Inizia la spending review, finisce il Sud?

di LUCIO SCUDIERO – Per il Mezzogiorno ieri è finita un’era.  Con la conversione del decreto di spending review il Parlamento ha dato avvio al processo di revisione della spesa pubblica che la necessità di un’economia in recessione terrà  aperto ancora per molti anni.

E’ finita l’epoca della spesa pubblica come tampone delle croniche inefficienze del Mezzogiorno, che se era relativamente più povero del resto del Paese prima della crisi, con lo scoppio di essa è andato perfino peggiorando.

Tra il 2007 e il 2011 – dice la Svimezil Pil del Sud si è ridotto di oltre il 6 per cento, a fronte del meno 4 delle regioni del Centro Nord. Se vi si somma la stima dei 3 punti percentuali di calo attesi per l’anno in corso, il risultato è che in 5 anni il Meridione ha perso 10 punti della propria già minore ricchezza. Il risultato sul Pil pro capite si traduce in un divario di oltre 12.000 euro l’anno: una media di 17.466 euro  contro i 29.866 del Centro Nord.

E ciò nonostante il continuo e ingente afflusso di risorse pubbliche dirottate al Sud, dove ogni anno l’operatore pubblico ha trasferito il 4 per cento del prodotto nazionale, ottenendo il risultato di una sanità e un’istruzione peggiori che nel resto del Paese, una peggiore qualità dei servizi pubblici in genere e della vita, ma tanti, tantissimi occupati nel pubblico impiego: in Sicilia uno su cinque è al “servizio” della Repubblica, impiegato in Stato, Regione, Province, Comuni e loro derivazioni clientelari.

Neppure dove sarebbe facile, il Sud vince. Prendete il turismo. Regioni stupende e ricchissime di scorci naturali e culturali non fanno, insieme, il valore economico del Lazio. Nel biennio 2006-2007 la Banca d’Italia ha stimato che la spesa dei turisti stranieri nelle regioni meridionali è stata complessivamente pari a 4,4 miliardi, contro i 5,1 spesi nel Lazio e in Lombardia e i 4,5 in Veneto.

La smetto coi dati, il cui tenore era già noto ai più. Resta il punto: cosa ne farà l’Italia del Sud, e il Sud di se stesso, ora che è arrivato il momento di cominciare a sfoltire il proprio ridondante organico pubblico?

Quale sorte toccherà a Campania, Sicilia, Calabria, Puglia adesso che il settore pubblico sarà sempre meno capace di trasferirvi risorse?

Il circolo del sottosviluppo è giunto al suo redde rationem con la storia e i fondamentali dell’economia. L’impatto dei tagli di spesa farà male, malissimo, come fa male a un tossicodipendente l’astinenza da eroina.

I palliativi non funzioneranno più e a Pomigliano d’Arco come a Taranto – per esempio –  io inizierei a separare i meriti privati di Fiat e Ilva dai torti pubblici che ne hanno connotato la gestione fino a un decennio addietro.

Senza sotterfugi, e con il resto della Penisola che non se la passa più tanto bene da poterlo assistere, il Mezzogiorno non ha alternativa tra lo sviluppo di una robusta, efficiente e dinamica economia privata e lo scivolamento inesorabile verso l’indigenza e la disperazione che produrranno migrazioni di massa.

La politica a tutti i livelli deve dimostrarsi all’altezza della missione, che è quella di sviluppare un progetto Paese che coinvolga innanzitutto il Mezzogiorno nella proiezione di sé che l’Italia necessariamente dovrà riflettere in Europa e nel Mondo.

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Twitter: @Antigrazioso 


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

3 Responses to “Inizia la spending review, finisce il Sud?”

  1. Michele Dell'Edera scrive:

    Io, caro Lucio, una soluzione ce l’avrei. Chiederei al Nord che ci ha sempre aiutato (come tu dici), a cominciare dall’Unità d’Italia quando sono venuti a “salvarci”, di non aiutarci più.

    Come ci hanno aiutato nella costruzione della Salerno reggio Calabria (costruita si fa per dire da Impregilo nota azienda meridionale), nel furto dei fondi del regno delle due sicilie, nella gestione dei rifiuti a Napoli che ha visto un ottimo connubio tra Camorra e Veneto…

    Se questi sono gli aiuti direi che forse la salvezza del sud sta nel nostro abbandono. prima la smetteranno di aiutarci, prima ci salveremo.

    Inoltre ti consiglio sommessamente di aggiornarti. Enrico Bondi nella sua relazione sulla Spending Review ha detto che ci sono più sprechi al nord. Mi dispiace deluderti.

    Buon lavoro e buon studio.
    Michele Dell’Edera

    http://economia.panorama.it/enrico-bondi-dieci-miliardi-spese-sud-piu-efficiente-nord

  2. giuseppe gaetano marangi scrive:

    Per il Sud non c’è speranza. Lo dice bene Tomasi di Lampedusa nel suo Gattopardo quando, nel colloquio con Chevalley pone in bocca a don Fabrizio queste parole: “I Siciliani (ma la metafora vale per la gran parte del Sud) non vorranno mai migliorare per la semplice ragione che credono di essere perfetti; la loro vanità è più forte della loro miseria . . . ”
    Naturalmente, quella vanità sa trovare gli appigli più fantasiosi per autoalimentarsi, andando alla ricerca degli alibi più fantasiosi.
    E così la Salerno Reggio sarebbe stata costruita prima e meglio se l’avessimo affidata direttamente alle dittarelle della ‘ntrangheta piuttosto che a una grossa impresa del Nord che con la ‘ntrangheta ha dovuto vedersela.
    Certamente il ricco patrimonio del Regno delle Due Sicilie fu incorporato cento cinquanranni addietro dallo stato unitario ma cosa seppe produrre la nostra cultura in termini di sviluppo industriale?
    Concordo perfettamente nell’opinione che la cessazione di ogni aiuto può rappresentare l’unico spiraglio per il Sud; a una condizione. beninteso! Che ci siano finalmente attribuite le libertà civili ed economiche cancellando tutta (ma proprio tutta) la legislazione che opprime l’Italia dal 1966 in poi.
    Basterebbero due articoli di legge: a) da oggi cessa l’erogazione di ogni aiuto corrisposto al Sud con risorse
    attinte in altre regioni; b)nel Sud non si applicano tutte le leggi varate in Italia dal 1966 in poi.
    Cordialmente.

  3. Bruno scrive:

    “Chiedeti cosa puoi fare per la tua nazione, e non cosa la tua nazione puo’ fare per te”. John F Kennedy

    Il cambiamento comincia a livello personale con il senso dello stato dove ognuno fa la sua parte per la collettivita’, con il senso della legalita’, per cambiare bisogna riconoscere i propri errori.

    L’illegalita’ diffusa e la criminalita’ organizzata trovano terreno fertile al sud, pero’ e’ interessante notare che le ramificazioni di tale fenomeno si riscontrano in paesi relativamente nuovi come USA, Canada e Australia tra le comunita’ italiane di origini meridionale.

    I trasferimenti automatici di soldi da Roma, e dal nord devono finire perche’ oltre a togliere risorse finanziarie alle altre regioni, toglie l’incentivo al sud di miglorarsi.

    La riscossa del sud passa solo ed attraverso il sud. Chi ancora rivendica i vecchi stereotipi che il sud e’ stato depredato dal nord in passato, si pone dal lato dei perdenti perche’ si arrampica sugli specchi per non ammettere i propri errori e non vuoler assumersi le proprie responsabilita’.

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