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Auto elettrica, il Decreto Crescita dà la carica

– Con la conversione del Decreto Crescita approvata la scorsa settimana, è diventata legge la previsione di un Piano nazionale infrastrutturale per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica entro sei mesi.

L’emendamento che introduceva nel decreto crescita un pacchetto di misure per l’auto elettrica, in un primo tempo dichiarato inammissibile, è stato, infatti, successivamente riammesso e approvato. Sono così state poste le basi per il superamento delle barriere infrastrutturali che oggi frenano la crescita di una tecnologia già dotata di un potenziale competitivo e di prospettiva.

Il Piano sarà proposto dal Ministro delle infrastrutture e dei trasporti e, ai fini della sua approvazione, vedrà coinvolti il CIPE e la Conferenza unificata che riunisce i rappresentanti di tutti i livelli di governo territoriale. Se ne prevede l’adozione entro 6 mesi dalla prossima pubblicazione in gazzetta ufficiale del decreto crescita. Sarà quindi aggiornato entro il 30 giugno di ogni anno.
Il Piano avrà ad oggetto sia la realizzazione di reti infrastrutturali, sia la realizzazione di interventi sul patrimonio edilizio per la ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica.

Ora che, con l’approvazione di una prima disciplina organica di livello primario, è stata posta la prima pietra, sarà importante rispettare i tempi previsti per l’emanazione del piano e ancor più determinante sarà il coinvolgimento, ai fini della sua concreta attuazione, di soggetti privati mediante accordi di programma. La realizzazione di una rete efficiente e sufficientemente magliata necessita, infatti, dell’apporto di capitali privati.

In quest’ottica, è auspicabile che regioni, comuni e province facciano la loro parte dando applicazione alle norme del decreto di cui sono destinatari. In particolare, Regioni ed enti locali sono chiamati ad adeguare gli strumenti urbanistici e di programmazione territoriale alla previsione di uno standard minimo di dotazione di impianti di ricarica. Inoltre, le disposizioni contenute nel decreto crescita consentono l’esenzione dalla tassa per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche in favore dei proprietari di immobili che eseguono che eseguono interventi diretti all’installazione di punti di ricarica.

Il quadro normativo tracciato con il decreto crescita si completa con il capitolo sulla ricerca di settore e sugli incentivi, fino a 5.000 euro, all’acquisto di auto a basse emissioni. In questo modo si riduce o si azzera l’attuale differenziale tra il prezzo di un veicolo elettrico e il prezzo di un equivalente veicolo a benzina, rendendo immediati i benefici economici che derivano dai minori consumi delle auto elettriche. Oggi, infatti, occorrono alcuni anni (mediamente, si stima, 5 anni) per ammortizzare, con il risparmio ottenuto con la ricarica, il maggior costo dell’auto elettrica.

Per quanto quest’ultima misura possa promuovere la diffusione nel breve e medio periodo di una tecnologia pulita per la mobilità, l’azione prioritaria rimane l’infrastrutturazione, vero volano dello sviluppo del settore. Gli investimenti sulla rete, oltre che essere ineludibili, sono i soli a poter favorire un percorso di crescita stabile e solido nel lungo periodo ed anche per questo le direttrici della ricerca sono focalizzate sul fronte delle tecnologie di rete da sviluppare e perfezionare per creare un’infrastruttura efficiente e un comparto dell’auto elettrica competitivo.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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