Si salvi chi può. I conti con il fascismo

– Roma 25 luglio 1943, sessantanove anni fa.
Con 19 sì, 8 no e un astenuto il Gran Consiglio del Fascismo approva l’ordine del giorno Grandi – che invita Mussolini a lasciare.
E il Re lo fa arrestare.

Cade il regime fascista, quello nazionale. Poi al nord ci sarà la Repubblica Sociale Italiana, la Germania ne ha le chiavi in mano – qui Mussolini e i suoi seguaci più che cambiare la storia cercheranno di fermarne il corso. E nel ’45, per fortuna, la fine di tutto.

Ma poi accadranno cose complesse.
Nel 1953 si constata che tra le decine di migliaia tra impiegati, dirigenti e altissimi dirigenti dei ministeri fascisti solo in 449 sono stati rimossi dai loro posti.
Nel 1960 – in Italia a 15 anni dalla liberazione – su 64 prefetti 62 erano stati funzionari degli interni durante la dittatura. Su 241 viceprefetti, tutti avevano parte dell’amministrazione dello stato negli anni del fascismo. Su 135 questori, 120 avevano fatto parte della polizia fascista. Su 139 vicequestori, tutti erano entrati in servizio durante il fascismo.
Tra questi funzionari dello stato solo in 5 risultano aver contribuito in qualche modo alla resistenza, all’antifascismo.

Quindi.
Chi ha pagato le colpe del regime? Chi è stato punito per aver trascinato l’Italia nel pozzo più nero della sua storia? Ma soprattutto: cosa è cambiato nel passaggio dal fascismo alla Repubblica? In quanti l’hanno fatta franca? In poche parole: la Repubblica nasce sulle ceneri del fascismo, ma sono solo ceneri… o è qualcosa di più? Quando cade il fascismo le cose cambiano, ma quanto? E’ questione spinosa. E’ il vulnus che va compreso per comprendere le logiche che hanno portato alla fondazione dell’Italia repubblicana.

Questa è la storia degli alleati che sbarcano in Italia con un chiodo fisso: fare fuori il regime. Degli antifascisti che vorrebbero uno Stato nuovo, della caccia ai fascisti, dei fascisti che si travestono da altro, per farla franca, per rimanere al potere… dei tanti decreti legge che si succedono, uno dopo l’altro, per punire chi ha fatto carriera grazie alla camicia nera… del tentativo di mandare a casa i compromessi, i furbi, gli opportunisti, i criminali, del vento del sud che vuole pensare al futuro senza fare troppi conti col passato e del vento del nord, che i conti col fascismo li vuol fare tutti, costi quel che costi.

Ma è anche la storia di quegli italiani che hanno fatto finta di niente, che quando c’era il fascismo erano fascisti, e quando è finito… non lo erano più.
Stiamo parlando di Epurazione, che letteralmente significa: “Allontanamento da una carica, da un’istituzione ecc. di persone ritenute incapaci, indegne o non fidate” e che nel passaggio da fascismo a democrazia in sostanza significa liberarsi degli uomini compromessi col regime.

Molti proveranno a epurare lo stato italiano dal fascismo, e dai fascisti, ma molti altri si sono opposti. Perché? E, soprattutto, cosa sopravviverà dell’Italia in camicia nera?
Un dato è certo: gli apparati e i quadri del regime sopravvivono. In molti, moltissimi hanno compiutamente trasformato le proprie idee e il proprio senso di coscienza politica, ma altri si sono semplicemente travestiti.

Perché, come è stato possibile? Quali interessi e quali logiche lo hanno consentito, permesso, auspicato?
Bisogna considerare e mettere a fuoco – storicamente, culturalmente, socialmente, politicamente – il “continuismo” – in questo caso all’alba dell’Italia repubblicana significa il passaggio di uomini e strutture dallo Stato, e dalle istituzioni fasciste, a quello democratico e repubblicano. Un fenomeno che pervade le strutture statali, le gerarchie burocratiche, il giornalismo, l’accademia, l’economia e la finanza, l’esercito e la pubblica sicurezza. Ma anche i partiti e i sindacati. Lo Stato e l’Italia liberale slittano nel fascismo, e lo Stato e l’Italia fascista slittano nella repubblica antifascista.

I nascenti partiti di massa della sinistra arruolano i giovani intellettuali nati nel fascismo e i fascisti antiborghesi, quelli che si rifanno alla genetica fascista del sindacalismo rivoluzionario, i cosiddetti fascisti di sinistra. La DC arruola il “fascismo Stato”: la classe media impiegatizia, quella alta dirigenziale, e poi il popolo minuto e rurale. E poi tutti gli altri. Partiti e italiani.
Gli antifascisti, esemplari, che hanno pagato le vessazioni del regime o che hanno scelto l’esilio o che hanno fatto la resistenza si guarderanno attorno, perplessi, attoniti. E i fascistissimi? Pure.

E’ una storia complicata, a tratti anche paradossale.
Di certo, in tutto e per tutto, è una storia tutta italiana.

P.S.
Questa sera, 27 luglio alle 21.00 su Rai Tre – per la serie “la Grande Storia” – andrà in onda:
Si salvi chi può! I conti con il fascismo” di Francesco Linguiti con la collaborazione di Luciano Lanna. E’ un programma-documetario che approfondisce gli argomenti di questo articolo, e, ovviamente, altri.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

7 Responses to “Si salvi chi può. I conti con il fascismo”

  1. lodovico scrive:

    Pochi liberali sono confluiti nel fascismo :ed oggi nello stato democratico antifascista? non vedo molti liberali.

  2. Silvio scrive:

    Ho visto questa puntata de la Grande storia, spesso e volentieri vorrei poter acquistare certe puntate di particolare interesse per me, queste è una di quelle, se mi date le dritte per poter effettuare tale acquisto ne sarei assai contento. Sul momento la vista di questi reperti storici hanno suscitato in me profonde emozioni, anche se conoscevo già assai bene come erano andate le cose perchè mio padre e mio nonno le avevano vissute in prima persona !!!!!!!!!!!!!!!!So benissimo che quando c’è stato il referendum re o repubblica la Dc si è astenuta!!!!!Che in quei periodi i preti difondevano tra i semplici e le masse impreparate politicamente, la squallida e meschina “notizia” che i comunisti “mangiavano i bambini”, e so per avere vissuto il tempo in cui la Dc con i voti fascisti ha eletto ben 7 presidenti della repubblica !!!!!per non parlare delle stragi di stato e dell’assassinio di Pinelli !!!!!Delle cariche della polizia ogni volta che gli operai scendevano in piazza per rivendicare i loro diritti, come sempre calpestati da una classe dirigente pagata dallo stesso capitalismo per difendere i suoi sporchi interessi !!!!!!!!e la presenza stessa di un lercio individuo come almirante era un insulto al sacrificio di tutti gli Italiani morti torturati o barbaramente assassinati prima e durante la Resistenza !!!!!!!!!!!!!!! Questo per citare solo i alcuni casi tra i più eclatanti e più significativi per capire che razza di democrazia c’è sempre stata in Italia !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!La vostra inchiesta non fa altro che esporre dettagliatamente e nella maniera più comprensibile a tutti quei fatti che la gran parte dei lavoratori e della massa proletaria aveva vissuto sulla sua pelle !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Questo NON per sminuire l’importante significato della vostra trasmissione, anzi per poterlo valorizzare ancor di più. E’importantissimo che trasmissioni di tal genere si continuino a produrre ed ha proporle a chi come me ha “fame” di storia, la NOSTRA storia, quelle delle nostre famiglie e di tutti coloro che hanno avuto, figli, fratelli, padri o madri barbaramente uccisi o torturati da quegli infami assassini che si reputano “italiani” e che rivendicano un onore ed una dignità che NON hanno MAI posseduto !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Mi scuso se in questo frangente mi sono lasciato un po’ andare, ma sono contento di averlo fatto!!!!! Vi ringrazio per l’importante servizio che ci avete offerto con questa vostra trasmissione e desidero poterla rivedere e rivedere ancora con calma, per valutare il più obbiettivamente possibile quei fatti e per cercare in essa nuovi spunti per le mie ricerche sulla storia contemporanea che partendo dalla prima guerra mondiale in poi ha coinvolto la mia famiglia e tutte le famiglie di povera gente in un’unica grande famiglia di vittime ma anche di Uomini Liberi con un loro pensiero ed una loro dignità ai quali NON hanno mai rinunciato. Può sembrare rettorica ma non lo è, sono semplicemente considerazioni ovvie persino elementari se vogliamo, dettate, in quei tempi,dalla fame, dalla paura, dal sacrificio e da una lotta molto più grande di tutti coloro che senza indugio e senza dubbi si sono schierati nella difesa di quei basilari diritti spettanti ad ogni essere umano che abbia una coscienza ed una dignità da salvaguardare. Termino qua per non rischiare di scadere nella rettorica scontata, e nel complimentarmi ancora con voi tutti per l’impareggiabile lavoro da voi svolto, vi rinnovo cortesemente, la mia richiesta di acquisto (se ciò è possibile naturalmente !!!) in DVD della vostra trasmissione:”Si salvi chi può. I conti con il fascismo”. Vi ringrazio per la cortese attenzione e se vorrete esaudire la mia richiesta di acquisto e a tutta la vostra equipe un cordiale saluto

    Silvio M.

  3. Emanuela scrive:

    sono rimasta affascinata, allibita, stupita …. ma ho anche capito, o credo, ciò che dopo ….dopo il fascismo è avvenuto . questa trasmissione mi pare la quadratura del cerchio ….. Per favore, come posso fare per averne una copia, ho guardato su RAI TRE ma non è prevista la repplica

  4. Paolo scrive:

    Ho visto il documentario, una bella sintesi di un aspetto della nostra storia fin troppo sottaciuto.

    Il continuismo nelle amministrazioni dello stato è abbastanza noto ai più; molto meno noto è che i “quadri” della CGIL, il maggiore sindacato dell’Italia democratica, provenivano in gran parte dal sindacato corporativo fascista. Conoscevo per tradizione orale qualche episodio (i racconti dei nonni: “Tizio? oggi chiama allo sciopero, ieri cenava col gerarca…”), ma non sapevo di un fenomeno così diffuso.

  5. Adriano Zamboni scrive:

    Anch’io ho visto la trasmissione e l’ho trovata interessantissima;
    non mi erano chiare certe trasmutazioni politiche dato che non venivano studiate e forse intenzionalmente non erano mai emerse cosi’ chiaramente
    spero che la trasmissione venga replicata magari in prima serata
    complimenti vivissimi per la trasmissione che ritengo fondamentale per capire la Storia quasi recente del nostro Paese.

  6. mogol_gr scrive:

    Budapest e Bologna. Oggi si usa giustamente considerare Bonomi e De Gasperi degli antifascisti (lo era un po’ meno negli anni ’50) per il semplice fatto che l’Europa ha succhiato l’importanza strategica (direi atlantica) di queste personalità. Uno fondatore del PSDI partito cardine per il mantenimento della DC e l’altro segretario del partito di don Sturzo che come prelato sopportò la fuga dei gerarchi e criminali nazisti all’estero. Lo scenario italiano post bellico 50-60 é intriso di scomuniche censura e uccisioni di dimostranti (non ricordo fossero preparate da Stalin) in questo contesto parlare di resa dei conti é eufemistico meglio di ribellioni represse come a Budapest e Praga.

  7. Ugo Maria Chirico scrive:

    Neanche io ho potuto vedere la puntata. Come posso fare?

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