La riforma elettorale è anche questione economica, Monti assuma l’iniziativa legislativa

di PIERCAMILLO FALASCA – Perché una nuova legge elettorale sia migliore di quella attuale, ci sono almeno tre obiettivi che una riforma dovrebbe perseguire: favorire il collegamento tra elettori ed eletti, promuovere la competizione e il merito nei partiti, garantire stabilità e governabilità. L’Italia ha certamente bisogno di un sistema di voto che assicuri la qualità della rappresentanza (e dei rappresentanti) e la capacità di “produrre” politiche efficaci, tanto più in una fase critica come quella che stiamo vivendo.

Stante la crescente importanza che il “fattore politico” riveste ormai nelle analisi di sostenibilità del debito pubblico italiano, infatti, il tema della riforma elettorale invade inevitabilmente il campo degli equilibri economico-finanziari (influenzando le stesse prospettive di solvibilità dello Stato, le riforme attuabili negli anni e il rispetto dell’impegno ventennale che l’Italia si è assunta con il Fiscal compact) . E così, la tesi della separazione dei compiti tra governo tecnico e partiti della maggioranza parlamentare che lo sostiene, considerata sacrosanta ai tempi dell’insediamento di Monti, inizia a vacillare. In soldoni, mentre il governo era ed è impegnato nella conduzione della politica economica, alle forze politiche era assegnato il compito di realizzare una buona riforma costituzionale, la riforma elettorale e l’introduzione di una disciplina sullo status giuridico e sull’attività dei partiti politici. Eppure, mentre l’attività dell’esecutivo procede e produce risultati (tra errori evitabili e arretramenti inevitabili), gli argomenti della “riserva dei partiti” restano drammaticamente al palo. Proprio l’inazione fa sì che il dossier della legge elettorale sia gradualmente attratto dal campo di gravità del governo, anche grazie all’attivismo del presidente della Repubblica.

Sebbene il premier si limiti per ora ad auspicare che le forze politiche  della sua “strana maggioranza” trovino un accordo (e che sia un accordo al rialzo), noi lo tiriamo per la giacchetta e gli chiediamo di più. Monti assuma direttamente con il governo l’iniziativa legistativa per superare il Porcellum e sostituirlo con un modello elettorale che persegua gli obiettivi di cui sopra: il collegamento eletti-elettori, la stabilità di governo e una dose maggiore di merito nella selezione dei candidati.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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