Quelli che vogliono smontare la riforma Fornero

di PIERCAMILLO FALASCA – Complice il clima di smobilizzo pre-vacanze, alla Camera dei Deputati è passato quasi di soppiatto un ordine del giorno a prima firma Cesare Damiano – sottoscritto però da alcuni deputati di tutti i gruppi parlamentari della “strana maggioranza” – che impegna il Governo “a valutare l’opportunità” di favorire un iter parlamentare spedito per un disegno di legge, attualmente giacente presso la Commissione Lavoro di Montecitorio, con il quale si amplierebbe ulteriormente la platea degli “esodati” da salvaguardare, estendendo e distorcendo il termine ben oltre il suo significato originario, e s’introdurrebbe fino al 2015 un nuovo canale di pensionamento per i lavoratori di 58 anni (che salirebbero poi a 59 fino al 2017) che abbiano maturato almeno 35 anni di contributi e che accettino il calcolo dell’assegno previdenziale con il solo sistema contributivo. Se la seconda parte del ddl ha una sua logica (la propose tempo fa anche Giuliano Cazzola) nello “scambio” tra età pensionabile più bassa e assegno commisurato esclusivamente ai contributi versati, escludendo in tutto o in parte il parametro delle retribuzioni per lavoratori che in tutto o in parte godrebbero ancora delle regole pre-1995, la prima delle misure auspicate da Damiano e compagni di ventura ha solo uno scopo: smontare di fatto la riforma delle pensioni del governo Monti, rosicchiarne un pezzo e poi un altro, sotto lo schermo retorico degli “esodati”. Il costo dell’intervento che i firmatari dell’odg sollecitano al governo si aggirerebbe intorno ai 5 miliardi dal 2012 al 2019, da reperire attraverso l’aggravio fiscale sui giochi online, ferma restando la vigente clausola di salvaguardia: se la fonte di finanziamento non dovesse essere sufficiente, scatterebbe l’ennesimo insostenibile aggravio contributivo a carico delle imprese.

L’iniziativa di Damiano, che fa il paio con l’intervista rilasciata ieri a Il Foglio dal responsabile economico del PD Stefano Fassina, mostra quanto siano dense le nubi all’orizzonte: la tentazione dell’area politica che dovrebbe raccogliere la maggioranza relativa dei voti alle prossime elezioni di riavvolgere banalmente il nastro delle riforme del welfare e del mercato del lavoro è una delle ragioni di sfiducia nei confronti dell’Italia nei prossimi semestri.

Volgendo lo sguardo oltre il PD, le tinte non sono diverse. E non solo nel PdL: persino nei gruppi parlamentari di quelle forze che ambiscono a costruire un soggetto “montiano” – dall’UDC a FLI – vi è qualche esponente parlamentare che opera nella quotidianità per smontare la principale delle riforme adottate finora dal governo Monti. In questo clima di ambiguità, come stupirsi della scelta di Goldman Sachs – e non è la sola – di liberarsi della gran parte dei titoli di Stato italiani finora detenuti?

Messaggio ai “montiani”: lo siano nei fatti.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

10 Responses to “Quelli che vogliono smontare la riforma Fornero”

  1. step scrive:

    Tristemente concordo. Questo dovrebbe far riflettere sulla necessità di creare un rassemblement liberale che sia il più omogeneo possibile, dato che in ogni partito prevalgono gli statalisti, come vediamo in questo caso. Omogeneo nei programmi, delle etichette non me ne frega più nulla. Partire dai montiani ad esempio per attuare compiutamente le riforme. Occorre che, nella futura offerta politica, ci sia almeno una testimonianza liberale-liberista. Non facciamoci fregare. Dobbiamo procedere senza dogmi – e sto riferendomi sia alle persone che alle ideologie di appartenenza – per capire con quali soggetti possiamo snellire lo Stato.

    Questa retromarcia sulla riforma del lavoro ci fa capire quanto sia forte il “nemico”, ci fa capire come sia grande il bisogno di unire tutti quelli che vogliono fermare l’aggressività dello Stato. Non possiamo stare qui con le mani in mano a vedere che vincono sempre i conservatori dello status quo. Cerchiamo di agire, per favore. Mi fido di Falasca, di Della Vedova, di “fermare il declino”, di Taradash, ecc. Ma dobbiamo essere più cinici. Stiamo facendo troppi discorsi teorici, e spesso confondiamo il mezzo con lo scopo, il contenitore politico con il programma concreto. E perdonatemi per lo sfogo, ma è uno strazio vedere che non cambia mai nulla, è un’agonia constatare che vince sempre la mentalità assistenziale.

  2. angelo 54 scrive:

    Voglio solo ricordare all’autore dell’articolo iniziale del blog che la proposta di legge in questione (5103 a firma Damiano integrata da Lega,IDV e PDL) e’ una proposta di iniziativa parlamentare trasversale il cui testo unificato e’ stato proposto dal comitato ristretto e adottato da TUTTA la Commissione Lavoro della Camera. LA PdL in oggetto, contrariamente a quanto affermato dall’autore dell’intervento iniziale (che evidentemente non l’ha letta bene perche’ altrimenti se ne sarebbe reso conto) non ha affatto lo scopo di “distorcerne il termine ben oltre il suo significato originario”, ne’ di “smontare di fatto la riforma delle pensioni del governo Monti, rosicchiandone un pezzo e poi un altro, sotto lo schermo retorico degli “esodati”, ma semplicemente di “rendere giustizia” a quei soggetti che, avendo firmato un accordo con le loro Aziende (in crisi), i Sindacati e lo Stato (perche’ nella maggior parte delle volte l’accordo e’ stato firmato attraverso la mediazione e con l’avvallo dei vari Ministeri), sarebbero arrivati in tempi ragionevoli e perfettamente in linea con le norme vigenti pre riforma Fornero, alla maturazione del requisito pensionistico. La Pdl 5103 prevede sostanzialmente solo ed esclusivamente la possibilita’ di un allargamento del numero dei soggetti derogati in linea con quanto ho affermato nel periodo precedente. Lei signor Falasca sara’ anche laureato alla Bocconi e “mastered” alla Luiss, ma evidentemente la sua laurea non le serve se non riesce a capire che in uno Stato che ha ancora, fino a prova contraria, la prerogativa di essere un Stato di diritto, NON SI PUO’APPROVARE UNA LEGGE RETROATTIVA che lancia nel baratro centinaia di migliaia di famiglie lasciandole nel dramma di un futuro di anni senza reddito, ne’ lavoro, ne’ pensione solo perche’ “la signora” Fornero ha deciso di fare cassa sulla previdenza (senza che ce ne fosse bisogno – le affermazione del presidente dell’INPS sono piu’ che chiare alriguardo), per ripianare un debito che, lei lo dovrebbe sapere meglio di me e di tutti, non dipende certo da chi, come gli esodati, ha pagato TUTTE, ma proprio TUTTE le tasse per 38,39,40 anni. A MENO CHE QUESTO NON SIA CHE L’INIZIO, E LO SCOPO FINALE (QUELLO VERO E INCOFESSABILE PER ORA) SIA LO SMANTELLAMENTO TOTALE DELLO STATO SOCIALE. Se e’ questo che lei e le persone come il Ministro Fornero state cercando di fare, se e’ questo quello che voi chiamate “liberismo” o “liberalismo” ….. beh …. direi che la cosa si commenta da sola e …… NO, GRAZIE, NON CI STO (E CON ME, sono convinto, MILIONI DI ITALIANI)!
    E non e’ una questione di “STATALISMO”, ma di “PURO BUON SENSO” e di RISPETTO PER CHI, pur facendo errori che gridano vendetta e che siamo tutti convinti debbano essere corretti e ripianati (ma non a scapito sempre degli stessi), HA SAPUTO COSTRUIRE UN PAESE IN CUI, ma e’ solo un esmpio, NESSUNO PIU’ MUORE DI FAME. Ho invece l’impressione che percorrendo la strada che state tracciando, tra non molto, torneremo a un futuro di incertezze e di barbarie che finira’ inevitabilmente per salvare la “CASTE” e creare nuovi “SERVI DELLA GLEBA” mettendoci l’uno contro l’altro!

    • GIUSI scrive:

      Angelo,condivido pienamente quando da te e’ stato minuziosamente spiegato a chi ancora non ha chiaro il dramma che noi lavoratori chiamati i cosidetti “esodati” stiamo vivendo da mesi. evidentemente se certe persone, come il suddetto, possono permettersi di studiare alla alla “Bocconi”, fanno parte della cosidetta “casta” disconoscendo i sacrifici di chi vive con un modesto stipendio e la indigenza nella quale verrebbe a trovarsi se privato dello stesso o in alternativa all’assegno di pensione.

  3. guido emilio scrive:

    Egregio Dott. Falasca,
    potendo esprimere il proprio pensiero ognuno può dire ciò che ritiene, ma la logica riconducibile alla realtà è vincolante con i fatti. Mi riferisco al fatto che la 5103 NON smonta la riforma Fornero e “sana” ciò che è stato creato dalla stessa. Nonchè, per la prima volta nel nostro stato (di DIRITTO), si disattengono accordi PRECEDENTENTE sottoscritti. Poi il resto è fuffa e Tutti posso dire di tutto.
    Cordiali Saluti

  4. esposito ciro scrive:

    non vi dimenticate dei lavori usuranti notturno che con l aumento dell età anagrafica mi toccherà rincorrere sempre. con 35 anni più 1 riscattato e 59 anni e 8 mesi sempre di lavoro in H24,rispetto al requisito di ultimi 10 anni previsti non posso beneficiare di questo diritto dopo che per 17 anni abbiamo sperato in questo riconoscimento e finalmente approvato la fornero ci ha cancellato i nostri progetti futuri…..e non sta bene. saluti ciro esposito

  5. lodovico scrive:

    Caro Piercamillo, hai difeso la Costituzione ora goditi la funzione etica che questa riserva ai cittadini ( la nostra Costituzione non cita mai gli Italiani) ed così, giocoforza, si deve smontare la riforma Fornero perchè incostituzionale in quanto non tutela la salute che è un diritto fondamentale: le malattie in italia sono un fatto penale e incostituzionale, vedi il caso ILVA.

  6. Piccolapatria scrive:

    @step@ Quanto a cinismo in questo governo montiano ne troviamo a vagonate… Ma che cosa ci ha portato il tecnicismo sbandierato ad hoc per farci credere che i salvifici provvedimenti erano sì amari ma efficaci? La solita ricetta nefasta a conferma che lor signori ( lo stato ladro e vessatore)sono i padroni e noi i sudditi al servizio permanente ed effettivo finchè morte non ci colga. In occasione della riforma pensionistica si è però fatto strame di tante realtà umane a favore di tante altre “intoccabili”. “La” Fornero ha dimostrato di essere persona imparaticcia, invasa dal suo sapere libresco presuntuoso e avvinta dall’esaltazione del “potere”, si è arroccata nella turris eburnea della saccenza insindacabile quanto distante dalla realtà fattuale; si è rivelata incapace di analizzare e prendere atto di critiche e/o visioni diverse dalle sue pur orientate verso lo stesso scopo riformista ( so tutto e qui comando io!). Si è comportata da donnetta senza valore non per l’ipocrita e stucchevole lacrima sul viso ma quando ebbe modo di opporsi alle critiche dichiarando che ne riceve solo perchè “donna”. Glielo vada a dire al camionaro, per esempio, che si troverà a rischiare la propria e l’altrui vita sulle strade alla guida del bisonte in un’età non più consona al duro mestiere che richiederebbe lucidità mentale e prontezza di riflessi, caratteristiche che non sono prerogative dell’avanzare negli anni.

  7. stefano scrive:

    Sono assolutamente liberale, ma devo riconoscere che la riforma Fornero è veramente da smontare al più presto (premetto che non sono esodato e mi manca una vita alla pensione).
    Questa riforma non è un riequilibrio della previdenza, ma un semplice provvedimento per fare cassa, visto che il sistema era perfettamente stabile anche per il futuro (leggasi interventi Mastropasqua) anche grazie ai contributi spaventosi (quasi il doppio di quelli tedeschi, per capirci) e comunque a un età media di pensionamento già molto alta grazie alle finestre di Tremonti (sopra i 60 anni).

  8. Michele scrive:

    Chi sostiene che la 5103 “smonta” la riforma Fornero non ha letto la proposta di legge oppure vuole inviare un messaggio fuorviante.

    La 5103 propone modifiche unicamente al transitorio della riforma (esodati) senza intaccare minimamente le regole a regime.

    I 5 miliardi di spesa sembrano indubbiamente molti, ma a fronte dei risparmi globali della riforma sono una cifra minima e indispensabile per risolvere il problema degli esodati lasciati (letteralmente) per strada.

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