L’Italia sta facendo i conti con la realtà. Anche CL, presto, dovrà

di MARIANNA MASCIOLETTI – Meeting di Comunione e Liberazione, un appuntamento tradizionale fin dai tempi della Prima Repubblica.

Un appuntamento che, in effetti, pare rimasto ai tempi della Prima Repubblica, con gli stessi schemi, gli stessi modelli, la stessa impostazione di quando non esistevano l’informazione online e i social network.

Un appuntamento che da ormai tre decenni (ri)apre la stagione politica, e che anche quest’anno invita all’apertura dei lavori il “potente” del momento, in pieno spirito CL.
Così, il Presidente del Consiglio Mario Monti ha tenuto il suo discorso introduttivo, il pubblico ha applaudito nei punti “giusti”, la platea era piena, si è debitamente discusso di giovani e di merito (nonché di Radici Cristiane dell’Europa™, evitandoci così la fatica di trovare un motivo per citarle), ci sono state pure delle simpatiche contestazioni, utili peraltro a ricordarci che siamo in democrazia.

Tutto come al solito, insomma? Gattopardismo 2.0, meno faticoso, cambiare nulla per non cambiare nulla?

Non proprio. In effetti, per quanto il mondo politico italiano stia ancora rifiutando, nei fatti se non nelle parole, di prenderne atto, nell’ultimo anno una massiccia dose di realtà ha fatto irruzione in quelli che il popolo del web nell’esercizio delle sue funzioni chiama “i palazzi del potere”.

Non sono le parole di Monti (alcune condivisibili, altre, diciamo, meno) a dare il segnale della novità: è proprio il fatto che quest’anno il potente di turno fosse lui a far capire che, se non altro, rispetto ad un paio d’anni fa si è dovuto cambiare decisamente passo.

Ciò non significa, né può significare, che l’uscita dalla crisi stia arrivando (Monti dice che comincia a intravederla, ma chi ci assicura che poi la porta non sia sbarrata?); segna però il primo tra i miliardi di passi che ci vorranno per compiere un cambiamento profondo nel nostro Paese.

Eppure… eppure tutto cambia, tutto scorre, panta rei, ma Comunione e Liberazione sembra decisa a rimanere uguale a se stessa. Nessuna contestazione interna, pare, riguardo alle vicende in cui è coinvolto il governatore della Lombardia Roberto Formigoni, nessuna perplessità sulla Compagnia delle Opere, nessun pentimento, per lo meno dichiarato, per le ultime frequentazioni politiche del movimento. Un po’ di autocritica, sì, ma certamente non maggioritaria e non (finora) determinante nel decidere la strada da seguire.

Naturalmente, da queste parti siamo i meno indicati per, diciamo così, dare consigli a CL: tuttavia, non bisogna conoscere a menadito la biografia di Don Giussani per capire che la scelta di privilegiare la “presenza” (e la compromissione con poteri non proprio limpidi) rispetto alla “mediazione” sta presentando oggi il conto di un trentennio vissuto piuttosto pericolosamente, in bilico tra onesta militanza e spartizioni di potere, tra autentica dedizione alla causa e “valori non negoziabili” che per alcuni potenti, previa “professione di fede”, si negoziano senza problemi.

In un periodo in cui i cambiamenti sono all’ordine del giorno e in cui non si può prevedere con certezza ciò che accadrà l’indomani, è comprensibile che nessuno voglia esporsi: è auspicabile, però, che tutti i settori della società italiana (di cui CL, lo si ammetta o no, è riuscita a diventare parte rilevante) accettino il cambiamento imposto dalla realtà e imparino a condannare recisamente, con le parole ma soprattutto con i fatti, ogni tipo di corruzione.

Condizione, questa, necessaria, anche se non sufficiente, per uscire dal pantano. O almeno per provarci.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

Comments are closed.