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Ecco perchè ancora non c’è, il partito che non c’è

– E’ constatazione condivisa che in Italia il quadro politico sia in un fermento frenetico e convulso. I Partiti che hanno, in un modo o nell’altro, caratterizzato la vita della cosiddetta Seconda Repubblica stanno affannosamente cercando la strada per non soccombere, nella consapevolezza che nulla potrà più essere come prima.

L’indignazione pubblica per gli sprechi, le ruberie, i familismi, le clientele, i favoritismi di casta, ha ormai raggiunto livelli di guardia, al limite della rivolta civile. E solo il senso di responsabilità degli italiani e di una inveterata loro propensione al risparmio ha evitato (per ora) che la rivolta arrivasse alle piazze, come ieri in Grecia e come da qualche giorno in Spagna.

Tutti sanno che dovranno cambiare e reinventarsi. Nessuno sa bene come o da dove cominciare.

E l’Italia resta nel guado di una Politica indecisa e schiacciata tra tentazioni di restaurazione, tentativi di restyling ed ambizioni di nuove geniture.

Il partito berlusconiano annaspa nell’inevitabile presa d’atto del suo vizio d’origine, quale partito carismatico e leaderistico, che ne limita ogni attesa di rinnovamento e di proficua sopravvivenza al suo inventore, restando ostaggio della mai superata divisione tra gli ex colonnelli di AN ed i nostalgici sostenitori della prima Forza Italia, con la incombente minaccia o promessa di un Silvio di ritorno.

Il PD che, sondaggi alla mano, dovrebbe rappresentare il perno del prossimo scenario politico, continua a dilaniarsi nella palese incapacità di portare a compimento il tentativo di sintesi tra i valori propri della tradizione cattolico-popolare e di quella socialdemocratico-riformista, restando nel limbo solo di un’intuizione di futuro e, così, di un futuro che rischia di essere già passato, con le emblematiche fattezze di una disperante e deludente promessa mai mantenuta.

L’UDC, come sempre, galleggia, ondeggia, si fa partito concavo e convesso pur di non offrirsi al bipolarismo che tanto detesta e che la costringerebbe a scegliere tra l’abbraccio mortale di un PDL o di un PD, entrambi ancora in cerca d’autore, preferendo così accomodarsi nel profilo istituzional-quirinalizio degli ultimi mesi, ammiccando ora all’una ora all’altra sponda in attesa di capire quale sia l’approdo più utile e proficuo da raggiungere.

La Lega Nord, ormai, è solo un pallido ricordo del bel tempo bossiano che fu e prova a riorganizzare le proprie fila in salsa maroniana, dando il benservito alla Family e suoi accoliti, nella speranza che, con il passar dei mesi, la memoria del Settentrione cancelli il ricordo degli agi romani, ridando linfa e nuova spinta agli ormai annacquati aneliti federalisti o simil-separatisti.

L’Italia dei Valori tenta disperatamente di non farsi superare nelle grida manzoniane anti-casta da Grillo e il suo Movimento, sparando ad alzo zero ora verso il Quirinale, ora verso il Parlamento, ora verso il governo dei tecnici, ora – e con toni ed invettive sempre più severe – verso il PD, azzerando così ogni ipotesi di alleanza con i democratici ed allontanando da sé qualunque profilo di appeal per il voto moderato nel pervicace legame con Vendola.

Sinistra ecologia e libertà, fuori dal Parlamento, ma molto attiva sulla scena politica, continua nella narrazione poetico-narcisistica del suo leader, Vendola, puntando a rappresentare in modo esclusivo la sinistra estrema, più ideologica e conservatrice, con lirico afflato verso la FIOM e i NO-TAV, così lucrando sulla ritirata verso il centro del PD, mentre fintamente la critica e la subisce.

FLI resta nel guado di una scommessa riformista del suo leader, Fini, che, pur anticipando e prevedendo con proverbiale intuito l’imminente rovina post-berlusconiana del PDL, non ha saputo dare immagine, comunicazione ed azione politica adeguata alla sua svolta, un po’ imbalsamato nel proprio ruolo istituzionale, un po’ affannato nella difesa della propria immagine dall’affaire monegasco e, soprattutto, un po’ irretito e condizionato da neo-colonelli più inclini ad accaparrarsi i posti in prima fila della nascente nuova domus, che a dare un seguito costruttivo, inclusivo e concreto alla coraggiosa visione finiana di una destra finalmente moderna ed autenticamente europea.

Il movimento  di Beppe Grillo, invece, essendo nuovo di zecca ed avendo un identikit negativo, nel senso di connotarsi per non essere un partito tradizionale, ha perciò gioco facile nel denunciare le mascalzonate intollerabili della politichetta italiana, nel lapidare mediaticamente i ladruncoli e mariuoncelli che spuntano in ogni dove del Parlamento, nel vaffa-pensionare un sistema che ci ha portato sull’orlo del fallimento, nel seppellire con una battuta al vetriolo i vari leader di turno. Ingiuriando tanto lo psico-nano quanto rigor monti, Grillo vagheggia di teorie ed idee che, condivisibili almeno nello spirito e solo in parte nel merito, pur nella loro approssimazione talvolta al limite dell’irresponsabilità, non possono che giganteggiare come proposte salvifiche e geniali nel vuoto pneumatico e nel vecchiume della politica attuale.

Questo il quadro desolante di quel che c’è. Ma non meno desolante è il quadro di quel che promette di esserci o che prova ad esserci.

Promette di esserci Italia Futura. Lo promette da tempo. Lo promette, forse, da troppo. Montezemolo è persona accorta, di grandi capacità comunicative e relazionali. Si è attorniato di persone di grande prestigio per l’impostazione teorica e programmatica. Ha affidato la costruzione della struttura territoriale a giovani di valore. Sta dando un taglio prospettico alla sua creatura, con una vision moderna, comunicativa, inclusiva, meritocratica e generazionale. Ha suscitato e suscita tante speranze, proponendosi con un taglio politico autenticamente liberale, riformista, laico e moderato. Ma anche IF tentenna o sembra tentennare nel proporsi alla politica ed al Paese in modo aperto, chiaro, definito, sia nel programma che nella leadership. Cosa aspetta Montezemolo? Cosa aspetta IF? Cosa e come intende concorrere alla costruzione di un nuovo sistema-Paese? E, soprattutto, quando? E con chi? Saprà IF dimostrarsi diversa e nuova? Saprà davvero e con fiducia puntare su candidati che non siano i soliti “figli di”, “nipoti di”, o “portaborse di”?

Speriamo di saperlo presto. L’Italia non può permettersi un’altra promessa mancata.

Non da ultimo, promette poi di esserci il partito di maggioranza in pectore, quello di Monti o dei “montiani”, che sembra trovare seguaci ad intermittenza, interessata o convinta, nel PDL, nel PD, nell’UDC e FLI. Un partito esistente nei fatti e sull’onda lunga della speculazione finanziaria che rischia di spazzare via l’intera costruzione europea insieme all’Euro. Un partito concepito al Quirinale, nato dallo spread, benedetto dalla BCE, cresciuto tra BOT e BTP, alimentato tra IMU e spending review, che già sembra predestinato al governo del Paese anche dopo il 2013.

Un partito che, però, c’è ma non c’è ancora. Appare e scompare a seconda del momento. Come appare e scompare il leader che dovrebbe capeggiarlo. Monti, infatti, mena fendenti da tecnico, nel tassare, tagliare e incassare riforme e fiducie da ultima spiaggia, salvo poi, da fine politico, negarsi ad ogni prosieguo che superi l’attuale legislatura.

In realtà, è probabile che Monti si neghi oggi per esserci alle sue condizioni domani, quando dalle urne si sancirà la probabilissima necessità di una grande coalizione che, con legittimazione finalmente politica, si faccia carico di dare continuità al governo attuale.

Un governo che, pur tra mille errori di metodo e di merito, tra più di una scivolata mediatica e timidezza riformatrice, ha un capitale di prestigio e credibilità internazionale proprio per l’autorevolezza riconosciuta a Monti. Monti che, si auspica, ci sarà qualora il Paese avesse ancora bisogno di lui e gli chiedesse di tornare condottiero per evitare che la barca affondi.

Nel frattempo? Nel frattempo, il presidente del Consiglio ha l’esigenza di mantenere il suo profilo terzo per fare il lavoro sporco, assecondato malvolentieri dai voti in Parlamento del suo futuribile partito, senza esporsi e senza rischiare di bruciarsi. Ma se il gioco del presidente del Consiglio è un gioco quasi obbligato proprio per lo scarso coraggio di chi lo sostiene in Parlamento, è paradossale come proprio questi ultimi, in crisi di credibilità e a corto di idee per il futuro, non abbiano finora rotto gli indugi e costruito definitivamente un’offerta politica montiana, che comunque, sondaggi alla mano, oggi vale molto più di tutti loro messi insieme.

La verità è che tutti stanno giocando la loro partita, con un tatticismo esasperato, in attesa di capire come evolverà il quadro economico internazionale e quali saranno le mosse degli avversari. Ma molti, è già chiaro, stanno sbagliando le mosse.

L’immobilismo, dunque, impera, privo di una visione chiara, di una capacità davvero inclusiva e di una forte vocazione competitiva.

Esiste, peraltro, qualche interessante eccezione, lo ammetto. Penso all’esperienza di Zero+, per esempio. Un’esperienza che, strutturandosi dal basso, con il coinvolgimento di persone aperte, giovani e meritevoli, sta tentando di offrire un’opportunità all’asfittico sistema dei partiti. Eccezione encomiabile, ma con il limite evidente delle tensioni e divisioni che ogni novità genera all’interno dei mondi politici di provenienza e con il legittimo sospetto, anche in questo caso, che gli entusiastici e generosi promotori, animatori e sostenitori di questo tentativo siano poi esautorati dalla vecchia guardia alla prova delle candidature o delle nomine in ruoli di responsabilità.

Anche qui, dunque, staremo a vedere. E non senza speranza ed ottimismo.

Ma un’eccezione non basta e resta la questione di fondo: per evitare un inesorabile e drammatico ritorno al passato, basta tatticismi!

Chi ha un’idea nuova e costruttiva per il futuro di questo Paese esca allo scoperto e lo faccia subito. Con coraggio. Con verità. Con chiarezza. Per il bene vero di tutti noi. AAA Cercasi disperatamente Partito che non c’è.


Autore: Luigi Massa

Classe 1973, avvocato per difetto, scrittore per diletto, politico per frustrazione, sognatore per passione.

6 Responses to “Ecco perchè ancora non c’è, il partito che non c’è”

  1. Nicola scrive:

    Caro Massa, lei dimentica il partito che c’è, i radicali. Quelli che da 40 anni portano avanti proprio le idee di zero+.

  2. Cirosan scrive:

    Radicali? Ossimoro.

  3. Gianluca Pirro scrive:

    Per quanto mi riguarda non vedo altre alternative se non il Movimento Cinque Stelle. Denunciando tutti i furti italiani ,spero almeno presentino persone all’altezza. Inoltre l’attività di denuncia e informazione sulle porcherie italiane è stata un’opera buona e giusta visto che i giornali ci raccontano ormai solo fesserie pilotate.

  4. lua scrive:

    ha dimenticato oscar giannino un grande la sua discesa spiazzerà molti partiti.
    potrebbe anche avere il sostegno esterno della nuova Lega di Maroni.

  5. tommaso tanini scrive:

    Carissimo Avvocato Massa,

    il suo pungente e inappuntabile articolo brilla come un faro di cultura e speranza in questa landa desolata di sconforto che è lo scenario socio-politico italiano al momento.
    Non sono un esperto di politica come lei, e pertanto le mie frasi e parole saranno senz’altro impregnate di una certa dose di populismo, buonismo e assenza di conoscenza in materia, ma ciò detto, quello che ha scritto mi ha profondamente colpito e invitato a riflettere.
    Mi trovo completamente d’accordo con lei sull’approssimazione e la vacuità con cui più o meno tutti i politici ci governano, muovendo in noi sentimenti di disillusione, frustrazione e facendoci prendere non poche arrabbiature!!
    Quello che ho trovato però tremendamente intenso e accattivante è la passione che trasuda dalle sue parole, che coinvolgono e stimolano, rendendo evidente il suo sano attaccamento ad un’idea di politica non perfetta (nulla è tale in natura, figuriamoci in politica…), ma giusta, nell’accezione più completa e bella del termine, alimentando una vena di ottimismo che era in me sepolta da un pò.
    Perchè non prova lei a creare un’eccezione illuminata al vecchiume attuale?
    Io confido che potrebbe essere quella famosa alternativa valida di cui proprio lei parlava!

    Con stima

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