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Della Vedova “Serve offerta ‘montiana’ e non semplice alleanza a sinistra”

Intervento di Benedetto Della Vedova pubblicato su Il Messaggero del 3 agosto 2012 con il titolo “L’alleanza tra Bersani e Vendola e il ruolo di un’aggregazione centrista”.

“È sciocco pensare che l’alleanza tra Bersani e Vendola sia la ricostruzione di fatto del Pci (come sostiene il direttore del Giornale, Sallusti) o anche solamente sic et simpliciter dell’Unione. È però chiaro che questa alleanza esprime in larga misura il profilo di una sinistra d’opposizione, che chiede una netta discontinuità con le politiche del governo Monti e una marcia indietro su pensioni, mercato del lavoro e spesa pubblica, tentando così di attingere a un bacino di consenso fin qui refrattario alle proposte di modernizzazione politica e sociale oggi in campo.

Questa politica, con le sue parole d’ordine molto “tradizionali”, risponde a un pezzo d’Italia che c’era, che c’è e che ci sarà. Un’Italia che governa città e regioni importanti e con la quale si dovrà inevitabilmente confrontare chiunque voglia governare l’Italia nei prossimi anni, che non saranno molto diversi, per difficoltà e necessità di scelte coraggiose e ampiamente condivise, dagli ultimi di questa accidentata legislatura.

A quanti difendono come una scelta e non sopportano come una necessità dolorosa il Governo Monti e non ripudiano il bipolarismo, ma contestano il carattere primitivo e distruttivo di quello fin qui sperimentato in Italia, spetta io credo un compito diverso da quello di aggregarsi direttamente all’alleanza Pd-Sel.

Quale che sia la legge elettorale, è urgente e possibile dare vita a una nuova offerta politica, che unisca quanti pensano a una “agenda Monti” anche per il futuro dell’Italia e che si rivolga all’opinione pubblica che apprezza il Governo, perché ne misura tutta l’autorevolezza anche per differenza con il passato e teme di vederne archiviata l’esperienza come una parentesi, in nome del business as usual della politica italiana. Uno scenario da incubo, ma possibile e a cui contribuisce peraltro l’annuncio dell’eterno ritorno dell’eguale: la sesta  “discesa in campo” di Berlusconi.

Prima di decidere i tempi e i modi delle possibili alleanze, bisogna costruire un’aggregazione ampia e aperta – e necessariamente competitiva, anche “a sinistra” – non subalterna o marginale, ma autonoma e baricentrica rispetto agli equilibri politici della nuova legislatura. Nessuno, ormai, in Italia può baloccarsi nel mito della propria autosufficienza. Ma ciascuno deve lavorare nel proprio campo, secondo le proprie idee e le proprie ambizioni. Le alleanze vengono dopo e di conseguenza.

Dobbiamo rifletterci tutti e io credo debba rifletterci in particolare Pierferdinando Casini, che di questa newco avrebbe buoni titoli per essere qualcosa di più che il principale “conferitore”.


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