Le Olimpiadi dei risultati imprevedibili e dei luoghi comuni

di MARIANNA MASCIOLETTI

 – Ed in sostanza vince, vince, sì, l’italiano vince
e con lui vince l’Italia intera…
(Elio e le Storie Tese)

Ci sono un inglese, un francese, un cinese (quello non manca mai) e un italiano. No, non è il mondo delle barzellette ma le Olimpiadi di Londra 2012, che come al solito portano con sé tante emozioni, tanti telespettatori e tanta retorica variamente patriottarda.

Ritorna la “passione olimpica”  che sembra investire tutto e tutti: non c’è baretto di periferia che non offra la cronaca televisiva delle gare in corso, non c’è conversazione che prescinda dai risultati degli atleti italiani.

Ritornano gli attacchi di bile dei veri appassionati di uno o più sport “sconosciuti”, che ogni quattro anni vedono noi italiani medi trasformarci in espertissimi e sfegatati tifosi di sport completamente ignorati nel quadriennio precedente, nonché in produttori seriali di sfondoni (più del solito).

Ritornano (ma se n’erano mai andati?) i cronisti che, ostentando familiarità con la “gente che piace”, chiamano gli atleti più conosciuti per nome, come fossero amiconi da sempre, e quelli sconosciuti per cognome, sbagliandolo, salvo poi impararlo a velocità fulminea in caso di vittoria di una medaglia.

Ritornano i pettegolezzi sui vari atleti e le insinuazioni su come la loro vita privata possa aver influito sulle eventuali sconfitte.
Ritornano gli spot pubblicitari della Cedrata Tassoni, che però, bisogna ammettere, sono una costante di tutte le estati, non solo di quelle olimpiche.

Ritornano i luoghi comuni di sempre, leggermente adattati al momento storico, ma nella sostanza sentiti e strasentiti da quando eravamo bambini.
E il grande cuore dell’Italia.
E le donne s’impegnano di più e i maschi sono più mascalzoncelli (e il ragazzo è brillante ma non s’impegna).
E il talento non basta, ci vuole l’allenamento (ma dai).
E Tizia ha dato tutto e Caio non ha dato abbastanza (“dato” cosa esattamente non è chiaro).
E “i nostri azzurri” (tutti cianotici?) e “le nostre ragazze” (tutte fidanzate con voi? Poi per forza quelli temono la poligamia).
E “L’Italia c’è” (e meno male, dov’era andata nel frattempo? Si era per caso staccata dalle Radici Cristiane dell’Europa?).

Ritornano i nazionalismi d’accatto, le bandiere sventolate, l’inno cantato a squarciagola con quel “Siam pronti alla morte” che, dal punto di vista della metrica, è certo più agile rispetto a “siam pronti a rinunciare ai nostri privilegi per garantire i diritti di tutti“, ma non altrettanto utile, come si è visto, al prosperare di una democrazia.
Ritornano i razzismi non espressi per educazione, ma evidenti nello sguardo di tutti quando un italiano batte un tedesco o un cinese.

Ritorna la tentazione di attribuire allo sport una valenza politica eccessiva, per cui una sconfitta a pallavolo vale duecento punti di spread e una vittoria contro un tedesco un “gliel’abbiamo fatta vedere, ai crucchi”.

Del resto, dice il saggio, chiedere l’originalità al carrozzone delle Olimpiadi è come pretendere di trovare una buona pizzeria in Norvegia: probabilmente c’è pure, ma non è quello il luogo migliore dove cercarla.

E allora via, è estate, fa caldo e quasi tutti sono in vacanza: lasciamoci trascinare pure noi nella delizia del luogo comune, nelle morbide e rassicuranti braccia del detto, ridetto e stradetto. Prenderemo lezione da cronisti e atleti, con umiltà e spirito di sacrificio.

Potremmo anche dilettarci ad assegnare le medaglie della specialità, ma, ve lo diciamo subito, l’oro olimpico è già ipotecato.
Da chi? Dal padre di Rosalba Forciniti, la giovane e bravissima atleta calabrese che ha conquistato un bronzo nel judo.

In preda all’entusiasmo per il risultato della figlia, ma sempre coi piedi per terra e un occhio ai pettegolezzi (che, si sa, scattano subito, è un attimo), il signor Forciniti ha dichiarato: “E’ una ragazza semplice che ama lo sport. Questa vittoria non la cambierà“. Il giornalista, dal canto suo, per arrivare almeno all’argento, rincara la dose sugli “occhi neri e profondi” della grintosa Rosalba e sulla sua testardaggine di (sic) “calabrese verace”.

E noi, per restare nel solco dell’originalità, scommettiamo che le piaceranno gli uomini che la fanno ridere. Buon proseguimento di Olimpiadi.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

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