La classe politica che si difende creando “nemici”…

– Nelle ultime settimane mi è capitato spesso al bar, dal barbiere o alla macchinetta del caffè di sentire Tizio o Caio sbuffare contro le politiche della Merkel e sostenere che “bisognerebbe smettere di comprare auto tedesche”. Mi è capitato di ascoltare invettive contro le agenzie di rating, da persone che fino a poco tempo fa neppure sapevano cosa fossero (e che probabilmente in molti casi continuano a non saperlo). E poi naturalmente, anche più spesso, ho visto gente lanciare strali di ogni tipo contro gli evasori veri o presunti.

Che dire? Viene davvero voglia di fare i complimenti alla nostra classe politica che, a quanto pare, è riuscita così brillantemente a risvegliare la “coscienza” del popolo italiano ed a mobilitarlo compatto verso le “vere cause” della crisi che stiamo vivendo. Al di là delle battute, è abbastanza triste, nei fatti, che ieri come oggi uno dei modi principali con cui la politica cerca di consolidare il proprio primato – specie nelle fasi di difficoltà – continui ad essere la sapiente costruzione di “nemici” da offrire in pasto al popolo.

Gli obiettivi della creazione di un nemico sono abbastanza evidenti: la classe politica ha modo di distogliere l’attenzione della gente dai propri errori e dalle proprie manchevolezze,  di giustificare scelte altrimenti impopolari e di riguadagnare il sostegno dei cittadini rivendicando la leadership della battaglia nazionale contro il capro espiatorio. I nemici cambiano di volta in volta – così come ce la prendevamo con gli ebrei o la perfida Albione, oggi va di moda prendersela con tedeschi, evasori e speculatori. Tuttavia i meccanismi sottesi restano i medesimi ed impressiona vedere come pochi mesi di “campagna” da parte di politici ed intellettuali su questo o quel tema siano sufficienti per far “rispondere” nel modo voluto buona parte del paese.

Si tratta di dinamiche preoccupanti perché rivelano quanto il paese resti fondamentalmente “fascista” nel senso più lato del termine e come quindi sia forte il rischio di vedere prevalere nei prossimi anni scorciatoie populiste che potrebbero avere conseguenze politiche, economiche e culturali devastanti. Quei partiti – di destra come di sinistra – che soffiano irresponsabilmente sul fuoco delle indivie e delle antipatie viaggiano naturalmente con il vento in poppa e possono godere di  un forte vantaggio competitivo rispetto a chi invece non intenda ricorrere a tali espedienti.

Eppure è necessario provare a contrastare il populismo dominante, cercando di affermare una politica fondata su analisi economiche razionali, oltre che su fondamentali princìpi liberali di rispetto per l’altro”. In fondo è proprio su questo che si misura la differenza tra i populisti e quanti si rifanno invece a una concezione di tipo liberale. Questi ultimi non potranno mai accettare di sacrificare l’altro” – che sia l’ebreo, il ricco, lo straniero… – neppure in termini retorici o simbolici, per perseguire facili consensi.

Una seria proposta politica riformatrice dovrà, in definitiva, essere rigorosa nell’evitare qualsiasi cedimento a visioni “semplificate”, per quanto ciò possa comportare un prezzo da pagare in termini elettorali. L’urgenza, tuttavia, è quella di provare a contrastare le spinte alla decivilizzazione e a ricostruire il tessuto culturale del paese per renderlo sperabilmente meno sensibile a richiami puramente demagogici.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

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