Passi avanti e dubbi in Parlamento sull’ “agenda digitale”

È arrivato il primo, timido “sì” al progetto di legge sulla “agenda digitale”: la IX Commissione della Camera ha approvato un testo unico che unifica le proposte in materia di PD e UDC (primi firmatari Gentiloni e Rao) e PDL (primo firmatario Palmieri). Per il sì definitivo della Camera e la trasmissione al Senato bisognerà, però, aspettare la ripresa dei lavori in settembre.

In breve, il ddl prevede: la creazione di un fondo per le start-up innovative (30 milioni per il 2013, che saliranno a 40 per il 2014 e a 50 per il 2015), a cui si aggiungono una serie di agevolazioni fiscali; date precise (e molto vicine) per la fornitura di servizi digitali e l’uso dei programmi open source nella P.A.; agevolazioni fiscali e burocratiche per la creazione di reti e impianti in fibra ottica; incentivi alle famiglie a basso reddito per la rottamazione dei vecchi computer e l’acquisto di nuovi computer o tablet, così come per l’acquisto di chiavette internet; la creazione di un disegno di legge annuale in materia di servizi digitali, sulla falsariga della c.d. “legge comunitaria”.

Sebbene la si possa considerare una buona notizia, perché finalmente si guarda alla Rete come possibilità di rilancio e non come un pericolo, siamo ancora lontani dalla definizione di una vera strategia per risalire la china. Sia chiaro: non si intende con questo sminuire lo sforzo fatto dalla sparuta pattuglia di “onorevoli internettari”, che risulta ancora più apprezzabile se si considera che il Parlamento è stato sul punto di approvare provvedimenti come il comma 29 del ddl sulle intercettazioni o l’emendamento Fava. Non si vuole essere né pessimisti, né “benaltristi”. Però…

Però, ci sono tante buone ragioni per essere ragionevolmente disillusi: le procedure parlamentari sono lente e la legislatura è agli sgoccioli, la Rete resta un argomento “lontano” dal comune sentire sia dei nostri politici che della gente comune e, dati i precedenti, si rischia sempre l’approvazione di un emendamento su cui poi si farà marcia indietro, con l’unico risultato di perdere ulteriore tempo prezioso. Soprattutto, perfino il Governo Monti ha dimostrato una sorprendente continuità di inazione in materia, coerentemente con gli ultimi esecutivi che ci hanno governato.

Ammesso e non concesso che vengano approvate, inoltre, le norme del testo unico pongono obiettivi temporali che ricadono nella prima parte della prossima legislatura (2013-2015). Non sono cioè obbiettivi di competenza dell’attuale Governo, ma di quello che lo sostituirà in seguito alle Politiche del prossimo aprile.

Le forze politiche che si candidano, dunque, a guidare il Paese diano un segnale: sono intenzionate o no ad approvare questo testo unico entro questo autunno? E siccome il rilancio dell’Italia non può limitarsi a una 50 euro elargita per comprarsi una chiavetta Internet, quali sono le altre proposte in materia? Sono a favore o no dell’adozione degli ebook di testo nelle scuole? Come intendono affrontare la questione del commercio elettronico, che non è affatto in contraddizione con la tutela del diritto d’autore?

Chi non ha le idee chiare, farebbe bene a darsi una mossa per chiarirsele. L’Italia, soprattutto per quel che riguarda la sua agenda digitale, non può più permettersi di aspettare i tempi di questa politica, che l’elettorato potrebbe decidere di punire in maniera ancor più netta fra qualche mese.


Autore: Luca Martinelli

Nato nel 1985 a Benevento, laureato triennale a Roma Tre e magistrale alla LUISS in Scienze Politiche, scrive da quando ha 16 anni e mezzo. Dopo anni passati a far gavetta e studiare, è diventato un giornalista pubblicista freelance. Siccome non ama starsene con le mani in mano, nel suo tempo libero è anche utente di Wikipedia in italiano da più di sette anni.

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