Su droga e tasse, si spacciano troppi slogan psicotropi

– Le tasse altissime sono come il proibizionismo, e, nell’uno e nell’altro caso, il modo migliore per NON cambiare le leggi che si ritengono ingiuste è il violarle sistematicamente.

Assistiamo tutti i giorni alle più sistematiche e plateali violazioni di legge in materia di tributi e di stupefacenti. Tutto questo nell’indifferenza dei più o, addirittura, con il consenso più o meno esplicito di larga parte della popolazione. Alla luce del sole si acquista e ci si distribuisce droga tra amici e si procede al consumo. Senza vergogna. Perché in fondo la mafia è un’altra cosa, si può sfilare e manifestare contro quell’entità astratta, persino chiedere leggi durissime per sconfiggerla, senza trovare irrazionale il finanziamento ad essa operato mediante l’acquisto di stupefacenti.

Veniamo da una storia d’evasione incontrollabile ed irrecuperabile, ma anche da una storia politica fatta di promesse di tasse più basse e meno insopportabili. Programmi elettorali che periodicamente tornano a farci visita in vesti diverse, ma tutti con la stessa efficacia. Inesistente.
Se tutto è rimasto immutato nonostante decenni di teorica quanto ostentata lotta alle tasse non è solo perché ci sono tanti tipi di resistenze ai tagli alla spesa pubblica ed alle dismissioni di patrimonio pubblico. I motivi risiedono anche nelle riforme fiscali, per così dire, “fai da te”. Quelle fatte nella propria bottega o col proprio commercialista, perché tanto la proprietà è un diritto naturale e l’evasione è legittima difesa. Ma di chi?

Provvedere in via autonoma a tagliare la pressione fiscale non solo rappresenta un atto di slealtà civile oltre che un illecito, ma costituisce altresì una enorme autorete nella partita contro l’intollerabilità del peso dello Stato sulle tasche dei cittadini e sulle loro attività.
In realtà, infatti, è solo grazie alle soluzioni date in via individuale che il sistema ha potuto reggere. Se, tuttavia, da un lato questo ha consentito la sopravvivenza di tanti operatori economici e di tante famiglie altrimenti spacciate, sotto altro profilo ha lasciato correre indisturbata la cattiva politica di chi tassa per creare consenso e la cattiva politica di chi promette meno tasse ma in realtà non taglia niente, senza perdere il minimo consenso presso il suo elettorato. O quasi. Perché le bugie, forse, non avranno le gambe corte, come suggerisce la saggezza popolare, ma vent’anni bastano e avanzano per farci un’idea.

A conclusioni del tutto similari si arriva in materia di droghe. La guerra allo spaccio di stupefacenti si può ancora vincere, ma non sul piano della criminalizzazione del fenomeno dell’assunzione. Per questo sarebbe auspicabile un’inversione di rotta quanto ai mezzi adottati per la prevenzione, la gestione ed il controllo del fenomeno dell’assunzione di stupefacenti, onde eliminarne la portata criminogena che senz’altro lo accompagna.
Al contrario, i consumatori di stupefacenti risolvono autonomamente il problema e continuano a finanziare attività criminali organizzate. Questo perché ritengono anche loro -a torto- che il miglior modo per combattere una legge ingiusta sia violarla, in modo sprezzante per giunta, propagandando in tutti i modi la loro scelta di trasgressione come fosse l’unica strada possibile.

In questo modo, tuttavia, nessun passo avanti è stato compiuto nel dibattito sul fisco o sugli stupefacenti. A regnare incontrastati, di fatto, sono i soliti tabù del “pagare tutti per pagare meno” e della tolleranza zero contro la droga. In altre parole, ognuno se ne infischia e si ritaglia nelle attuali leggi spazi di libertà altrimenti inesistenti, invece di porre davanti a tutti la drammaticità e la contraddittorietà di leggi sbagliate.

Questo è un problema dalla portata incalcolabile, perché ricopre con un velo d’ignoranza e di “pudore” affari sporchi che fingiamo siano qualcosa di strettamente personale e coperti dalla nostra riservatezza. Niente di più falso. Abbiamo invertito le vere istanze di cambiamento e di riforma in istanze di privacy, rinunciando alle prime in cambio di una sostanziale omertà generalizzata. – che, a ben vedere, è cosa ben diversa dalla riservatezza. In sostanza, ci accontentiamo di poter perpetrare i nostri illeciti in modo indisturbato ed incontrollato.

Invero, così è facile tollerare leggi che non si intende rispettare. Non solo. È ancora più facile non avere più interesse alla riforma.
Chi non rispetta la legge e si prende il lusso di poter fare a meno dei limiti che essa impone non difende i propri diritti naturali, ma solo lo status quo.
La prima cosa ad essere difesa da chi evade è proprio lo Stato divoratore di ricchezza. La seconda, i politici. Specialmente i sedicenti liberali nostrani che, quando ne hanno l’occasione, diventano ottimi interpreti dello Stato ladro. Spacciatori di promesse e di slogan psicotropi.

Chi rispetta la legge, soprattutto quand’è ingiusta, non è un bacchettone, un complice o un servo. Al contrario, rende evidenti le contraddizioni e le ingiustizie che altrimenti resterebbero sepolte, esige un cambiamento e stacca la spina agli “spacciatori”.


Autore: Davide Piancone

Nato in Puglia nel 1985, ha studiato giurisprudenza e conseguito il diploma di SSPL, approfondendo i temi dei diritti fondamentali, immigrazione e commercio internazionale. Fa parte dell'associazione Punto Lib, composta da giovani pugliesi liberali.

Comments are closed.