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Le vacanze dei politici: l’oppio della indignazione popolare

– «L’estate sta finendo – cantavano i Righeira – un anno se ne va». L’indignatissimo 2012, novantaduesimo anno dell’era fascista, epoca in cui il popolo italiano, grazie alle virtù investigative di Libero, ha scoperto l’ennesimo tradimento della classe dirigente, il vile peccato montiano. Il premier Monti, ahinoi, ha trascorso le ferie d’Agosto nella perfida Svizzera, contemporanea Albione, terra di cattivi banchieri e di lussuosi appartamenti. Quello occupato da Professore e famiglia, per esempio, è di due piani, si trova a Silvaplana e costa ben 10.000 euro. Vergogna! Silvio, a suo tempo, la stessa somma – anzi, molto di più – l’avrebbe spesa in Sardegna. Poco importa se tra braccia marocchine o orgogliosamente italiche. Insomma: dopo la dolorosa scoperta delle agiate prassi vacanziere natalizie di Presidenti e leader di partito, gli italiani sono ora costretti a sopportare gli agi agostani di Ministri e onorevoli, spesso poco sobri e alquanto invidiabili. La stampa moralizzatrice rinuncia alle ferie e va alla ricerca delle pratiche estive più spendaccione della classe dirigente, rendendosi così colpevole di una visione bigotta della politica, della ricchezza e del potere. Come a dire: la casta è sempre casta, pure in mutandoni da mare.

Eppure, in virtù d’una elegante e comune origine sabauda, La Stampa ci prova a raccontare con toni pacati le ferie di Elsa Fornero, sempre impegnatissima, stavolta a inerpicarsi sugli ombrosi pendii della Val d’Aosta. Dagospia, però, non ci sta, non abbocca al raccontino stile Libro Cuore e svela: la Ministra ha casa a Courmayeur. Ecco il motivo per cui sta là. È ricca, perbacco! E anche un po’ ninfetta, vorrebbe, invece, far intendere Oggi, continuando una tradizione politico-gossippara molto di moda. Eccola, allora, la prof in bikini con il marito, mano per mano a Porto Cervo, intenta a mostrare gusto mondano, come luogo vuole, e qualche etto di cellulite cosparsa sulle ministeriali cosce.

Sempre in famiglia, e sempre su Oggi, passa la vacanze anche Corrado Passera che, anzi, sceglie con sapienza comunicativa post-berlusconiana la testata per concedere una intervista a cuore aperto, con tanto di figlioletto e mogliettina accanto. Un quadretto quasi d’antan, se non fosse per gli abiti griffati e qualche sapiente folata di vento e di Photoshop utili a imbellettare la signora.

Se mezzo governo, insomma, fa (poco sobria) mostra di sé sui paginoni dei giornali estivi, stessa sorte tocca ai leader di partito. La geografia del potere muta, d’altronde, al mutare di stagione. Ma il potere, nell’immaginario indignato contemporaneo, sempre schifo fa, ovunque si trovi. Ecco, allora, la ribalta della Sardegna: nuraghe e pecore d’inverno, star e politici d’estate. Qua, racconta Il Fatto Quotidiano, torna un depressissimo Silvio, intento a correre la mattina presto, con la gagliardia che si suppone possa avere un quasi ottantenne, e, con altrettanto vigore dovuto all’età, a ordire strategie e geometrie politiche per un prossimo probabile ritorno. Sta rinunciando al tricolore, che ama anche in cucina: rosso, verde e bianco mozzarella. Le sue sì, sono vacanze di sacrificio. A differenza di quelle di Roberto Maroni, che torna a veleggiare da queste parti. Il colpevole, nella bigotta estate italica, quest’anno è lui: non ha pagato per quattro anni l’ormeggio della sua barca bialbero di diciassette metri alla Marina di Porto Corallo, società del Comune di Villaputzu da dove fanno sapere che Bobo, scopa in mano e pedanteria padana, avrebbe voluto pagare, con tutte le sue forze. È la società portuale che non ha voluto.

Mentre Gianfranco Fini si fa perdonare la polemica sul costo della scorta estiva con l’eroico ritrovamento di un’antica ancora nelle acque dell’Argentario e Pierferdinando Casinionora la sacra famiglia portandola in spiaggia sul Gargano, tornano invece a casa, come Lessi, Renato Schifani, Angelino Alfano, Antonio Di Pietro. Sobri come Nichi Vendola. Il Presidente, infatti, resta con la mamma a Porto Cesareo e pure Umberto Bossi rinuncia a Ponte di Legno: l’hanno visto piangere al suono di una cornamusa, al Berghem Fest, insieme a qualche altro coriaceo compagno di partito.

Il racconto del potere in vacanza, dopotutto, è così: un j’accuse indignato contro la ricchezza e il piacere e, al contempo, una lode bigotta a chi resta in casa, con prole, mammà e denari nascosti sotto la mattonella, come fanno gli italiani brava gente. A dare man forte al bigottismo censore, poi, ci si mette pure lui, l’insospettabile Roberto Formigoni, che, in altri tempi, ci aveva abituato a camicie sfolgoranti e altrettanto arditi tuffi dallo yacht. Quest’anno non se li può permettere e confessa al Meeting di Rimini, in un climax da patetica rivelazione, che il Papa prega per lui, Don Giussani lo protegge e che, davvero, quelle vacanze ai Caraibi non le farebbe più. Meglio restarsene in casa. Per evitare problemi con legge e, viene da pensare, con la stampa. Cattiva maestra di un indignato popolo italiano.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

One Response to “Le vacanze dei politici: l’oppio della indignazione popolare”

  1. RITA scrive:

    Ma chi se ne frega dove vanno in ferie ??
    Almeno spero se le paghino di tasca loro…………..
    Il problema non è dove vanno in ferie ma quanto prendono di stipendio, da un indagine letta ieri su internet il più scalcinato onorevole prende 5 volte quanto un operaio e poi su su fino a 8/10 volte la paga media dello stesso operaio, negli altri stati varia da 1,8 a 4 volte…………. Ecco mettiamo a posto queste medie e togliamo tutti i bonus, poi vadano dove vogliono………….

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