Eolico offshore. La chance del Parco nel Gargano

– Ha fatto notizia, nel travaglio di una crisi destinata a ridistribuire le chance di sviluppo  dei territori, il rapporto elaborato alcune settimane fa da Svimez-SrM su Energie rinnovabili e territorio. Pur mettendo in guardia sui rischi che corre una green economy tutta basata sullo sfruttamento intensivo di materie prime quali sole e vento, il rapporto, anche attraverso una corposa serie di dati, dimostra il possibile riposizionamento della piattaforma produttiva del Mezzogiorno dentro il paradigma green.

Nonostante alcune défaillance, oggi siamo il secondo Paese al mondo per fotovoltaico installato, con oltre 18 mila occupati nel 2010; siamo il sesto paese nella produzione di energia eolica, con 25 mila occupanti complessivi nel solo Sud. In quest’area si produce il 65,9% dell’energia da fonti rinnovabili italiana, al netto di idroelettrico e geotermico, con quote che vanno dal 59,3% nel fotovoltaico al 98,1% nell’eolico.

Ma ci sono delle sfide da affrontare. A partire dalla ricerca. Siamo grandi installatori di impianti ma dipendiamo fortemente dai grandi produttori americani, cinesi e giapponesi di celle fotovoltaiche ed impianti. Così come dipendiamo dai produttori danesi e tedeschi  per l’eolico. Occorre fare ancora molto non distogliendo l’attenzione  dalla civilizzazione ambientale e sostenibilità sociale. Per il nostro Paese, nonostante tutto, il Paesaggio è un brand inimitabile.

In questo contesto a pieno titolo s’inserisce  il maxi investimento di 800 milioni del colosso tedesco Wpd per un impianto in Puglia che promette, soprattutto, lo studio di soluzioni per far partecipare la cittadinanza locale agli utili. La Wpd prova ad avviare un comparto, quello dell’eolico offshore, che in Italia non ha impianti  e che, relativamente ai progetti in via di sviluppo, vive una fase di stallo. La timeline della società tedesca, con un parco offshore costruito in Germania e circa 9 già autorizzati in Europa, dopo aver avviato le procedure  per ottenere la concessione d’uso demaniale marittimo e depositato la procedura di Autorizzazione Unica al Ministero dei trasporti, ha iniziato l’iter per la procedura di Valutazione Impatto Ambientale al Ministero dell’Ambiente per la realizzazione di un Parco nel Gargano. Si prevede il termine delle tante procedure entro maggio 2013 e l’entrata in funzione a luglio 2016.  Anche se le prime determinazioni non sembrano ispirare fiducia. Come nel caso di quella del Consiglio regionale che ha votato all’unanimità un ordine con cui si schiera contro l’istallazione delle pale eoliche al largo delle coste pugliesi.

Il progetto presenta l’installazione di 95 turbine per una potenza totale di 342 MW capaci di produrre oltre 780 milioni di chilowattora all’anno. In grado di soddisfare il fabbisogno di circa 240 mila famiglie. Gli studi sull’impatto ambientale, costati 350 mila euro, hanno contemplato anche trivellazioni sui fondali per studiare la stratificazione del terreno. Ma accanto a queste corpose  indagini ne sono state effettuate delle altre. Relative al monitoraggio dei flussi migratori  degli uccelli. D’altra parte un altro progetto per un impianto offshore della Trevi Energy di Cesena nella stessa zona, ha ricevuto parere negativo da parte della Regione Puglia proprio perché, tra l’altro, impattava negativamente sulle rotte migratorie degli uccelli.

La Wpd ha disegnato l’impianto in modo che il punto più vicino alla costa risulti a 10,5 chilometri (da Mattinata), occupando un’area di circa 77 kmq. Per circa 25 anni la gestione parco creerà circa 80 posti di lavoro, di cui 60 per la manutenzione, il trasporto, gli interventi di urgenza, altri 20 per la supervisione, la logistica, il controllo. La società ha calcolato in 5 milioni di euro annui le entrate per lo Stato, dovute per l’occupazione di suolo demaniale. Interessanti i tentativi di ricadute più dirette per il territorio (Mattinata, Monte Sant’Angelo, Manfredonia e Zapponeta, in provincia di Foggia e Margherita di Savoia, in quella di Barletta-Andria-Trani). Forse forme di azionato diffuso. Oppure la creazione di una fondazione a cui saranno destinate delle somme di denaro per la promozione di iniziative legate alla green economy. Certamente si vorrebbe creare un polo turistico legato al parco e attività di miticultura. Ma, come sempre, le difficoltà non mancano. Legate in primis alle normative.

Le potenzialità dell’offshore sono reali. Anche se le condizioni “ambientali” per l’istallazione, a fronte degli oltre 7 mila chilometri di coste, non sono molto favorevoli. I mari italiani raggiungono profondità significative già a pochi chilometri dalla costa. A 5-6 chilometri dalla riva la profondità arriva a 100 metri rendendo assai complicata l’istallazione. Inoltre il vento italiano, generalmente, soffia in maniera più debole rispetto all’Europa del nord, facendo risultare meno produttivo un impianto. Anche per questi motivi, l’operazione del Gargano, andrebbe sostenuta. Naturalmente verificati, anche tecnicamente, impatto ambientale e progettazione “architettonica”.

Le nuove prospettive offerte dall’esplicitarsi della crisi devono essere trasformate in sistemi di opportunità. Anche in tema di energie rinnovabili. Cercando di ricostruire una geografia nella quale il Mediterraneo ritorni ad essere il fulcro vitale.

 


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

5 Responses to “Eolico offshore. La chance del Parco nel Gargano”

  1. Andrea B. scrive:

    Basta che l’idea stia economicamente in piedi da sola ( da surfista vorrei tanto che sui mari italiani soffiase più vento e stabilmente come sull’ oceano, ne gioveebbero le mie uscite in mare ma le condiioni meteo marine predominanti sono quelle che sono e non le cambiano le buone intenzioni ) e soprattutto che il progetto non si regga perchè fa pagare incentivi a tutti quanti in bolletta… “abbiamo già dato” a troppi e per troppo tempo ormai e la misura è colma.

  2. Marco Galliano scrive:

    Semplicemente scandaloso (o patetico) che su un sito “liberista” abbia spazio la propaganda pro eolico industriale. Ovvero di un settore che notoriamente non potrebbe vivere senza i lautissimi incentivi statali.
    Che poi questa mostruosità paesaggistica debba sorgere proprio nelle acque prospicienti il Gargano aumenta il ridicolo e il “tragico” del crimine paesaggistico che la lobby eolica cerca di far passare.
    Roba degna di Greenpeace e di SEL messi insieme.
    PS. Solo un poveretto potrebbe credere alle potenzialità turistiche della suddetta centrale eolica. Che fandonie simili siano messe in giro é veramente patetico…

  3. Andrea M. scrive:

    Caro Marco, prova ad uscire in mare con un GPS per essere certo di raggiungere una distanza dalla costa pari a 10,5 km e poi dimmi che cosa riesci a distinguere sulla spiaggia da cui sei partito…ti accorgerai che un impianto eolico a quella distanza è praticamente invisibile; possibile che nel nostro paese dove si sventrano montagne per fare autostrade, si riempiono le facciate dei palazzi storici di condizionatori ed i tetti di parabole televisive (perché ognuno vuole la sua personale!) ci si preoccupi del paesaggio solo quando si tratta di energie rinnovabili? Sono forse più belle le centrali a carbone dell’ENEL?

  4. Marco Galliano scrive:

    Caro Andrea M. Io sono alto 174 cemtimetri. La pale aeolica è alta 174 metri, hai provato a chiedere alla pala eolica che cosa riesce a vedere da quella distanza? E viceversa, cosa riescono a distinguere della pala eolica quelli sulla spiaggia?
    E quelli che stanno sopra la spiaggia, sulle alture del Gargano cosa vedrebero?
    Guarda, il Gargano è l’ultimo posto in cui mettere questi mostri industriali.
    Tralascio le altre tue acute domande ;-) e ribadisco che leggere l’elogio delle pale eoliche su un giornale liberista è ridicolo.
    Le pale eoliche sono la massima espressione di un’economia statalista pompata dal denaro pubblico.
    Ciao

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