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Hollande regala incentivi ad aziende decotte con la scusa dell’ecologia

– La crisi dell’Automotive non risparmia gli stabilimenti dei gruppi francesi di Renault e PSA Peugeot Citroen, alle prese con seri problemi di sovracapacità produttiva divenuti ormai insostenibili.

Il neoeletto François Hollande, sull’esperienza del collega alla Casa Bianca, sa quanto determinante possa essere sul piano politico la gestione di un problema che attanaglia migliaia di famiglie francesi. Appena due settimane fa, infatti, il gruppo PSA ha annunciato un piano di downsizing che prevede il taglio di ben ottomila posti di lavoro.

Ora la priorità del Presidente, da poco all’Eliseo e già alle prese con questioni ben più concrete di quelle annoverate nel programma elettorale, è scongiurare le migliaia di esuberi prospettate dalle aziende. Ottomila licenziamenti non sono certo uno scherzo, ma la medicina che Hollande ha intenzione di somministrare a un settore dell’economia francese affetto da iperattività è peggiore della malattia stessa. Il copione del Presidente francese, infatti, somiglia fin troppo a quello di Barack Obama e delle sue infruttuose e fallimentari manovre in sostegno della General Motors, a base di sussidi ed ecoincentivi a pioggia.

Il nuovo inquilino dell’Eliseo, infatti, ha varato un aumento degli incentivi all’acquisto di auto elettriche, portandoli a €7000 contro i €5000 previsti fino ad oggi. L’acquisto di vetture ibride, invece, registrerà un aumento del 100% degli incentivi, pari a €4000 di contro ai vecchi €2000.

Negli Stati Uniti la maggior parte delle manovre ecologiste in soccorso all’Automotive, cavallo di battaglia della campagna elettorale di Obama, si è rivelata un flop: i dati sulla disoccupazione rimangono preoccupanti e le iniziative come “cash for clunkers” (rottamazione di auto inquinanti in cambio di incentivi all’acquisto di vetture con meno emissioni di CO2) sono ricordate come bufale che non hanno portato gli effetti desiderati, né dal punto di vista ambientale, né da quello economico e occupazionale, con il comparto che rimane tutt’ora in serie difficoltà.

Il peccato originale che lega a doppio filo le politiche di Obama e quelle di Hollande è la presunzione che, attraverso i sussidi pubblici, si possa stimolare la concorrenzialità di aziende afflitte da gravi problemi strutturali, che non possono essere risolti se non con riforme interne alla loro stessa organizzazione.

Non è certo la prima volta che la causa ecologista viene sposata da politiche economiche interventiste al solo fine di individuare una giustificazione ideologica ad un così grande dispendio di denaro pubblico; è stato così per le marmitte catalitiche, per i motori euro 3, euro 4, per i suddetti “cash for clunkers”. Alla fine della fiera, a rimetterci sono un po’ tutti: i contribuenti, l’ambiente, i lavoratori. A vincere, invece, sono la politica e il capitalismo di relazione delle grandi aziende che – scenario ben noto a noi italiani – fanno pagare ai contribuenti le loro posizioni di rendita, al riparo dalla concorrenza e dal mercato.

Quella generata dai sussidi è una spirale che, penalizzando la ricerca e l’innovazione, chiama altri sussidi per mantenere in vita dei carrozzoni non più in grado di competere con i concorrenti. Se avesse davvero a cuore le sorti degli 8.000 operai francesi e delle loro famiglie, Hollande avrebbe il coraggio di gettare la maschera dell’ipocrisia fintamente ecologista e ammettere che a uccidere l’industria francese e i suoi impiegati non è la crisi, ma la dipendenza dell’Automotive dall’erogazione di fondi pubblici.

Se è questa la nuova sinistra, che continua ad usare vecchi e collaudati escamotage ideologici per mettere in conto ai contribuenti gli oneri del suo clientelismo, allora di nuovo non c’è proprio nulla.


Autore: Daniele Venanzi

Romano, studente di Scienze Politiche e Relazioni Internazionali alla Sapienza. Contributor di Libertiamo, Linkiesta, l'Occidentale e The Front Page; autore del blog Mercato & Libertà. È redattore di Disarming the Greens, blog che si occupa di questioni ambientali e green economy da una prospettiva di mercato. Nel 2011 ha tradotto l'appendice all'Autobiografia di Friedrich Von Hayek, edita da Rubbettino. È vincitore della Scuola di Liberalismo 2013 di Roma organizzata dalla Fondazione Einaudi, con tesina sulla public choice e la crisi del welfare state.

2 Responses to “Hollande regala incentivi ad aziende decotte con la scusa dell’ecologia”

  1. In cerca di un'alternativa scrive:

    Sono sostanzialmente d’accordo con te sul rischio concreto di cadere nel clientelismo, ma per chi come me ha almeno un po’ a cuore l’evoluzione “verde” dell’economia, quali alternative possibili?

    In Francia almeno esistono progetti come questo (http://www.ecovallee-plaineduvar.com/), che nei prossimi anni si spera riescano ad attirare capitali privati nel settore – e non da meno a generare migliaia di posti di lavoro – ma nel frattempo? Si aspetta Godot? Si attuano regolamentazioni più strette per costringere le grandi aziende ad andare contro il loro stesso interesse al sapore di petrolio?

    A volte ho l’impressione che il confine tra il marcio che davvero c’è e quello che ci si inventa all’insegna della cultura del sospetto tipicamente italiana sia ormai, ahimé, una linea sottile sottile.

  2. Danix Luther King scrive:

    la tesi di questo articolo (Hollande regala incentivi… ) è tutta da dimostrare con dati che l’autore non fornisce, in ogni caso vendere più auto elettriche ed ibride significa ridurre in maniera significativa l’inquinamento nelle città

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