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Vince Apple su Samsung, c’era una volta il Far Tech

– Fino all’ultimo colpo. Nella patent battle, come l’ha chiama il Financial Times, tra Apple e Samsung  non si risparmiano munizioni. L’azienda americana punta la pistola contro il gigante sudcoreano, lo accusa di aver violato una serie di suoi brevetti e riesce a convincere i nove membri della giuria californiana, incassando una vittoria schiacciante e 1 miliardo di dollari. Touché!

A nulla era valsa la controcitazione in tribunale da parte dei sudcoreani, con la richiesta di un risarcimento di 421,8 milioni di dollari per la violazione di cinque brevetti.  Samsung sa di aver perso la battaglia (e quasi il 7% alla Borsa di Seul) , ma non la guerra. La sentenza è già stata impugnata e si valutano nuove strategie, mentre altri colpi risuonano in Gran Bretagna, Australia e Corea del Sud.

Nella partita era indirettamente coinvolta anche Google, la quale ha ricordato che il verdetto verrà riesaminato in appello e che, in ogni caso, la maggior parte dei brevetti violati non sono collegati al nucleo centrale di Android (installato su oltre il 68% degli smartphone nel secondo trimestre 2012.

C’è il rischio che la decisione possa creare un campo minato per i progettisti di prodotto, che possa in qualche modo inibirli, con la preoccupazione che le funzioni attivate tocchino il patent garden di qualcun altro e far scattare l’allarme.

Le preoccupazioni trovano una ragione se rapportate ai costi di apprendimento e ai lunghi tempi necessari per la creazione di esternalità di rete e, infine, economie di scala. Il mercato non è abitato da diavoli, ma nemmeno da angioletti. Apple preme per il ritiro dal mercato dei dispositivi che, secondo la sentenza, violerebbero i brevetti di Cupertino. Questo significa due cose: un vantaggio competitivo sul proprio diretto concorrente (l’intera filiera dei prodotti Samsung dovrà, almeno parzialmente, essere ripensata) e l’intenzione poco velata di rallentare l’ascesa fulminea dei software mobili di Google.

We make these products to delight our customers, not for our competitors to flagrantly copy”  ha dichiarato Katie Cotton, portavoce di Apple.

La sentenza dei nove avrà anche spaventato il sensibile animo degli investitori , ma non porterà di sicuro ad un’immediata ridefinizione degli equilibri nel mercato degli smarthphone, di cui sia Apple che Samsung restano i più grandi produttori al mondo. Darà, piuttosto, un’ulteriore stoccata alla competizione, incentivando l’entrata in campo di nuovi competitors, come la Nokia, e costringendo i vecchi a concentrarsi più sulla progettazione che sulla qualità di imitazioni.

Quella che Samsung chiama “perdita per il consumatore americano”,  è  in realtà una vittoria per le imprese che continuano ad investire nell’innovazione e nel design.

Make or break.


Autore: Antonella Romano

24 anni, salernitana. Laurea triennale in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali e laurea specialistica in Law and Economics alla Luiss Guido Carli di Roma. Da un anno collabora con l’Istituto Italiano per la Privacy, contribuendo alla stesura della rivista "Diritto, Economia e Tecnologie della Privacy" 2010

4 Responses to “Vince Apple su Samsung, c’era una volta il Far Tech”

  1. lodovico scrive:

    Immaginiamo Apple una società italiana e la stessa causa in un tribunale italiano: cosa ne sarebbe uscito?

  2. Marco scrive:

    “una vittoria per le imprese che continuano ad investire nell’innovazione e nel design”? sull’innovazione posso essere d’accordo, ma non sul desing!
    tra i brevetti contestati c’è anche quello sul “frontale nero lucido”: di fatto con questa sentenza Apple è stata resa “padrona” di un colore, il che è assurdo
    Non solo: l’iPhone esiste anche bianco ed è facile immaginare che esista un brevetto analogo anche per quello: i colori “proprietà” di Apple sono diventati due
    Ancora: l’iPod Nano esiste anche in altri 4 colori (blu, giallo, verde e rosa) e non vedo per quale motivo quelli non possano essere tutelati
    Se tutto questo ha senso, allora consiglierei a Samsung, Motorola e Nokia di correre all’ufficio brevetti USA e verificare quali colori siano rimasti disponibili (e, da italiani, speriamo che il rosso se lo sia già accaparrato la Ferrari)

    che vantaggio hanno i consumatori se una sola ditta “possiede” il diritto di usare i colori? o una certa forma per gli apparecchi o le icone? i brevetti dovrebbero tutelare le innovazioni, ma dove sta l’innovazione nel fare un oggetto di un colore invece che di un altro?

  3. lodovico scrive:

    Appunto, per Marco, si deve distinguere brevetto per brevetto: in questo modo si potrà avere una “giusta” Giustizia che emette “giuste sentenze” interpretando le “giuste” leggi a tutela dei ” giusti” brevetti. E non si preoccupi se i “giusti” giudici a volte sbagliano, nel ricorso la “giusta” Giustizia potrà con una sentenza “DIVERSA MA GIUSTA”ribaltare la “PRIMA GIUSTA MA ERRATA” sentenza fornita da un “giusto”giudice imparziale che ha solo interpretato male la “giusta” legge.

  4. Luca Martinelli scrive:

    Pur riconoscendo che la legittimità di questa posizione, io sono invece convinto che il tempo e i soldi che vengono letteralmente buttati in queste cause sempre più intricate potrebbero, al contrario, essere impiegati in R&D.

    Sia ben chiaro: una cosa è la violazione volontaria dei brevetti, che va e deve essere punita; una cosa è utilizzare pacchi di brevetti per fare pratiche commerciali sleali, che rallentano tanto il mercato quanto lo sviluppo.

    Esempi di quanto dico sono raccolti nell’ottimo “Abolire la proprietà intellettuale” di Boldrin e Levine.

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