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Le radici turistiche dell’Europa unita

Nell’Europa in crescente affanno economico, investigando, soffermandosi tra le pieghe di altri settori si può scoprire quanto debole, a volte inesistente, sia l’idea complessiva sulla quale si può contare. Passando in rassegna gli elementi che dovrebbero (o avrebbero dovuto) costituire la base comune per costruire un’Europa forte, si constata quanto essi siano esili. Succede così, ad esempio, per il turismo.

L’Europa, terra tradizionalmente di viaggiatori, non offre l’idea di un viaggio europeo. Ma soltanto la somma delle attrattive dei diversi Paesi. Che continuano ad essere slegate tra loro. Così l’arte italiana, la cucina francese, la cultura tedesca e molto altro.

Gli aiuti forniti a questi spostamenti dall’adozione dell’euro e dal trattato di Schengen sono innegabili. Anche se, evidentemente, non ancora sufficienti a creare il senso di una comune cittadinanza europea. Uno scossone in materia lo ha fornito il trattato di Lisbona, entrato in vigore il 1 dicembre 2009, che ha finalmente accolto il turismo come materia di competenza europea. Riconoscendone il rilievo economico, ma soprattutto sociale e culturale. A seguito di questa decisa presa di posizione la Comunità europea ha cambiato, per certi versi, strategia. Così da qualche tempo si avverte uno sforzo coerente di proporre l’Europa nel suo insieme come possibile meta di un nuovo turismo culturale. Con itinerari che, a dispetto del recente passato, sottolineano i legami, le collaborazioni. Con l’Italia protagonista nel proporre il proprio, significativo, contributo.

Un primo esempio del new deal può essere considerato il sito www.visiteurope.com. La soluzione più semplice è risultata quella di adottare gli itinerari culturali del Consiglio d’Europa (“Cultural Routeswww.cultureroutes.lu). Un’iniziativa avviata nel 1987 con il Cammino di Santiago e proseguito con alterna fortuna. Il Touring Club Italiano li ha, da alcuni mesi, raccolti in un volume, stampato per gli associati per il 2012 (Alla scoperta delle radici europee. I 29 itinerari del Consiglio d’Europa, Touring editore, pagg. 192). Un’operazione che ha come ambizione quello di far uscire dal cono d’ombra nel quale si nascondevano ai più, questi percorsi. Renderli noti al grande pubblico. Sfogliando il libro, leggendo l’indice, si trova una ricca casistica. Materiale per tutti. Celebri vie di pellegrinaggio, come la via Francigena, la rete dei siti cluniacensi (www.sitesclunisiens.org) o delle abbazie cistercensi (www.cister.net), l’itinerario dell’arte romanica (www.transromanica.com), ma anche un percorso sulle tracce della cultura carolingia che ripercorre il percorso compiuto da Carlo Magno nell’autunno dell’Ottocento da Aquisgrana a Roma (www.viacarolingia.it). Ancora, l’antica via Regia, che dall’alto medioevo collega Occidente e Oriente attraverso l’Europa del nord. Snodandosi per 4500 chilometri dalla Spagna all’Ucraina lungo quella che oggi è l’autostrada A4, toccando Francia, Belgio Germania, Polonia, Lituania e Bielorussia (www.via-regia.org), e poi percorsi musicali mozartiani, parchi e giardini. Non solo. Ci sono anche la diffusione dell’ulivo o della vite (www.itervitis.eu) e le vie del ferro nei Pirenei. L’itinerario dei cimiteri storici (www.cemeteriesroute.eu), la “Ruta del Quijote” cioè l’itinerario di Don Chischiotte. Quasi 2500 chilometri nella Mancia da percorrere a piedi, in bicicletta o a cavallo (www.quijote.es).

Itinerari che se, a volte, si mostrano percorribili con facilità, in altri appaiono sfide quasi insuperabili. Nelle quali spirito di adattamento e desiderio di conoscenza possono risultare “requisiti”  insufficienti a consentire di raggiungere le mete finali. In questo viaggio alla ricerca di collegamenti, motivi di unione, ben 19 toccano l’Italia. Con modalità differenti.

Mentre l’Europa è alla ricerca di uno stabile equilibrio, di politiche comuni che azzerando le differenze permettano di avere una visione finalmente condivisa, l’idea di tracciare ponti tra Paesi utilizzando il turismo è molto più di una buona idea. E’, forse, la strada per un’unione mai raggiunta perché, sembra, mai davvero cercata. Percorrendo uno degli itinerario più suggestivi, quello di Don Chisciotte, si può arrivare a Madrid, in Plaza de Espana, dove c’è il monumento a el ingenioso hidalgo, il quale con lo sguardo sembra volto lontano. Proprio quel che sembra mancato fin’ora alla vecchia Europa. Saper guardare lontano.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

One Response to “Le radici turistiche dell’Europa unita”

  1. luciano ardoino scrive:

    Gentile Manlio, non ci sarà mai una collaborazione tra le nazioni che tu contempli citando i trattati di Lisbona, Schengen o via cantando che c’aggiungo io di tempi ancor più remoti.
    Si certo, è scritto sulla carta, ma in verità non sarà mai nel reale.
    E questo s’evince già dalle tue prime parole … “Che continuano ad essere slegate tra loro. Così l’arte italiana, la cucina francese, la cultura tedesca e molto altro”.
    Di cui vorrei capire la “cultura tedesca” il dove sia, come della “cucina francese” al quale confronto la nostra è ben oltre il solo loro pensiero.
    E perdonami l’arrogo, ma ognuno dovrebbe parlare per quello che sa e dare modo agli altri (quelli come me) di imparare le eventuali tue conoscenze nel settore che più t’appartiene: l’archeologia.
    Di cui, tanto di cappello e “chapeau”.
    Grazie dell’accoglienza e buon proseguimento … in scienze archeologiche.

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