Fo non hanno capito – e non capiranno mai – che “il rifiuto (informato) delle cure, in quanto ritenute sproporzionate dal paziente” che Martini scelse di difendere come principio (e diritto) giuridico a proposito del caso-Welby non stabilisce affatto un principio o un dovere (morale) di condotta. La libertà di cura non è accoccolata sulla “verità naturale”, ma è rischiosa e dunque responsabile. Se Martini avesse scelto diversamente – di accettare i trattamenti che presumibilmente gli sono stati proposti – la sua difesa del diritto di Welby (e della dignità della sua scelta) non ne sarebbe uscita contraddetta, ma ulteriormente rafforzata.

Allo stesso modo, da come nel mondo cattolico ufficiale si è tentato di rintuzzare e normalizzare la scelta di Martini – che è “morto di fame e di sete” e rifiutando un trattamento tutt’altro che inappropriato e inefficace, ma come il legislatore devoto vorrebbe che nessuno potesse e pretendesse, lasciando consegna della propria volontà – c’è tutto il senso dell’imbarazzo a misurarsi su di un terreno infido, ma politicamente ben più centrale per la Chiesa di quelli – dell’organizzazione ecclesiastica e delle forme della “militanza” e della presenza cattolica – su cui Martini aveva apertamente sfidato, non solo da intellettuale, ma da pastore, la Chiesa trionfante del pontificato giovanpaolino e quella collaterale e “politicante” della Cei riuniana.

Nel cattolicesimo politico italiano, insomma, tutto sembra partire dal sondino e tornare al sondino. Cioè, nella sostanza, alla disputa casuistica, alla certificazione di processo della buona e della cattiva morte, alla bollinatura delle pratiche cliniche, al mansionario. Tutto il resto – i grandi temi dell’etica pubblica, della sussidiarietà, della libertà religiosa ed educativa, dell’impegno sociale della comunità ecclesiale… – è secondario, laterale, negoziabile. E’ insomma troppo “relativo, ma è purtroppo essenziale e un cattolicesimo politico – a destra e sinistra – derubricato a branca dell’etica medica è culturalmente troppo “piccolo” per contare e perfino per essere politicamente qualcosa.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

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