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Negli USA, dove la giustizia penale è ancora un modello

– Montgomery’s County Courthouse.
Il termometro segna 103 gradi Fahrenheit. Via vai di legali più o meno malvestiti, cittadini di ogni sorta in attesa nei corridoi.
Aria condizionata gelata ed una tranquillità sconosciuta.

Nell’aula del tribunale: maxischermo, proiettori, casse Bose, microfoni, 6 computer per le parti processuali, qualche avvocato, una decina di spettatori, qualche cartellina, nessun faldone. Chiamano l’imputato, arrivano defensor e prosecutor.

L’accusa è traffico di stupefacenti. Il nostro è un messicano dedito allo spaccio di anfetamine. I familiari hanno pagato la cauzione per farlo uscire momentaneamente di galera. La difesa chiede il plea bargaining (patteggiamento). Il prosecutor è d’accordo: affare fatto. Pena pattuita e tutti a casa. Il processo è finito, sotto un altro.

L’Italia è molto lontana, il suo processo penale lo è anni luce. Da noi si entra in tribunale per scampare alla pena, mai per assumersi la responsabilità. Il processo penale americano è costruito su questo assunto: il prosecutor procede solo con elementi probatori sostanziali (non ha l’obbligo dell’azione penale), all’imputato si offrono tutte le opportunità per dichiararsi colpevole, dopo di che si va a processo.

Il patteggiamento negli USA funziona perché se l’imputato, essendo colpevole, rifiuta poi interviene la pena in tempi molto brevi. In Italia non funziona, in quanto di solito interviene la prescrizione. Conseguenza è che a processo negli States si va raramente, le Corti quindi sono veloci e precise nel decidere. I processi più complessi impiegano massimo 18 mesi per il primo grado. L’appello si conclude in un anno. Nel giro di due-tre anni si esauriscono i primi due gradi.

La sproporzione tra i mezzi è grande. Computer, proiettori di ultima generazione, maxischermi, impianti sonori. Il livello tecnologico non è comparabile. Questo garantisce velocità, maggiore accuratezza, molto più ordine (non vi è traccia delle montagne di carta nostrane), un senso di trasparenza e fiducia nell’azione di giudice ed accusa a noi sconosciuta.

La professione forense è davvero competizione in regime di libero mercato. Le tariffe sono regolate solo per il tetto massimo, le bar associations si limitano ad offrire formazione professionale, il praticantato forense dura 3 mesi e l’esame è lo stesso per aspiranti procuratori ed avvocati, gli studi possono farsi pubblicità in qualsiasi modo ed i più giovani praticare prezzi molto bassi per attrarre clienti.

Ho raccontato al criminal attorney con il quale collaboro come funziona in Italia e mi ha chiesto ridendo se avessimo deciso di rimanere nel Medioevo. Ho risposto di sì, senza sorridere purtroppo. Per i liberali d’Italia non ci sono solo giurie da convincere, ma culture da cambiare e resistenze da abbattere.


Autore: Lorenzo Castellani

Studia Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma. Appassionato di diritto, politica e giornalismo. Ha diretto un giornale universitario e fondato il network studentesco LUISS APP, è promotore dell'associazione ZeroPositivo. Liberale e liberista, sogna un’Italia dinamica, aperta e competitiva. Tw:@LorenzoCast89

2 Responses to “Negli USA, dove la giustizia penale è ancora un modello”

  1. In cerca di un'alternativa scrive:

    Che dire, triste verità.. come il mio nick suggerisce, aspetto con ansia qualcuno che proponga delle vere riforme liberali anche in Italia, ma di luce in fondo al tunnel ne vedo ancor poca, purtroppo.
    (Se poi penso alla probabile ricandidatura del “buon” Sivlio, che – sarà l’età? – confonde un po’ troppo spesso libertà e anarchia, non so se ridere o piangere..)

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