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Tutti per l’Italia, senza Berlusconi (e senza grandi coalizioni)

– L’Italia è il fronte centrale nella battaglia per la sopravvivenza della moneta unica e dell’architettura europea. Gli analisti economici e i dirigenti politici europei sono consci dell’importanza rivestita dal nostro Paese, vera cartina di tornasole per l’euro.

Questa consapevolezza pare mancante all’interno della maggioranza delle attuali forze politiche, tornate a ragionare di organigrammi, schemi di governo ed alleanza elettorali più o meno improbabili. La mancanza di chiari programmi di governo è preoccupante.

All’interno delle forze politiche è in atto una dialettica dura tra le ali “responsabili” e quelle più “oltranziste”. Le prime insistono sulla necessità di costruire un governo di grande coalizione, all’interno del solco tracciato dall’esperienza di Monti, le seconde premono per riaffermare la superiorità della politica, ritornando a governi politici spesso privi di unità programmatica. E’ improbabile che questa lotta tra fazioni possa produrre risultati positivi per l’Italia.

E’ perciò necessario procedere lungo una nuova direzione, che preveda come sbocco la creazione di un nuovo soggetto politico di stampo riformatore, in cui l’esperienza dell’attuale governo, debitamente rafforzata in senso liberaldemocratico, possa trovare dimora. La lettera pubblicata il 15 agosto sul Corriere della Sera a firma dei principali esponenti di Italia Futura e Fermare il Declino esprime in modo chiaro ed esaustivo questa pressante esigenza. Questo soggetto politico dovrà coinvolgere tutte le energie dinamiche, competenti e propositive disponibili, all’interno di un progetto politico che abbia come cultura di riferimento quella del liberalismo popolare, opzione politica che l’Italia non ha mai avuto la possibilità di conoscere.

Questo contenitore dovrà essere innovativo nel linguaggio, improntato alla verità e ad un ottimismo razionale, e nei contenuti. Dovrà affrontare con pragmatismo e coraggio il tema del debito pubblico italiano, la principale zavorra che grava sulle prospettive future di sviluppo.
Dovrà proporre soluzioni efficaci per la riduzione della spesa, pari a più di 800 miliardi di euro.

Solo da una vigorosa azione riformatrice su questi due fronti si potrà riprendere un virtuoso e sostenibile sentiero di crescita. L’attuale governo ha iniziato a percorrere i primi passi in questa direzione, ma i veti dei partiti “sopportatori” del governo Monti hanno reso timida ed incerta l’azione dell’esecutivo.

Queste azioni devono però essere inquadrate all’interno di un più vasto ed ambizioso progetto di rinnovamento culturale. E’ necessario elaborare una visione del futuro dell’Italia all’interno di un’Europa più integrata ed unita, interagendo attivamente con tutti gli attori europei per indirizzare questo tortuoso percorso d’integrazione. Condizione necessaria per poter essere ascoltati è continuare nella linea riformatrice impressa dal governo Monti.

L’impresa è ardua, ricca di ostacoli. Quanti vogliono scommettere attivamente sul futuro dell’Italia, sul nostro futuro, devono sentirsi chiamati a partecipare a questa missione. Per questo motivo un soggetto politico così connotato dovrebbe davvero chiamarsi Tutti per l’Italia, come sostiene da tempo un acuto analista politico come Giuliano Ferrara.

E’ chiaro però che, a differenza di quanto auspica e sostiene Ferrara, non potrebbe essere un progetto di, con e per Silvio Berlusconi. Al contrario, un progetto del genere – da non confondere con una logica burocraticamente gran-coalizionista – dovrebbe nascere da una elaborazione civile della transizione post-berlusconiana.

Solo partendo da qui è possibile intendere lo spirito unitario di questa impostazione, capace di esaltare il lavoro di gruppo, con l’obiettivo di porre al centro l’interesse italiano e generale rispetto a quello personale e “anti-personale” che ha caratterizzato un ventennio politicamente perduto.
Così facendo si realizzerebbe un radicale ribaltamento della concezione politica rispetto a quella degli ultimi anni, basata sull’annientamento del nemico invece che sul perseguimento dell’interesse dell’Italia.

Il cambiamento politico parte anche da un diverso modo di raccontare il futuro. E’ giunto il momento di iniziare a scrivere questo nuovo racconto dell’Italia.


Autore: Davide Burani

Nato a Saronno nel 1983, liberaldemocratico di formazione, laureato in ingegneria gestionale al Politecnico di Milano, ha sempre lavorato nel mondo della finanza, di cui è appassionato cultore. Oggi è in fase di "riconversione professionale".

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