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Tutte le tasse italiane, un bestiario

– È possibile che alla fine il decreto messo a punto dal ministro Balduzzi venga ritirato e/o modificato e le nuove tasse sul junk food cancellate. Quella sulle bollicine tuttavia è una tassa perfettamente in linea con il “bestiario” cui siamo abituati ad assistere da molti decenni. Tasse su tutto ciò che è teoricamente tassabile e che spesso, nelle conseguenze, incidono su stili di vita e libertà individuali.

A partecipare a questa pingue produzione impositiva non è solo il governo centrale, anzi molto spesso sono gli enti periferici a mostrare una fervida fantasia degna di romanzieri dell’orrore, quando non anche di autori di b-movie comici.

Nel 2011 la confesercenti produsse un paper tentando di raccogliere alcune delle più esilaranti invenzioni dei nostri amministratori.

Dall’elencazione degli oltre cento tributi presi in esame emerge un fisco onnivoro, insidioso, invadente che allunga la sua mano (ovviamente nel gesto della questua) su quasi tutte le attività dei cittadini. Spesso la gabella non tiene conto del dettato costituzionale previsto all’art. 53 e nemmeno dell’effettiva capacità reddituale del contribuente. Nel dibattito politico di questi mesi è tornata d’attualità la possibilità di introdurre nel nostro ordinamento fiscale la patrimoniale. Si dimentica che oltre all’IMU le tasse sul patrimonio, o su qualcosa di assimilabile, già ci sono.

Alcuni esempi emblematici.

La tassa sui gradini, quella sui ballatoi e quella sull’ombra.

Il principio è che le estensioni degli immobili – anche virtuali nel caso dell’ombra – siano occupazione del suolo pubblico.

Ecopass e tassa sui passi carrai.

Chi siete, dove andate, un fiorino“. Come nella celebre scena del film “Non ci resta che piangere” i cittadini milanesi pagano una tassa per rientrare a casa e tutti gli altri un’altra per utilizzare il proprio garage.

La tassa sull’energia.

Si fa giustamente un gran parlare sul prezzo dei carburanti per autotrazione che ha sfondato il muro di 2 euro/litro e delle relative accise, ma si dimentica che la bolletta del gas per uso domestico è gravata dal 43% di imposte.

Paghiamo anche una tassa sull’energia che si sarebbe dovuta produrre nelle centrali nucleari. Ben due referendum hanno bocciato il nucleare italiano, eppure con la bolletta elettrica paghiamo 1 euro ogni 5000 kwh da destinare a quei comuni che le avrebbero dovute ospitare.

La tassa sui matrimoni.

Coronare il proprio sogno ha un costo dunque, ca va sans dire, bisogna pagare oltre 200 euro per sposarsi in Campidoglio e tariffe diverse per gli altri meno prestigiosi comuni.

La tassa sulle….tasse.

Uno dei principi di ogni ordinamento civile, si presume anche il nostro, prevede che non possano essere applicate imposte sulle tasse.

Il problema si è riscontrato in particolare con T.A.R.S.U. (tassa sui rifiuti solidi e urbani) e T.I.A. (tariffa igiene ambientale).

Sentenze comunitarie prima e della Corte Costituzionale poi avevano bocciato l’applicazione dell’iva su queste due tasse. Ma, devono essersi detti al ministero delle finanze, se l’imposta sul valore aggiunto non si può applicare ad una tassa, chiamiamo questa tassa “tariffa” e il gioco è fatto (legge 122/2010).

Tasse per viaggiare in aereo.

Non ce ne rendiamo conto ma nel costo del viaggio aereo paghiamo tasse sull’imbarco, sul controllo bagagli, sulla sicurezza, tassa comunale, sui servizi al passeggero e (sigh) sul carburante.

L’elenco ovviamente potrebbe continuare. Nonostante ogni attività del cittadino, anche economicamente irrilevante, lo trasformi automaticamente in contribuente, nonostante una pressione fiscale superiore al 45%, la macchina statale non riesce a mettere in ordine i propri conti.

Le amministrazioni centrali e locali dovrebbero a questo punto sfruttare la loro evidente inventiva per ridurre i costi.

Sulla voce ‘entrate’ hanno già espresso il loro meglio…o peggio.


Autore: Costantino De Blasi

Nato a Brindisi nel 1968, vive fra Salerno e Milano. Risk manager per una società di brokeraggio e consulente finanziario. Seguace di Friedman e della scuola liberista di Chicago, è iscritto a FARE per Fermare il Declino, e candidato al Senato.

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