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Il Comune di Milano paga a Legambiente 50000 euro. Per dare consigli

– La notizia non è delle più eclatanti. Si tratta in fondo di 50mila euro, briciole nel bilancio del Comune di Milano.
Una delibera firmata dalla giunta lo scorso 13 luglio, ma su iniziativa del settore “Tempo libero e qualità della vita”. Destinata a restare nel dimenticatoio se prima MilanoToday e poi, con maggior risonanza, Libero, non l’avessero “scoperta”.

50mila euro, si diceva. Che il Comune di Milano elargisce a Legambiente per finanziare una campagna prevalentemente sul web incentrata su consigli utili e un metodo “2.0”. Il portale infatti permette di registrarsi, diventare “attore del cambiamento”, scegliere quali azioni compiere a tutela dell’ambiente e raccontare le evoluzioni e i passi svolti.

In sé l’idea non sarebbe nemmeno da scartare: il problema arriva quando per un’iniziativa come questa vengono spesi soldi pubblici, briciole o no che siano. Vale la pena di evidenziare che, nel preventivo stilato da Legambiente, la campagna (che durerà un anno, da gennaio a dicembre 2012) costa 214mila euro con disavanzo – prima dell’intervento del Comune – di 99mila. E ora di 49mila. Quindi una campagna in perdita per l’associazione ambientalista.

Nel portale, sostanzialmente, si elargiscono consigli. Da rottamare l’auto (e usufruire della mobilità alternativa) a staccare le spine degli elettrodomestici per non farli restare in stand-by; dall’acquisto di frigoriferi e lavatrici in classe A+ a bere “l’acqua del Sindaco”, cioè del rubinetto, meglio però se filtrata perché non è scontato che sia così pura, nemmeno a Milano dove il gestore assicura un’ottima qualità fino al condominio – ma poi, al rubinetto, potrebbe arrivare non così pura: dipende dalle tubature finali.

Rendere economicamente vantaggiosa l’opzione ambientalista delle azioni comuni di tutti i giorni è la strada da tempo scelta per propugnare uno stile di vita più attento all’ambiente e all’inquinamento. Ci si è resi conto che fa molta più presa evidenziare il risparmio in bolletta usando un frigorifero in classe A+, che non evidenziarne il vantaggio ambientale.

Ma spendere 50mila euro di soldi pubblici per dare questi consigli ci pare troppo. Anche perché ponendo 500 euro il valore di un frigorifero A+ di medie dimensioni, significa che con gli stessi soldi il Comune avrebbe potuto acquistare 100 nuovi frigoriferi A+ per chi vive, ad esempio, ben al di sotto della soglia di povertà. A Milano si trovano senz’altro 100 famiglie in queste condizioni, per le quali spendere 500 euro per un nuovo frigorifero potrebbe essere semplicemente impossibile. Anche una bicicletta a “pedalata assistita” (cioè elettrica) costa suppergiù 500 euro, se ci si orienta su quelle economiche: significa quindi 100 biciclette per 100 persone che fanno fatica anche a pagare l’abbonamento ai mezzi pubblici. Un abbonamento per il car sharing GuidaMi costa 120 euro all’anno: qui il numero di famiglie che avrebbero potuto essere aiutate sale, considerando che già esiste un bonus di 600 euro sull’utilizzo chilometrico per chi contestualmente all’iscrizione rottama la propria auto.

Oppure il Comune di Milano avrebbe potuto semplicemente risparmiare quei soldi e lasciare a Legambiente l’onere di raccogliere (magari tra i privati) le sponsorizzazioni necessarie per condurre una campagna informativa di ben 12 mesi. Anche se – come spesso accade in questi casi – sorge un sospetto: e se Legambiente fosse già stata d’accordo col Comune prima di far partire la campagna?


Autore: Massimiliano Melley

Nato a Milano nel 1975, si è laureato in Scienze Politiche a Milano e ha conseguito un master in Spettacolo Impresa Società alla Bicocca (facoltà di Sociologia). Ha scritto di politica lombarda ed estera su "L'Opinione" e attualmente collabora con il quotidiano online "Milano Today".

One Response to “Il Comune di Milano paga a Legambiente 50000 euro. Per dare consigli”

  1. Paolo scrive:

    Comunque lo si voglia mascherare, si tratta di un acquisto di servizi di comunicazione.

    L’importo è sopra i 40.000 euro, quindi secondo il Testo Unico degli appalti è vietato l’affidamento diretto.

    Se non è stata seguita una procedura ad evidenza pubblica (gara) o comunque un’indagine di mercato, c’è danno erariale e responsabilità patrimoniale personale di sindaco, assessori e dirigente: la Corte dei Conti può condannarli. Sempre che qualche cittadino milanese abbia voglia di farvi ricorso.

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