Categorized | Capitale umano

Della legge 40 non rimane che qualche brandello di ideologia

– Ci sono muri solidi, massicci, insuperabili, opprimenti; poi ci sono idee, convinzioni, principi più forti dei mattoni e capaci di superare le barriere più ostili.

Non è la banale frase fatta, che rincuora gli spiriti di fronte alla triste realtà degli eventi; è la descrizione (forse un po’ romantica) di quanto sta succedendo in Italia e in Europa riguardo la sempre più discussa legge n.40/2004.

Infatti, la legge italiana, che disciplina la procreazione medicalmente assistita, da tempo è oggetto di una continua revisione e un costante adeguamento ai principi del diritto europeo, che attraverso i giudici nazionali e comunitari sta restituendo coerenza ed equità alla normativa del Bel Paese.

L’ultima novità è la sentenza del 28 agosto 2012 della Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo, che ha accolto il ricorso di una coppia italiana: i coniugi entrambi fertili ma portatori sani di fibrosi cistica chiedevano la possibilità di accedere alla diagnosi pre-impianto, per selezionare gli embrioni sani ed evitare il rischio di un eventuale aborto terapeutico.

La corte, quindi, ai sensi degli articoli 8  e 14  della “Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali” ha ritenuto discriminatoria la legge 40 nella parte in cui vieta alle coppie fertili l’utilizzo di tecniche di PMA (art.4); ha inoltre acconsentito alla diagnosi embrionale pre-impianto (con il solo limite di selezioni eugenetiche) al fine di garantire il rispetto della vita privata e familiare evitando ingerenze di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto. E’ inoltre significativo il giudizio con cui la Corte taccia di incoerenza intrinseca la  normativa italiana in materia di procreazione e quella sull’aborto. Se ne trae la deduzione che negli anni ’70 i referendum popolari producevano un diritto molto più moderno e in linea con le istanze di modernità sociale di quello che il legislatore ha voluto forzare con la legge del 2004, più volte finita sub iudice quasi fosse un corpo estraneo innestato a mo’ di ingegneria giuridica nel nostro ordinamento.

Parità di accesso e screening pre-impianto, dunque, sono le nuove conquiste che l’ordinamento italiano recepisce dalla giurisprudenza europea, nell’attesa che anche l’art.13 comma 1 che vieta l’utilizzo degli embrioni a fini di ricerca scientifica possa essere rivisto e riscritto alla luce delle coscienze e degli interessi della società civile italiana ed europea.

Per adesso, vanno accolti con entusiasmo i recenti risvolti giurisprudenziali, un altro piccolo mattone (brick) indispensabile per costruire un pensiero bioetico ampio e condiviso a livello europeo; allo stesso tempo l’ennesima rottura (break) si apre sul muro ideologico e confessionale che, ormai timidamente, circonda la legge 40.

 


Autore: Francesco Scordo

Nato a Roma nel 1988, è un Ex-Allievo della Scuola Militare Nunziatella, oggi studente presso la facoltà di Giurisprudenza dell' Università Roma 3.

One Response to “Della legge 40 non rimane che qualche brandello di ideologia”

  1. Alberto Rota scrive:

    E’ triste ( ma allla fine molto gradito) il fatto che ci sia voluta addirittura una sentenza della Corte Europea per togliere un mattone dal muro ideologico, confessionale rappresentato dalla Legge 40; spero che questa Legge venga riformulata completamente, affinchè assuma un connotato finalmente laico, liberale

Trackbacks/Pingbacks