Categorized | Il mondo e noi

L’ingresso della Russia nel WTO: un’occasione per tutti, un rischio per Mosca

– Mercoledì 22 agosto del 2012 si è verificato uno di quegli eventi che, aldilà dei propri effetti immediati, non possono che essere considerati storici. La Russia, infatti, assieme al piccolo Stato del Vanuatu, è diventata un membro effettivo dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO). Quest’avvenimento mette definitivamente la parola fine al mondo come è stato inteso dal secondo dopoguerra in poi, con i due blocchi e i due modi di creare sviluppo che si sono considerati l’uno alternativo all’altro.

La transizione di Mosca verso una libera economia di mercato ha dunque raggiunto una tappa fondamentale e di svolta dopo 19 anni di intense trattative (che cominciarono quando ancora il WTO era ancora GATT e il presidente russo era Boris Elstin), costellate da alti e bassi, ripensamenti e veti incrociati. E, per quanto gli effetti nell’economia mondiale non saranno di rilievo immediato (non perlomeno quanto quelli seguitisi all’ingresso della Cina), nel medio periodo non solo si apre un mercato potenzialmente immenso, ma si prospettano dei forti impatti sul tessuto economico-sociale della Russia, che per certi versi è ancora legata alle dinamiche post-sovietiche.

Ciò che interessa principalmente all’Europa Occidentale e all’Italia è che la Russia, per poter diventare il 156° membro del WTO, ha dovuto accettare tutta una serie di limitazioni alle barriere doganali in vigore (a riguardo consigliamo come lettura del rapporto del Congresso Americano), aprendo ampio spazio in diversi mercati, tra i quali spiccano quello automobilistico (i cui dazi scenderanno negli anni dal 30% al 12%), dei prodotti alimentari, quello dei beni di consumo (che scenderà al 2%) e quello sull’abbigliamento (all’11%). Anche le compagnie finanziarie a capitale interamente estero potranno inserirsi in questo nuovo mercato costantemente in crescita, anche se rimarrà il divieto per le assicurazioni sulla vita. Questa radicale modifica del background economico russo porterà, secondo le proiezioni, un’iniezione di ulteriore crescita al PIL russo del 3,3% circa e a un boom delle importazioni di cui, verosimilmente, a beneficiarne saranno soprattutto gli esportatori europei più di quelli americani. Questo a causa della legge degli Stati Uniti e in particolare dell’emendamento Jackson–Vanik del 1974 che prevede restrizioni nelle relazioni economiche con alcuni Stati che violerebbero i diritti umani, tra i quali è tutt’ora presente la Russia.

A queste notizie – senza dubbio positive – si affiancano comunque dei rischi per Mosca, in particolare per la salvaguardia dei propri comparti industriali. Si dovrà, infatti, lavorare necessariamente per la modernizzazione del prodotto e dei costi di produzione, se si vorrà competere con le industrie del mondo. D’altronde, sino ad oggi, il protezionismo adottato da Mosca per contrastare il massiccio ingresso di prodotti di concorrenza dall’estero ha fatto sì che negli anni il gap tra la qualità dei prodotti occidentali con quelli russi si allargasse significativamente. A soffrire sarebbe soprattutto il mercato automobilistico, sicuramente il più fragile se confrontato con quello occidentale, tant’è che inizialmente l’amministrazione Putin-Medvedev in sede di trattativa tentò la carta della riduzione dei dazi sulle importazioni per le sole industrie automobilistiche che avessero effettuato una parte del processo produttivo in Russia (misura invisa soprattutto a Bruxelles). Un’eventuale crisi dei comparti industriali provocherebbe degli effetti sociali non indifferenti soprattutto nelle cosiddette “monogorod” (monocittà), agglomerati urbani la cui economia è basata solo ed esclusivamente sulla presenza di un’industria e che potrebbero definitivamente morire.  Un caso su tutti è la città di Tolyatti, da noi più giustamente chiamata Togliatti, in cui ha sede la AvtoVAZ (o Lada), la più grande industria automobilistica russa, che rischia di essere schiacciata dalla concorrenza internazionale (basta fare un salto sul sito ufficiale della compagnia per capire il perché).

In sostanza, l’ingresso della Russia nel WTO è sicuramente una grandissima occasione per tutti. Nel breve periodo significherà l’apertura di un nuovo mercato per le esportazioni europee di cui beneficeremo sicuramente, mentre più avanti sarà da verificare in che modo ciò inciderà nelle dinamiche economiche russe, in termini di concorrenza e mercato del lavoro e, conseguentemente, nelle dinamiche politiche.


Autore: Antonio Mastino

Classe 1983, viene dalla ridente isola di Sardegna. Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, ha formato la propria esperienza nell'analisi internazionale al Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali, curando in particolar modo gli scenari geopolitici dell'Africa Sub-Sahariana e dell'Estremo Oriente.

Comments are closed.