Pd, la versione di Renzi

di SIMONA BONFANTE – Di questo Pd il paese non sa che farsene; come, d’altronde, di questo Pdl e della variegata costellazione di partiti minori (irrilevanti?) a cui i voti esiziali ancora rastrellati qua e là conferiscono (ancora) una specie di diritto all’eternazione mediatica, pur nella plateale inessenzialità dei temi e nella oltremodo invereconda pochezza delle argomentazioni. Quello di cui il Paese non ha bisogno è il loop dello stato di permanente inconcludenza cui quei partiti e quelle classi dirigenti ancorano da (almeno) due decenni le dimensioni politica, istituzionale e civile italiane.
Le domande che Lucio Scudiero poneva ieri al segretario Bersani rimarranno inevase; e ci scommetto la reputazione che anche le considerazioni che Luigi La Spina esprimeva, sempre ieri, su La Stampa rispetto all’autoritarismo de facto esercitato dal Pd, non riceveranno dal Partito democratico altro che la solita auto-consolatoria rassegna di presunte contro-prove.

Il Pd è purtroppo riuscito a diventare esattamente quello che gli avversari berlusconiani hanno sempre privatamente sperato e pubblicamente scongiurato: il solito, vecchio, arrogante, sostanzialmente staliniano, ideologico, elitario, settario, ipocrita, moralista, libertà-fobico partito antropologicamente classista che un qualunque cittadino italiano, libero da pre-giudizi e obnubilamenti utopici, non può in coscienza che rifiutare.

Così il Pdl, con l’eterno ritorno dell’highlander, e la sublimazione della sua mai-nata classe dirigente (un tempo – recente – solidamente occupante). La realtà (tragica, farsesca?) del partito berlusconiano è peggio del peggior ritratto mai fattone dai più intolleranti detrattori. Così Pd e Pdl continueranno a legittimarsi solo in funzione reciproca: l’uno c’è (non può non esserci) perché c’è l’altro. Ne usciremo mai? Ne usciremo vivi?

Alle prossime elezioni avremo ancora quei partiti invotabili e quelle classi dirigenti indigeribili. Gli stessi  (partiti e dirigenti) che nel ventennio che ha preceduto la crisi non hanno ritenuto di dover attrezzare il paese ad affrontare il mondo che intanto si rivoluzionava, e che ora, di fronte alle prospettive imposte (dal mondo reale, non dall’Europa) di cambiamento strutturale, ritengono di dovervisi opporre, magari rinviandole, e comunque continuando a rifiutare la responsabilità di farle loro, quelle riforme; farle nel tempo presente.

La mia opinione non è condivisa dagli amici di Libertiamo (ciononostante, come vedete, ho facoltà di esprimerla). E la mia opinione è che quella continuità, indipendentemente dalla forma coalizionale e di governo che potrà assumere, sarà comunque una dichiarazione di morte. Credo  che, per spezzare questa pseudo-democratica partogenesi di parassitismo, per far saltare il banco dell’auto-salvifico giochetto a tre (pdl-Lega, Centro, Pd-Sel), per quindi scongiurare il decadimento estremo al quale siamo consegnati; credo cioè che, per fermare il declino, non vi sia che una chance: Matteo Renzi.

Renzi lascia sgomenti per la talora esagerata superficialità con cui affronta questioni complesse, come l’economia o il diritto, e insospettisce per la ossessiva dipendenza da ‘controllo mediatico’ da cui pare lasciarsi volenterosamente travolgere. Ma superficialità e media-addiction sono mali comuni ai nostri tempi. Non comuni sono invece le doti – primariamente politiche – che in Renzi mi pare si possano nitidamente riconoscere: istinto e coraggio. Fiuta le questioni, segue la pista, si avvicina – per il solo fatto di cercarla – alla soluzione. E nel fare questo, sceglie. Sceglie anche (spesso, soprattutto) di separarsi dal gregge, quando il gregge va per una strada che lui non sente essere ‘la’ strada. Cioè, non teme l’isolamento e non teme la sfida. L’abbiamo già visto competere col mainstream, e vincere. Basta questo a farne un ‘esempio’ per un paese abituato ad arrivare, solo se comodamente trasportato a destinazione.

Cosa succederebbe se Renzi vincesse le primarie? Succederebbe il Big Bang – eventualità che gli incumbent (Pdl, Pd) rifuggono come la peste. Succederebbe che avremmo un candidato premier intenzionato a pragmaticamente ‘rivoluzionare’ il paese con un’agenda molto più agenda di quella Monti, perché politicamente e democraticamente opzionata. Sarebbe, la sua, l’agenda dei produttori (veri); degli assistiti, no.  Sarebbe l’agenda di quelli che, come lui, preferiscono giocare (e perdere) piuttosto che vincere a tavolino, senza giocare. Sarebbe l’agenda anche di quelli che  condivido, ma non posso votare Pd.

Se Renzi vincesse le primarie succederebbe che gli elettori non-intruppati del centro-destra, coerentemente con il bisogno espresso dal voto del fu-centrodestra-liberale, voterebbero lui, Renzi, lasciando a Berlusconi le macerie del suo stesso autarchico clientelismo, e che il centro-sinistra si frantumerebbe, auto-consegnando una sostanziale parte di se stesso al confino estetico-dottrinario dell’eco-comunismo snobbisticamente decrescista.

Si scomporrebbero i poli, si ricomporrebbero le idee, gli orizzonti di senso; forse persino le prospettive – che, per la nostra generazione di disillusi non è affatto poco.

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Twitter @kuliscioff

 


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

8 Responses to “Pd, la versione di Renzi”

  1. TetraMax scrive:

    Io sono appunto uno di quegli elettori non intruppati del centro-destra che voterei Renzi a occhi chiusi.
    Condivido appieno l’analisi fatta sopra.

  2. Piccolapatria scrive:

    Anche la discesa in campo di Berlusconi era parsa a molti un’occasione di grandioso Big Bang e questo “gggiovane” Renzi che, a differenza dell’outsider B. è organico alla politica politicante dal tempo delle sue braghe corte ed ora è inquadrato quantunque criticamente nel PD ( partito democristiano?). Il novello imbonitore sembra far sua gran parte della strategia mediatica e operativa che in quel remoto tempo fu relativamente efficace sul momento del voto…poi, però, si mossero gli obici di quella indimenticata “gloriosa macchina da guerra” con l’aggiunta di non commendevoli interventi giornalistici e giudiziari e di quelle rappresentanze “politiche” che giocano indegnamente allo sfascio per il loro esclusivo interesse.
    Andare a votare chi? Ancora quelli che fanno e disfano per mantenere sè stessi e i loro clientes nel privilegio sconcio a carico dei sudditi pagatori? Disperatamente mi si conferma la convinzione che l’unica soluzione per sbaragliare l’indecenza al potere sarebbe un’astensione grandiosa…ma saremo al solito la “minoranza” pesante ma ininfluente allo scopo!
    Grazie per l’ospitalità e buona giornata se si può.

  3. Marco scrive:

    Se succedesse sarebbe una gran bella cosa!

  4. Carmelo Palma scrive:

    Su Libertiamo sono usciti in questi mesi articoli molto simpatizzanti e abbastanza antipatizzanti su Renzi. Io che non esprimo un’opinione rappresentativa – ma la mia – non diffido affatto dell’eclettismo ideologico, del “personaggismo” e del (direbbe Fassina) criptoberlusconismo del sindaco di Firenze. Anzi, nella sostanza ciò che di Renzi mi piace è proprio quello (ed è quindi molto). Ciò che non mi fa essere oggi del “partito di Renzi” è il fatto che il suo gioco rimane – lui lo dice e bisogna credergli – tutto interno al Pd. Il successo che Renzi riscuote nell’elettorato del PD – che grazie a lui si allarga a settori più liberali – è senza dubbio una dimostrazione di vitalità e di forza. Ma pure io che credo – e scrivo da tempo – che il Pd è l’unico partito italiano degno di questo nome, non mi rassegno a credere che sia l’unico partito in cui in Italia è possibile fare politica, a prescindere da tutto il resto. Non ci credo, non ci voglio credere e, anche volessi, non ci posso credere.

  5. francesco musella scrive:

    Renzi per convincere gli italiani della bontà delle sue idee avrebbe dovuto cominciare almeno un anno fa a far conoscere il suo progetto di sistema, anzitutto politico centrale, perchè gran parte dei mali del paese sono frutto di una classe dirigente affollata e partorita dalla partitocrazia, attraverso la cooptazione dei mediocri e l’assenza di un vero confronto democratico interno ai partiti, e regole di rinnovamento come le primarie e il limite dei due mandati. Io in qunato responsabile del gruppo “In piazza solo per cambiare l’Italia ho invitato Renzi ad accogliere le nostre cinque proposte di sistema, ma non ho ricevuto risposta. Ecco quali sono:1) Drastica riduzione del numero dei parlamentari attraverso il superamento del bicameralismo perfetto, con una sola camera, per la promozione delle leggi nazionali, e l’istituzione del senato delle regioni nella prospettiva delle riforma federalista dello stato, cui deve seguire la riforma presidenziale, quale elemento di unità ed identità nazionale.

    2) Riforma della legge elettorale che attraverso i collegi uninominali ridia ai cittadini il diritto di scegliersi i propri candidati.

    3) Rifacimento delle mappa dei seggi che preveda un deputato ogni duecentocinquantamila elettori, un senatore, ogni cinquecentomila elettori, per un totale di circa trecento parlamentari.

    E non sono pochi, visto che gli Stati Uniti d’America, su una popolazione di trecentomilioni di abitanti, di parlamentari ne hanno appunto trecento.

    4) Introduzione del “vincolo di mandato” senza il quale non c’è DEMOCRAZIA perchè l’eletto dal popolo un minuto dopo aver occupato lo scranno in parlamento può fregarsene dei suoi elettori e cambiare bandiera, come è accaduto, accade e accadrà, vista la tendenZa alla prostituzione diffusa dei nostri parlamentari di destra di centro e di sinistra.
    Sono le regole sane che fanno una sana DEMOCRAZIA.

    5) Introduzione del limite dei due mandati affinché l’esercizio prolungato del potere non produca incrostazioni clientelari, e degenri nel malaffare come accade ora.
    La novità rispetto ad altri gruppi è che noi ci rivolgiamo a tutti i cittadini di destra, di centro e di sinistra.

  6. Giorgio Frabetti scrive:

    Renzi, no. Abbiamo bisogno di personaggi dentro quella che Popper chiamerebbe la “logica della situazione”, certamente consapevoli delle necessità del proprio tempo e delle indifferibili riforme.Renzi non corrisponde a questi requisisi (Monti sì, anche se dovrebbe assumere più grinta, secondo me). Io vi ricordo la figura penosa del Sindaco di Firenze alla puntata di “Ballarò” del 26 giugno scorso alla vigilia del vertice UE sull’Euro: un’incapacità a biascicare parola sui temi finanziari mascherata da una guasconeria ai limiti dell’arroganza. D’accordo, ultimamente ha cercato di proporsi come l’anima “presentabile”, non massimalista del PD alle categorie economiche, può darsi che si faccia, ma il fatto è che Renzi appare ancora legato ad una logica consensuale e propagandistica della politica (ricordiamo che viene dal mondo del marketing!), mentre oggi abbiamo bisogno di spinta progettuale. Secondo me, per gruppi controcorrente come “libertiamo” non serve affidarsi ad un “papa straniero”: già i liberali ci provarono con Berlusconi e fecero la fine che fecero. Non facciamo oggi lo stesso errore con Renzi e iniziamo a camminare con le Ns. gambe.

  7. AlexSocialist scrive:

    Perchè dobbiamo per forza inseguire un salvatore della patria e non aspirare semplicemente ad avere dei partiti che funzionino come gli altri normali partiti europei quali una Spd o CDU oppure PS francese?

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  1. […] che ste vacanze sono finite, e sono finalmente rientrata al lavoro, ai giornali, a Twitter, alla politica – alle cose serie, cioé – posso finalmente smettere di sorprendermi. Oziare, […]