La resistenza del maoismo in Asia

– Il maoismo, una delle ideologie più influenti nella storia dell’Asia e del mondo in generale, è in una fase probabilmente cruciale della sua storia. È più congruo sostenere che questa fase sia di sostanziale declino, ma definire solo parte dei libri di storia ciò che è derivato dal dettato di Mao Zedong è sicuramente scorretto.

Uscendo dal perimetro principale di sviluppo del maoismo, ovvero la Cina, vi sono nei paesi confinanti diversi partiti comunisti di stampo maoista, dediti un po’ ovunque alla guerriglia, con maggiore presenza in Nepal e India.
La costante che permette la penetrazione di questa ideologia è sicuramente la grande povertà, che accomuna sia il Nepal che le regioni indiane dove i “naxaliti” (soprannome dei maoisti indiani che deriva dalla città delle prime rivolte, Naxalbaari), tra i quali vi è anche il gruppo che ha rapito un turista italiano e un tour operator lo scorso marzo, controllano interi villaggi e godono della fiducia cieca dei loro abitanti.

Nell’ex regno del Nepal – appunto, uno dei paesi più poveri del mondo – addirittura il “Partito Comunista (Maoista) Unificato” (PCMaU) presiede il gabinetto di governo con il presidente Bhattari, sebbene una frangia più fedele alla linea dura nel giugno scorso abbia lasciato il partito, non tollerando più la “parlamentarizzazione” e il compromesso con le altre forze politiche nepalesi.

I naxaliti, invece, riuniti attorno al “Partito Comunista Indiano Maoista” (PCIMa) sono a tutti gli effetti un partito combattente che consta di circa 10mila miliziani, sparsi in un’enorme area del paese denominata “corridoio rosso”, dove risiedono le popolazioni più povere e meno alfabetizzate (in alcuni Stati con un tasso del 65%), con un grosso bacino di utenza tra le cosiddette “scheduled classes and scheduled tribes”, caste e tribù tradizionalmente emarginate. Da tre anni il governo indiano cerca di contrastare la minaccia naxalita attraverso una vasta operazione di polizia denominata Green Hunt, ai cui successi si alternano spesso massacri di civili che producono l’effetto contrario, ovvero all’ulteriore crescita di consenso dei gruppi maoisti.

Nonostante una certa resistenza del maoismo in tutto l’Estremo Oriente, oggi manca del tutto l’appoggio della Cina. Infatti, nonostante essa sia la patria stessa del maoismo, con l’avvento di Den Xiaoping dal 1979 essa ha cominciato un lungo processo di “de-maoizzazione” massiccia che consiste fondamentalmente nella fine dei finanziamenti dei gruppi maoisti dei paesi limitrofi (ne hanno subito le conseguenze soprattutto i naxaliti) e nella graduale marginalizzazione degli esponenti di spicco dichiaratamente fedeli all’originaria linea di Mao.

L’attualità di tale processo è evidente se si considerano gli avvenimenti legati a uno dei personaggi più in vista del Partito Comunista Cinese, il governatore della popolosa provincia di Chongqing nonché membro del Politburo ed ex Ministro del Commercio Bo Xilai, oggi caduto in disgrazia a causa di un caso molto controverso.

Bo, maoista dichiarato e con un ruolo molto attivo durante la Rivoluzione Culturale (faceva parte del temuto gruppo d’azione Liandong), è stato indirettamente coinvolto nelle indagini sulla morte di un uomo d’affari britannico, Neil Percival Heywood. L’uomo, 41 anni di cui metà vissuti in Cina, che aveva ottimi rapporti d’affari con la famiglia di Bo, è stato trovato morto nella sua stanza del Lucky Holiday Hotel di Chongqing lo scorso Novembre.

nizialmente la morte fu attribuita ad un’overdose da alcool, la qual cosa evidentemente non comportava nessun coinvolgimento esterno. Ma una serie di coincidenze, tra queste la sostituzione graduale di praticamente tutto il personale del Lucky Holiday e, soprattutto, la strana fuga del suo ex-fedelissimo capo della polizia Wang Lijun (che ha richiesto asilo politico presso l’ambasciata americana) hanno riaperto il caso. Wang Lijun ha dipinto in termini dittatoriali il governatorato di Bo Xilai, segnando l’inizio della fine della carriera politica di quest’ultimo.

E’ stata congelata, dunque, qualunque promozione (Bo infatti era in lizza per divenire membro del potentissimo Comitato permanente dell’Ufficio politico del Partito comunista cinese) e riaperto il caso della morte di Heywood, la cui causa ufficiale è oggi l’avvelenamento da cianuro e i cui primi sospettati come mandanti sono la moglie di Bo, Gu Kailai e il figlio, Bo Guagua. In questo controverso caso, in cui si mischiano morte, affari oscuri e riciclaggio di danaro sporco, chi paga le conseguenze è evidentemente il governatore Bo che è passato in pochi mesi da essere il capofila della “nuova sinistra” cinese – una sorta di mix tra maoismo e socialdemocrazia che vede con disincanto l’esplosione economica degli ultimi anni – alla totale marginalizzazione dalla scena politica.

La controversa questione, per via della straordinarietà degli eventi (Wang nella storia cinese risulta l’ufficiale col grado più alto ad aver richiesto asilo politico presso uno Stato estero), ha dato l’impressione di una “resa dei conti” interna come spesso avviene nelle dinamiche del PCC.

La guerra politica interna in Cina progressivamente sta, quindi, marginalizzando le frange maoiste la cui ideologia è incongrua rispetto alle scelte di politica economica del paese, ma ciò non vuol dire obbligatoriamente che nel medio-lungo periodo non si possa prevedere nuovamente l’utilizzo per fini interni dei partiti maoisti esteri. Le crescenti tensioni coi paesi limitrofi, in particolar modo con l’India, potrebbero creare la necessità per Pechino di avere dei gruppi-proxy nei paesi ostili e portarla a riattivare i canali con le guerriglie locali.

E un eventuale nuovo appoggio di Pechino ai naxaliti potrebbe cambiare completamente la storia dell’Asia Orientale da qui a 30 anni.


Autore: Antonio Mastino

Classe 1983, viene dalla ridente isola di Sardegna. Laureato in Scienze Politiche e delle Relazioni Internazionali, ha formato la propria esperienza nell'analisi internazionale al Ce.S.I. - Centro Studi Internazionali, curando in particolar modo gli scenari geopolitici dell'Africa Sub-Sahariana e dell'Estremo Oriente.

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