Dietro il “furto di informazione” i ladri della speculazione. Parola di parrucconi

di CARMELO PALMA – Ve lo ricordate Asor Rosa che voleva mandare i carabinieri a chiudere il Parlamento e a sgombrare Palazzo Chigi dall’immondizia del berlusconismo, per ristabilire l’ordine costituzionale minacciato dalla seduzione autoritaria ma popolarissima del Cavaliere? Ve lo ricordate quando, dalla colonne del il manifesto, l’illustre storico della letteratura proclamava l’esigenza di chiudere “di forza” e nel rispetto dei “valori democratici superiori” la stagione berlusconiana, per impedire che la democrazia in Italia si dissolvesse “per via democratica”, come in Italia nel ‘24 e in Germania nel ‘33?

Era l’aprile del 2011 e entro la fine dell’anno Berlusconi avrebbe gettato la spugna. Un anno e mezzo dopo, il manifesto ha pubblicato un nuovo appello allarmato e apocalittico, sottoscritto da un nutrito drappello di professoroni di sinistra, che denuncia il “furto d’informazione” consumato ai danni degli italiani da chi spiega loro la crisi degli spread come “una conseguenza dell’eccessiva generosità dei livelli retributivi e dei sistemi pubblici di welfare” . Ma è un furto in cui i ladri, per così dire, vestono la divisa dei poliziotti e perfino dei giudici, poiché “coinvolge l’operato delle stesse più alte cariche dello Stato” ed essendo volto “a determinare una redistribuzione del potere e della ricchezza a beneficio della speculazione finanziaria e dei ceti più abbienti” è “gravido di devastanti conseguenze per la democrazia”.

Con chi ce l’avesse Asor Rosa, era chiaro. Con Berlusconi, che andava arrestato e con Napolitano che non mandava i carabinieri ad arrestarlo. Con chi ce l’abbiano costoro è più discutibile. Il riferimento alle “più alte cariche dello Stato” cui “la Costituzione attribuisce precise funzioni di garanzia e vincoli d’imparzialità” porta più verso il Quirinale che verso Palazzo Chigi. Ma Napolitano, al massimo, è un complice coinvolto nel disegno politicamente criminoso, non il capo-banda. Chi sono allora i “ladri” e i carcerieri della verità sequestrata dalla prevalenza del pensiero mainstrem?

Come Asor Rosa, anche questi autorevolissimi appellanti tentano di liberare la struttura politica e reale dei conflitti di potere dalla sovrastruttura retorica della rappresentazione formale. Chiedono – anzi, pretendono – che la regola sia forzata per essere inverata e aggiustata (cioè resa giusta) nel suo esito. La democrazia non può premiare Berlusconi, che non è un “vero” democratico. Il mercato dell’informazione non può premiare un’interpretazione interessata e posticcia della crisi dei debiti sovrani e della debolezza dell’eurozona. In entrambi i casi qualcuno di “superiore” deve intervenire per raddrizzare le cose (e magari le persone) che si vanno facendo irrimediabilmente storte.

In questa logica non c’è solo un’inclinazione intrinsecamente (e perfino generosamente) totalitaria. C’è anche un’idea archeologica della modernizzazione capitalistica. C’è una imbarazzante pedanteria tradizionalistica nel modo di intendere i conflitti di potere reale – quelli che partono dalla “roba” e alla “roba” ritornano – e l’evoluzione delle loro forme politiche. C’è una negligenza conformistica vagamente clericale nel modo di leggere la non negoziabilità dei valori (di quelli morali e di quelli costituzionali).

Il Consiglio dei Guardiani della Rivoluzione e della Costituzione è un senato di parrucconi per cui Berlusconi è come Mussolini e gli scherani dell’informazione ufficiale rispondono alla cupola della mafia finanziaria. Un po’ troppo – e anche troppo poco – per prendere sul serio il loro allarme. Anche il supremo amore della verità che sinceramente confessano – Asor Rosa contro Berlusconi, e questi altri contro gli speculatori – consuma il senso della realtà, che continua a mostrarsi abbastanza dispettosa e resistente alle loro visioni. Il Berlusconi “mussoliniano” se l’erano inventato. L’informazione schiava del capitalismo finanziario, pure. Non c’è praticamente nessuno – né nel governo dei cosiddetti poteri forti, né tra le voci del capitalismo debole – che invochi la dittatura del Washington consensus. Ma questi, a quanto pare, sono dettagli.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

Comments are closed.