I movimenti “estremi”. Il nuovo puzzle europeo

– La rivendicazione di un’identità territoriale, nazionale o regionale, forte. Ma anche di improbabili miti fondativi e estemporanee manifestazioni popolari. La paura di un impoverimento materiale e di una corruzione morale di cui sarebbe responsabile l’immigrazione. L’identificazione dell’Islam come il nemico principale dei valori tradizionali.

Questi, nella maggior parte dei casi, sono gli elementi che per certi versi giustificano l’esistenza di quei gruppi politici europei in progressivo, ma continuo, incremento. Baluardi conto la globalizzazione che assottiglia le differenze, i valori delle singole comunità. Un fenomeno continentale che si sta riorganizzando, in difesa della presunta minaccia di un inquinamento politico e spirituale.

Un vero e proprio puzzle, nel quale trovano spazio il Partito della libertà austriaco (Fpo) e quello per la libertà olandese (Pvv), il gruppo belga Vlaams Belang (Interesse fiammingo) e la Lega Nord in Italia, il Front National francese e il Partito danese del popolo, i Democratici svedesi, il Partito del progresso in Norvegia, Alba dorata in Grecia, il movimento Diritto e Giustizia in Polonia e il movimento Jobbik per una Ungheria migliore. E molti altri dalla Svizzera (Svp-Udc) al Portogallo, (Cds-Pp), dalla Repubblica Ceca (Kdu-Csl) alla Bulgaria (Ataka), dalla Scozia (Scottish National Party) alla Germania (Npd).

Fatta eccezione per il movimento polacco Prawo i Sprawiedliwosc, che è stato anche al governo dal 2005 al 2010 ed è una sorta di partito nazional-conservatore a forte impronta cattolica, gli altri gruppi rivendicano un’identità non reale contro la presunta degenerazione multiculturale. Sul piano dell’azione i diversi movimenti si sono caratterizzati per le battaglie per impedire la costruzione di moschee, per limitare, almeno, la diffusione dei negozi etnici e, in forme diverse, i diritti degli immigrati. In particolare quest’ultimo punto, spinto al non riconoscimento della cittadinanza, costituisce la “saldatura”, il punto di incontro, di tanti di questi partiti.

I gruppi più rappresentativi a Strasburgo fanno parte del gruppo dei non iscritti. Antieuropeismo e nazionalismo estremo, talora con preoccupanti sconfinamenti sono la matrice comune. Dal Front National, rilanciato da Marine Le Pen dopo la flessione del 2007 e la risalita del 2010, al British National Party, dal Partito della libertà di Geert Wilders in Olanda allo Jobbik ungherese.

In questo antistorico ancoraggio al passato, nel quale si muovono tanti personaggi dei quali molto pochi con i requisiti necessari per definirsi leader, i più famosi sono stati senza dubbio l’austriaco Jorg Haider e l’olandese Pim Fortuyn. Autori, entrambi, di significative operazioni. Il primo, del successo, nel 1990, del Partito delle libertà austriaco (seconda forza con un inaspettato 27%). Oltre che, nel 2005, fondatore di un nuovo partito, l’Alleanza per il futuro dell’Austria che nelle elezioni del 2008 ottenne quasi l’11%. Il secondo, della consacrazione elettorale della lista a suo nome (Lijst Pim Fortuyn) nel 2002 (primo partito di Rotterdam e al 17% a livello nazionale).

Ma nel complesso incasellare questi movimenti in coordinate simili appare non facile. Tante sono le rivendicazioni inseguite, i programmi enunciati. Accanto al nazionalismo estremo e al razzismo, non di rado si affaccia anche l’autonomismo. Accade in Spagna, sia nei Paesi baschi che in Catalogna. Accade in Scozia e in Galles, dove lo Scottish National Party e il Playd Cymru rivendicano la separazione dalla Gran Bretagna, o in Grecia dove Alba dorata ha organizzato dei punti di distribuzione di aiuti materiali alle famiglie messe più in difficoltà dall’attuale situazione economica, purchè di “razza ariana”.

A dimostrare il crescente interesse nei confronti di questi fenomeni è anche la letteratura in materia. Le riflessioni su specifiche identità territoriali. Il tentativo di oltrepassare i luoghi comuni per soffermarsi sulle radici, anche ideologiche, che capo-saldano i “credo” di diversi movimenti. Tra i contributi più recenti (e più interessanti) vanno segnalate le indagini di Marco Aime sulla Lega e di Jean-Loup Amselle sulla destra xenofoba francese.

Aime, nel suo Verdi tribù del Nord (Laterza, pp. 153, euro 12,00), addentrandosi tra simboli e riti padani, evidenzia i tratti del tribalismo politico. Sul versante francese Amselle, in L’ethnicisation de la France (Lignes) e Contro il primitivismo (Bollati Boringhieri, pp. 114, euro 11,50), contesta la destra e l’estrema destra “repubblicana” ma anche la sinistra, ree di essere prigioniere di un pensiero che trasforma la Cultura in una gabbia.

Interessanti sono le conclusioni, le prospettive proposte dai due autori. Uscire dall’immagine statica che contraddistingue il movimento italiano e quello francese, ma anche la gran parte degli altri. Detribalizzare il linguaggio, liberandolo dai riferimenti all’identità. Da aggettivi come “nostro” e “antropologico”. Abbandonare l’immagine delle “radici” per abbracciarne altre. Magari quella delle “confluenze”.

Trovare, anche con fatica, motivi di unione piuttosto che di divisione. Di inclusione piuttosto che di esclusione. Un problema che non riguarda solo le nuove “tribù” europee ma l’intero continente. L’idea di Europa e la sua governance. Non una questione da poco.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

2 Responses to “I movimenti “estremi”. Il nuovo puzzle europeo”

  1. Andrea B. scrive:

    E l’ UKIP di Nigel Farage dove lo mettiamo ?

    Comunque, eventualmente, mettere nello stesso calderone il partito della libertà di Wilders con, che so, la greca Alba Dorata serve a poco.
    Dovremmo partire prima di tutto dalla considerazione che esistono movimenti anti EU ed anti “islamizzazione” della società europea che si muovono da posizioni liberali, magari intransigenti, ma comunque liberali ed altre che hanno come invece come orizzonte solo uno sciovinismo ed un conservatorismo sociale ed economico, nonchè una buona dose di razzismo verso lo “straniero” tout court, da essere considerate praticamente delle formazione naziste.
    Tra un Wilders che dice che la sharia non è compatibile con i nostri principi di libertà, consegnatici dai nostri padri e nonni con grandi sacrifici ed i greci di alba dorata che, a cranio rasato e sventolando bandiere con una quasi svastica sopra, fanno raid anti stranieri qualche differenza c’è…

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