Quote rosa: evitiamo la balcanizzazione sociale, puntiamo alla neutralità della legge

– Nei giorni scorsi Giacomo Canale è intervenuto su questo giornale da posizioni prudentemente favorevoli allo strumento delle quote rosa, nella misura in cui esse contribuiscono al conseguimento di pari opportunità sostanziali tra i due sessi. Pur condividendo in generale l’auspicio per una presenza maggiore e più competitiva delle donne nel mondo del lavoro, personalmente resto in disaccordo sulla possibilità di annoverare le quote tra gli strumenti politici moralmente “ammissibili”. Indipendentemente dalle finalità che si intendono perseguire, chi scrive ritiene che la politica non abbia il diritto di usare qualsiasi mezzo, non abbia il diritto di fare tutto. Ci sono dei valori e dei princìpi  “pre-politici” e non negoziabili e per me il principio di neutralità della legge rispetto a caratteristiche quali la razza ed il sesso è tra questi.

Devo dire, peraltro, che il concetto di pari opportunità così come viene solitamente declinato in politica mi appare comunque viziato da visioni parziali e discrezionali che lo rendono fallato non solamente da un punto di vista liberale, ma persino da quello di un progressismo effettivamente coerente. Nei fatti sono molti i fattori che influiscono sulle effettive opportunità di ogni persona. Il sesso è sicuramente uno di questi, ma altri sono il luogo in cui nasce, il benessere ed il grado di istruzione della sua famiglia, l’aspetto fisico, i tratti del suo carattere e così via. In questo senso non si vede perché equalizzare le opportunità rispetto al sesso deve essere più importante che equalizzarle rispetto a qualsiasi altro fattore.  Se si propongono le quote per le donne nei CDA o nei posti dirigenziali, si potrebbero anche proporre le quote per i figli di operai o per le persone timide – o per qualsiasi altro “gruppo” che per qualsiasi ragione possa incontrare qualche ostacolo nel processo di socializzazione professionale.

Limitarsi ad agire su un fattore ed ignorare gli altri può risultare distorsivo persino rispetto alle stesse finalità di garantire alle persone un’effettiva parità di chances – al punto magari da favorire i privilegiati della classe “protetta” a scapito degli svantaggiati nella classe “non protetta”. Ad esempio cosa c’è di progressista in fondo in una sistema di quote rosa che fa sì che una figlia di papà possa scavalcare per una poltrona un uomo di umili origini che nella vita ha avuto tutto contro ma con le sue forze è riuscito ad emergere? Allo stesso modo, se davvero è fondamentale che la politica e l’amministrazione attingano a tutto il possibile “patrimonio, umano, culturale, sociale, di sensibilità e di professionalità” perché si ritiene di doversi concentrare primariamente sulla diversità di genere rispetto a tutte le possibili diversità? Ad esempio la nostra Camera dei Deputati conta 86 avvocati, 79 dirigenti, 73 imprenditori e 64 giornalisti – e di contro solo 4 operai, 2 artigiani ed un commerciante. Se ci poniamo nell’ottica che anima le quote possiamo dire che il nostro parlamento sia rappresentativo della demografia del paese? Non è che forse prima delle quote rosa servirebbero ad esempio le “quote artigiane” o le “quote commercianti al dettaglio” oppure – tirando fuori qualche altra statistica –  le “quote giovani”, le “quote anziani non autosufficienti”, le “quote famiglie con malati cronici”, ecc.?

In ogni caso, persino volendosi limitare alla sola dimensione dell’equilibrio tra i due sessi, le politiche per le pari opportunità perdono qualsiasi credibilità nel momento in cui si concentrano selettivamente sui soli campi in cui le donne appaiono socialmente svantaggiate. Del resto se è vero che gli uomini occupano la maggioranza dei “posti migliori” della nostra società, è altrettanto vero che occupano anche la maggioranza dei “posti peggiori”. In pratica quasi tutti i lavori peggiori – per ambiente di lavoro, sicurezza, usura, stress – sono svolti da uomini; gli uomini rappresentano la stragrande maggioranza dei morti sul lavoro, delle vittime di suicidi, dei senza tetto, dei carcerati, oltre a godere di una minore aspettativa di vita. Insomma, in tutti questi campi sono i maschi ad avere statistiche da “minoranza svantaggiata” – sono i maschi ad avere statistiche da “negri”.

Delle politiche “interventiste” per le pari opportunità che volessero essere davvero eque dovrebbero essere pronte ad indirizzare con azioni positive – stavolta a favore del sesso maschile – anche tutte le aree in cui sono gli uomini a vivere situazioni sociali di difficoltà. Ritenere un problema politico l’equilibrio di genere nei CDA e non, ad esempio, quello nelle morti bianche rappresenta un’ingiustizia e porta con sé un messaggio profondamente sbagliato, quello di una gerarchizzazione politica dei due sessi – per cui la vita ed il successo di una donna è politicamente più importante della vita e del successo di uomo.

In generale quello che sul piano morale mi sembra maggiormente inaccettabile è la suddivisione delle persone per legge in insiemi definiti esclusivamente sulla base di caratteristiche alla nascita. Va notato che in Alto Adige è in piedi il cosiddetto sistema della “proporzionale etnica” per l’assegnazione dei posti di lavoro pubblici in modo rappresentativo della demografia dei tre gruppi linguistici. Tale sistema si appoggia su un censimento etnico che per le sue implicazioni “razziste” vide numerosi altoatesini – tra i quali Alexander Langer e Reinhold Messner – compiere a suo tempo coraggiose scelte di disobbedienza civile.

Tuttavia il carattere discriminatorio del modello altoatesino è per lo meno temperato dal diritto soggettivo dei cittadini di scegliere a quale gruppo linguistico dichiararsi appartenente e dalla possibilità di modificare nel tempo la propria affiliazione. Le quote rose  hanno invece un carattere più apertamente escludente perché si fondano sul concetto di sesso femminile come recinto chiuso, all’interno del quale non è possibile immigrare e che non ammette né accordi di Schengen né direttive Bolkenstein. Insomma in un’era in cui siamo riusciti ad abbattere molte frontiere nel nostro continente, le politiche di genere alzano nuove barriere; e così si arriva al paradosso che io, uomo italiano, ho diritto di contendere i posti di lavoro dei francesi, ma non quelli riservati – nel mio paese – alle persone di sesso femminile.

Tuttavia, una delle ragioni più importanti ed allo stesso tempo più sottovalutate per le quali lo strumento delle quote deve essere rigettato è il suo impatto di lungo termine dal punto di vista della conflittualità tra i generi. Troppo spesso ci si illude, infatti, che politiche di ingegneria sociale possano essere implementate senza pagare pegno e che la società resti a farsi plasmare passivamente, recependo come se nulla fosse le finalità dell’azione politica. Non è così; i costi della “rottura” del principio di neutralità della legge li pagheremo tutti – e con gli interessi – in termini di avvelenamento dei rapporti tra i due sessi.

Le conseguenze della politica delle quote saranno quella di indottrinare le donne al fatto che  sono state e sono socialmente oppresse e quindi hanno diritto di pretendere una riparazione ed al tempo stesso quella di far crescere nei maschi frustrazione e risentimento contro le donne per le discriminazioni positive che dovranno subire. Io non penso che possa essere questo il futuro che vogliamo e credo che, anziché scommettere sulla balcanizzazione del nostro paese secondo linee di genere, occorrerebbe rilanciare il concetto di neutralità della legge come fondamento dell’affermazione del primato della dimensione umanistica e del rispetto reciproco tra le persone.

Da questo punto di vista sono abbastanza convinto che dalle generazioni più giovani possa venire un contributo fondamentale nella battaglia politica contro le quote. Oggi ragazzi e ragazze vivono e crescono insieme, rapportandosi da pari, e quindi possono comprendere il concetto e la valenza della “neutralità” molto più dei loro genitori. Per questo rimango ottimista sul fatto che, attraverso l’impegno e la militanza, la sfida contro le politiche di genere e per una visione non costruttivista di uguaglianza abbia, in definitiva, buone possibilità di essere vinta.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

22 Responses to “Quote rosa: evitiamo la balcanizzazione sociale, puntiamo alla neutralità della legge”

  1. lodovico scrive:

    “e per me il principio di neutralità della legge rispetto a caratteristiche quali la razza ed il sesso è tra questi”. Questo il punto: la nostra Costituzione ed i modi di interpretazione di questa sono assai confusi….. prima viene la salute e poi l’uguaglianza? Prima l’uovo o la gallina? I dubbi di una Costituzione antifascista ma antiliberale.

  2. In cerca di un'alternativa scrive:

    Mi trovi d’accordissimo, come già si poteva intuire dai miei commenti agli articoli di Canale.

  3. JanQuarius scrive:

    Complimenti! Bel articolo!
    Anch’io sono contro questo sbilanciamento causato dalle “quote rosa”! ;)

  4. giacomo canale scrive:

    Caro Marco,
    come già ti ho scritto, ti ringrazio per la tua attenzione e mi congratulo per il rigore logico con cui esponi le tue tesi che però, come ormai ti è noto, non condivido. Tra l’altro la differenza di idee è sempre una preziosa risorsa per qualsiasi comunità.
    Voglio però indicarti alcuni elementi di dissenso su cui ti invito a riflettere.
    In primo luogo, la neutralità della legge è un bel mito del liberalismo ottocentesco che forse poteva anche andare bene in una società in cui contavano elettoralmente soltanto l’élite sociali, ma che oggi è assolutamente anacronistica e smentita dalle prassi normative (non solo in Italia). Inoltre, a ben vedere, il presunto carattere neutro ha già un elemento di favore nei confronti dei gruppi sociali che godono degli effetti di una discrimazione.

    In secondo luogo, l’annosa questione del perchè delle quote di genere e non di altre categorie umane.
    Tralasciando le argomentazioni propriamente giuridiche, il fatto che la Costituzione parli espressamente di pari opportunità con riferimento al genere indica la percezione dell’esistenza di una discriminazione. Negli USA ad esempio troviamo una legislazione antidiscriminatoria razziale non certo con riferimento al tifo per la squadra di baseball e se si volesse spiegarne le ragioni, bisognerebbe studiare la storia di quel Paese. Perchè le società umane non sono circuiti elettrici, ma qualcosa di più complesso, la cui comprensione richiede anche la conoscenza della loro storia.
    Allora rievochiamo alcuni passaggi significativi della storia delle donne in Italia, ricordando innnanzi tutto che nella felice epopea dell’Italia liberale della neutralità della legge le donne non hanno mai avuto il diritto di voto (alla faccia dell’eguaglianza formale), che è merito della tanto vituperata Costituzione repubblicana antifascista e antiliberale ad avere introdotto.
    Inoltre, solo nel 1951 è stata nominata la prima donna in un governo (la democristiana Angela Cingolani, sottosegretaria all’Industria e al Commercio), solo nel 1961 sono state aperte alle donne la carriera nel corpo diplomatico e in magistratura e solo nel 2000 nelle forze armate.
    Ciò significa che le nostre nonne, le nostre mamme, le nostre sorelle quando sono nate non potevano votare, diventare ambasciatrici o giudici o soldatesse (e forse qualcuna non lo è mai potuta essere). Cioè parliamo di discriminazioni che non risalgono alla notte dei tempi, ma che nella maggior parte dei casi hanno riguardato persone fisiche che abbiamo conosciuto. Quindi, forse ancora oggi soprattutto nei settori dove non può esserci una selezione attitudinale, potrebbe ancora sussistere un comportamento sociale di chiusura, come purtroppo i dati statistici dimostrano.
    Infine mi piace ricordare le argomentazioni che sono state usate per giustificare la preclusione alle donne, ad esempio per l’accesso in magistratura: “nella donna prevale il sentimento sul raziocinio, mentre nella funzione del giudice deve prevalere il raziocinio sul sentimento” ( on. Cappi); “ soprattutto per i motivi addotti dalla scuola di Charcot riguardanti il complesso anatomo-fisiologico la donna non può giudicare” (on. Codacci); “non si intende affermare una inferiorità nella donna; però da studi specifici sulla funzione intellettuale in rapporto alle necessità fisiologiche dell’ uomo e della donna risultano certe diversità, specialmente in determinati periodi della vita femminile” (on. Molè).

    In definitiva, la questione della promozione di una effettiva eguaglianza tra uomini e donne è ancora attuale ed è un fattore di ostacolo civile, sociale e anche economico. Non capirlo, a mio modo di vedere, è perlomeno un grave errore politico.

    Con sincera stima Giacomo

  5. Marco Faraci scrive:

    Ciao Giacomo,
    grazie mille del commento.
    Come tu stesso noti l’uguaglianza davanti alla legge non è affatto un anacrononistico retaggio del passato, ma al contrario è un obiettivo a cui ci stiamo avvicinando e che deve essere conseguito pienamente.
    Uomini e donne sono stati sempre profondamente diversi di fronte alla legge e la discriminazione sessuale del passato è stata giustificata proprio con le stesse ragioni che tu adduci per sostenere un diritto sessuato oggi, cioè che non fosse giusto trattare in modo uguale due “classi” diverse che hanno problematiche diverse.
    Le discriminazioni del passato esattamente come le azioni positive di oggi erano motivate dalla volontà di offrire alla donna una protezione paternalistica – ieri ciò avveniva prevalentemente cercando di proteggerla *dal* mondo del lavoro, oggi cercando di avvantaggiarla nel mondo del lavoro, ma la volontà paternalistica è sempre la stessa.
    E’ evidente che le donne hanno subito significative discriminazioni, tra queste il fatto che prima del ’46 gli uomini votassero e le donne no (anche se comunque non mi risulta che sotto il fascismo si votasse molto). Tuttavia anche gli uomini hanno subito discriminazioni pesantissime, a cominciare dal giogo della coscrizione obbligatoria.
    Mia nonna – ringraziando Dio – compirà 86 anni tra pochi giorni. Suo fratello è stato mandato a morire in guerra a 30 anni per l’unica colpa di avere un cromosoma Y. Chi è stato il più discriminato tra i due?
    La coscrizione maschile è stata (ed è) un’istituzione schiavizzante e disumanizzante che durante le guerre ha assunto il carattere di un vero e proprio olocausto di genere.
    Finché non sarà pienamente compresa la dimensione sistematica e criminale che la discriminazione sessuale contro gli uomini ha assunto nel ventesimo secolo, penso che non sarà possibile una valutazione equilibrata della questione di genere e non sarà possibile comprendere perché persone come me considerino così malvagio il perpetuarsi anche nel ventunesimo secolo di legislazioni gender-sensitive.

  6. lodovico scrive:

    ancora una volta si dimostra che il dissidio tra marco e giovanni(ambedue evangelisti)nasce da una costituzione e da una visione del 900 non conciliabile. Chi è liberale non può amare la Costituzione Italiana ma chi non lo è continuerà ad avere una visione storicista in aderenza alla Costituzione. Vinceranno.

  7. Tony300 scrive:

    A proposito di diritto di voto, è necessaria una precisazione. Fino ai primi anni del 900, gli uomini potevano votare, purchè avessero i seguenti requisiti: saper leggere e scrivere, pagare un’imposta e aver terminato il servizio militare. A quei tempi, gli Stati si occupavano quasi esclusivamente di difesa militare, quindi il voto era concesso solo a chi era disponibile a difendere la patria. Con l’avvento dei servizi statali di welfare, le donne hanno gradualmente ottenuto il diritto di voto senza subire l’obbligo di leva. Persino oggi, nei Paesi democratici che prevedono la leva, il voto è immediatamente concesso alla maggiore età, prima ancora di iniziare il servizio militare. Leggete i seguenti link:
    questionemaschile.forumfree.it/?t=6624960
    pariopportunita.wiki.zoho.com/suffragio-universale.html

  8. vnd scrive:

    Giacomo Canale cita il suffragio universale, ma lo fa in modo abbastanza impreciso poiché si rifà alla lagna femminista secondo la quale il voto femminile sarebbe arrivato secoli dopo quello maschile.
    In realtà, questo è assolutamente falso.

    1919 Suffragio universale maschile.
    1924 ultime elezioni prima del regime dittatoriale fascista
    1945 Caduta definitiva fascismo, fine guerra e voto alle donne

    1924-1919= 5 anni

    Tolti i 21 anni durante i quali non votò nessuno, in Italia le donne votarono soltanto 5 anni dopo gli uomini e nessuna di loro fu mai costretta a rinunciare al lavoro o alla vita per il dovere di indossare una divisa.

  9. vnd scrive:

    Il riconoscimento delle quote rosa è dovuto ad un inganno bello e buono.
    Si basa sul dato dell’occupazione femminile. Il basso numero di occupate, induce a individuare una discriminazione che, in realtà, non esiste.
    L’equivoco ha almeno due cause:
    1. La maggior parte delle donne che risultano disoccupate sono in realtà anziane o casalinghe che il lavoro non lo cercano affatto.
    2. Le donne non vogliono fare certi lavori e non è onesto riconoscere la dignità di “disoccupato” a chi rifiuta di lavorare.

    Ricapitolando, la richiesta di lavoro da parte delle donne non è unanime e non è orientata a 360°, per cui, confrontare il dato della disoccupazione femminile con quello della disoccupazione maschile è matematicamente insensato e, quindi, estremamente disonesto.
    Ricordo che lo status di uomo disoccupato è ancora considerato socialmente inaccettabile.

    Il dato sulla disoccupazione va sempre rapportato alla domanda di occupazione.
    Se infatti su dieci donne abbiamo rispettivamente 7 donne che non lavorano, è assolutamente scorretto dire che il 70% delle donne è disoccupato.
    Quante donne su dieci cercano davvero lavoro?
    Per assurdo, se solo tre donne cercassero lavoro, e quelle tre lavorassero, la popolazione disoccupata femminile sarebbe nulla.

  10. Elena Maserti scrive:

    Nooooo, le quote rosa noooo, per favore.
    Ci manca solo questa per svilirci così!!! Andiamo solo per merito, grazie.
    Elena Maserti, Senior scientist CNR.

  11. giacomo canale scrive:

    Col dovuto rispetto per le altrui opinioni, alcune argomentazioni mi sembrano molto singolari.
    Sarebbe davvero paradossale sostenere che, ad esempio, negli USA per molto tempo i bianchi sono stati discriminati perchè gli uomini di colore o non erano ammessi o erano destinati ad incarichi quasi esclusivamente logistici.
    Circa il computo temporale tra il suffragio universale maschile e totale, forse il ventennio del regime fascista qualche influenza sulle future scelte istituzionali e politiche del nostro Paese lo ha avuto e quindi non contarlo mi pare grossolanamente arbitrario. E comunque il lettore potrà agevolmente notare che anche in questo caso, come spesso accade in materia di diritti civili, arriviamo buoni ultimi (o quasi). Fermo restando che il ragionamento era un altro ossia che la declamazione del solo principio di eguaglianza formale non garantisce nulla, come l’esperienza dell’italia liberale ha insegnato.
    Sul tasso di disoccupazione femminile, preferisco non commentare.
    Infine, per la Dott.ssa Maserti, come ho tentato di spiegare, non riuscendoci evidentemente, la problematica dell’ammissibilità delle quote, o di altro tipo di azione positiva, non riguarda incarichi in cui opera una selezione di tipo attitudinale. Lei forse replicherà che allora questo genere di selezione dovrebbe essere esteso a tutti gli incarichi pubblici, ma così non può essere, almeno nell’ambito di un ordinamento liberaldemocratico.

  12. Andrea B. scrive:

    @ giacomo canale
    cortesemente, mi farebbe qualche esempio di “incarichi a selezione non attitudinale” ? Grazie mille

  13. lodovico scrive:

    Nell’amministrazione pubblica si accede, normalmente,per concorso. Rimangono valide le discriminazioni per età,per titoli etc. La Costituzione non pone per principio questi limiti…..in attesa di azioni positive per eliminare queste brutture che ne dice di quote definite per età.

  14. giacomo canale scrive:

    @ Andrea B.: la invito, se vuole, a leggere il mio intervento, che origina questo scritto di Faraci. Comunque, mi riferisco al circuito democratico, dove la scelta non può corrispondere a criteri attitudinali, ma fiduciaria (che non significa che deve essere clientelare e arbitraria). Pensi alla nomina ad assessore comunale, provinciale o regionale, ma anche alla nomina in un consiglio di amministrazione, dove il rappresentante, che può anche dover possedere certi requisiti tecnici, ha sempre un rapporto fiduciario con l’azionista di riferimento.
    @ Lodovico: Vale quanto sopra e sulle quote di età sposterebbe il confronto su qualcosa di giuridicamente indefinito, non esistendo nessuna norma giuridica promozionale in tal senso. E io preferisco restare sull’unico terreno nel quale posso dire qualcosa, che ancorchè opinabile, abbia un minimo di serietà argomentativa.

  15. lodovico scrive:

    @giacomo

    Contrario alle quote e specialmente se queste devono la loro origine a legge Le ricordo che anche l’età è una discriminante. L’obiettivo della direttiva 2000/43/CE è quello di favorire la partecipazione di tutte le persone alla società democratica a prescindere dalla razza o dall’origine etnica, attraverso azioni che rendano effettivo il principio della parità di trattamento nell’ambito dell’attività di lavoro dipendente o autonomo, come anche in altri ambiti quali l’istruzione, la protezione sociale, la sicurezza sociale e l’assistenza sanitaria, le prestazioni sociali, l’accesso a beni e servizi e la loro fornitura.La normativa dell’UE in materia di occupazione garantisce livelli minimi di protezione che valgono per tutti coloro che vivono e lavorano nell’Unione europea,tutela contro ogni forma di discriminazione fondata su sesso, razza, religione, età, disabilità e orientamento sessuale.
    Per principio di parità di trattamento si intende l’assenza di qualsiasi discriminazione diretta o indiretta a causa della religione, delle convinzioni personali, degli handicap, dell’età o dell’orientamento sessuale.
    Il Trattato di Amsterdam, introducendo l’art. 13 al Trattato
    istitutivo della Comunità Europea, ha infatti conferito al Consiglio il potere di adottare “i provvedimenti opportuni per combattere le discriminazioni fondate sul sesso, la razza o l’origine etnica, la religione o le convinzioni personali, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali”.
    Da ultimo, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Nizza 2000) ha sancito espressamente il diritto di uguaglianza davanti alla legge (art. 20) e il divieto di qualsiasi forma di discriminazione fondata, in particolare, sul sesso, la razza, il colore della pelle o l’origine etnica o sociale, le caratteristiche genetiche, la lingua, la religione o le convinzioni personali, le opinioni politiche o di qualsiasi altra natura, l’appartenenza ad una minoranza nazionale, il patrimonio, la nascita, gli handicap, l’età o le tendenze sessuali (art. 21).

    Sotto questo profilo si potrebbe combattere la disoccupazione giovanile imponendo per legge una quota del 30% nella fascia 18/30 anni. E’ una soluzione che sottoscrive

  16. giacomo canale scrive:

    @ Lodovico: Le devo delle scuse, perchè avevo frainteso il suo commento e La ringrazio per avere ricordato che anche l’età è un fattore di discriminazione, anche per il nostro ordinamento giuridico, grazie al forte influsso del diritto comunitario, correggendo il mio errore (volevo dire un’altra cosa, ma l’ho detta male).
    Ciò detto, in linea di principio sono favorevole all’adozione di azioni positive per contrastare le varie forme di discriminazioni. E a determinate condizioni non sono pregiudizialmente ostile al meccanismo delle quote, ancorché non mi entusiasmi, se concretamente può dare un contributo.
    In relazione all’età questo meccanismo mi pare meno congruo, in quanto si tratta di una condizione personale meno netta nel senso che se è vero che una determinata età condiziona in parte la percezione, per cui la rappresentanza di queste diverse sensibilità costituirebbe di certo un arricchimento democratico, è però estremamente difficile fissare precise linee di demarcazione. Già nella fascia di età che Lei indica, si possono vedere diverse fasi dello sviluppo umano. Inoltre, la sua naturale transitorierà rende ancor più difficile l’operare concreto di questo meccanismo e consente di potere dare rappresentazione a queste sensibilità (meno ai loro interessi, se contrapposti) anche da parte di chi giovane, purtroppo, non lo è più. Nel merito della proposta, poi sarei contrario anche a quote di genere, per le ragioni che ho già più volte indicato. Per me, il meccanismo delle quote può funzionare soltanto per ambiti dove la scelta non segue fisiologicamente criteri di selezione meritocratica, come invece dovrebbe essere per un posto di lavoro.
    Comunque grazie davvero e La prego di accettare le mie scuse. Talvolta compaiono commenti che vogliono “buttarla in caciara”, ma non è il Suo caso.

  17. Andrea B. scrive:

    @ giacomo canale
    grtazie per la risposta…la sua precisazione tuttavia mi porta a dire che se le quote rose “forzassero” una selezione attitudinale sarebbero un chiara mortificazione del merito degli individui, mentre negli altri casi, che lei descrive come non attitudinali ma fiduciari, allora si andrebbe a ledere non già criteri meritocratici ma direttamente la libertà individuale… se sono l’azionista di riferimento nomino chi mi pare nel consiglio di amministrazione dell’azienda !
    Diverso potrebbe essere, al massimo, il caso di una carica pubblica non elettiva, ma la cosa francamente, mi lascia indifferente: specialmente ultimamente non nutro tanta compassione per la casta poltica da darmi pena se un politico venisse “trombato” per un assessorato, per un qualsivoglia qualsiasi motivo…

  18. lodovico scrive:

    Sono un vecchio liberale (oltre 70 anni) e alla costituzione Italiana preferisco quella tedesca o spagnola di poco posteriori. Da noi le leggi sono dure a morire: non si deve mai dimenticare che la “repubblica serenissima”, in Europa, fu l’ultima ad abolire la schiavitù. Introdotte le quote ne subiremo le conseguenze ed in caso di dimissioni di qualche consigliere maschio, a catena…..si dimetteranno anche quelli femminili; e ove i consiglieri fossero tutti di sesso femminile, col tempo, si dovranno nominare uomini. “sotto questo cielo c’è grande confusione” A noi non bastano i diritti individuali (che sono poi quelli collettivi) ma abbiamo anche i diritti collettivi e poi quelli universali (la salute) e poi avremo quelli di genere e le cure di “sopravvivenza” da declinarsi in tanti modi, e poi la nuova famiglia con unioni ben regolamentate ed un loro diritto di famiglia e di successione (anche questo da riformare), etc. Finalmente i figli di mia moglie non saranno terzi ai miei effetti ma potranno esser ricondotti, senza usare l’istituto dell’adozione, nel novero della famiglia dopo aver fissato,si spera, una opportuna quota. Ripeto: vinceranno le quote ma, a parer mio, tra le azioni positive queste sono le peggiori.

  19. Manuela scrive:

    “Quote rosa bianche e verdi” è pure un libro che vi consiglio di leggere. Scritto da Federico Guiglia. Anche le piccole gocce nell’acqua fanno qualcosa e questo ne muoverà tanta di acqua, vedrete. L’ho dato a mio marito affinchè lo legga e capisca anche lui che il mondo per le donne sta cambiando. E’ un bene non solo per il mondo femminile, ovviamente ma tutti quanti.

  20. Marta scrive:

    “Quote rosa bianche e verdi” è l’ultimo libro di Federico Guiglia. Da leggere.

  21. Franco scrive:

    Il libro “Quote rosa bianche e verdi” è piuttosto carino. Vi sono notizie confortanti. Vuoi vedere che finalmente le donne ce la faranno, questa volta.

  22. Mario scrive:

    Purtroppo abbiamo viva necessità delle quote rosa, altrimenti in questo paese non si va avanti. Certo che sarebbe meglio non dover ricorrere alle leggi, ma mancando il buon senso e la civiltà degli italiani bisogna ricorrere a queste soluzioni.

Trackbacks/Pingbacks