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Omaggio a Londra olimpica, frenetica e multietnica come quella di sempre

Il volo di rientro in Italia diventa per occasione di leggere per la prima volta il Newstatesman. La rivista della socialdemocrazia fabiana vi colpisce da subito con alcuni articoli di apprezzamento per Vincent Cable.Leader lib-dem famoso per gli attacchi alla City e le sortite fuori dal coro della coalizione giallo-blu che da ormai due anni governa Westminster. L’idea del Newstatesman è che l’istrionico Cable non è ancora un “compagno” ma visti i tempi che corrono con lui si può ancora dialogare.

Ma le diatribe della politica estiva oltre-manica non varrebbero di per sé le cinque sterline della rivista, se non fosse per lo speciale dedicato alla città di Londra. L’occasione è fornita dalle Olimpiadi che sulla stampa internazionale rinverdisce l’interesse per una città che non ha certo bisogno dei cinque cerchi per farsi pubblicità. Così il Newstatesman dedica una serie di articoli alle diverse facce del labirinto di culture e sottoculture londinesi. Ex bancari, giornalisti, insegnanti e avvocati, esperti di teatro edi pubblicità uniti dal comune denominatore si saper scrivere ed aver vissuto una parte della propria vita a Londra. Il risultato è un caleidoscopio di immagini e ricordi che vanno dagli scioperi anti-Tatcher ai festival diVictoria Park. Ognuno cerca di descrivere la propria Londra, il motivo esplicito o meno per sopportare l’instancabile pioggerellina che cade indiscriminata sui tetti “posh” di Chelsea come sulle biciclette “hip” di Dalston.

Molti – quasi tutti a dir la verità – indulgono prima o dopo nel facile populismo contro i “privilegi” dei banchieri di Canary Warf, l’inflazione immobiliare dei miliardari russi e arabi o la gentrificazione di quartieri come Shoreditch. Chi non cede alla tentazione di prendere sul serio questa versione metropolitana e pseudo-intellettuale delle chiacchiere da bar potrà leggere la nostalgia dei propri vent’anni. Di quando le ale si bevevano a Carnaby Street invece che a Hoxton Square e gli hipster si chiamavano hippie e non “vestivano” Apple.

Ma la nostalgia fa il paio con la consapevolezza del privilegio di essere cresciuti nella fucina multietnica d’Europa. Dove i viaggi asiatici di Forrest si possono fare passeggiando a Brick Lane e il boom della capitale inglese è solo la conseguenza inattesa della libertà da sempre concessa dalle leggi inglesi alle ondate di immigrati in fuga da disoccupazione, dittaturee conflitti. Per questo e altri motivi Londra non è per tutti. E’ pronta a darvi lavoro nei fast-food del West End e negli ostelli di Paddington ma non ha il tempo di fermarsi a spiegarvi i mille e più accenti con cui vi chiederanno cortesemente di liberare il pub alle 23:30 in punto. Di prendersi cura di voi con una chiara giornata di sole passata al caffè sotto casa. Scordatevi il sole e buona fortuna per il caffè.

Ma la frenesia contagiosa che assale i londinesi che corrono sulle scale mobili e fanno jogging nella pausa pranzo è dettata dalla necessità di tenere il passo con una città che, pur dormendo qualche ora a differenza di New York, offre più attrazioni che tempo per godersele. Già a fine Settecento il poeta inglese Samuel Johnson pontificava che quando si è stanchi di Londra si è stanchi della vita. E al tempo di Johnson, Shoreditch non aveva neanche la metà dei pub di oggi.


Autore: Mattia Bacciardi

Nato nel 1986, si è laureato in Scienze Politiche con specializzazione in European Studies presso la LUISS Guido Carli di Roma, attualmente si sta specializzando in Economia e Diritto presso l’Università di Bologna dove è membro del Collegio degli Studi Superiori.

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