Altro che crescita, spezzeremo le reni ai call center albanesi!

di PIERCAMILLO FALASCA – Il Parlamento italiano adotta misure protezionistiche spacciandole per tutela della privacy, forzando peraltro la sua legislazione oltre i limiti della compatibilità con la normativa comunitaria. Si parla di call center, uno dei simboli della precarietà, ma anche uno degli strumenti più efficaci della competizione nel mercato dei servizi. Con un emendamento dei relatori al Decreto Sviluppo, su cui il governo aveva espresso la sua contrarietà, si è disposto un principio paradossale: gli operatori dovranno comunicare all’utente il paese nel quale stanno lavorando (molti centri sono localizzati in Albania, in Romania e anche altrove) e l’utente avrà il diritto di chiedere la deviazione della sua telefonata verso un operatore basato in Italia. La ratio formale accampata dai presentatori della misura (i deputati del PD Vico e Lulli), ma soprattutto dai suoi promotori (i sindacati), è la tutela del diritto alla riservatezza, che in alcune realtà estere, in particolare extra-UE, non sarebbe a loro giudizio opportunamente garantita.

In realtà, basta una navigazione distratta in Rete per accorgersi che la privacy è solo la foglia di fico, peraltro molto dubbia: la legislazione corrente, nazionale ed europea, già prevede norme dirette alla tutela della riservatezza dei dati quando si realizzino flussi transfrontalieri, sia nell’ambito dei Paesi dell’Unione, sia al di fuori di questi.

Lo scopo malcelato dell’intervento è scoraggiare la localizzazione all’estero dei centri chiamata. Si favorirebbe l’occupazione in Italia, trattenendo entro i confini nazionali imprese di call center e posti di lavoro? Difficile, mentre è scontato che con questa norma i costi – e quindi i prezzi per gli utenti finali – aumenteranno. Ciò deprimerà, oltre a quanto sta già avvenendo per colpa della crisi, la domanda dei servizi per i quali è prevista l’assistenza clienti, mentre quest’ultima sarà inevitabilmente oggetto di una razionalizzazione a danno dei consumatori. Insomma, il provvedimento finirebbe per indurre l’industria a correggere le proprie scelte strategiche già in corso e a ridimensionare i piani di sviluppo: riducendo gli investimenti e la redditività delle imprese italiane, facendone lievitare i costi per via normativa, l’occupazione non aumenta, si riduce.

Sullo sfondo, c’è la visione della società e dell’economia italiana che vogliamo costruire per il futuro: un paese che ambisce a superare la crisi economica e finanziaria in cui è impaludato, in un contesto globale altamente competitivo, deve puntare inevitabilmente sull’innovazione, favorendo la traslazione di risorse economiche e di forza lavoro verso i settori a più alto valore aggiunto. Pensare di spezzare le reni all’Albania con una leggina protezionista sui call center non ci porterà molto lontano.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

One Response to “Altro che crescita, spezzeremo le reni ai call center albanesi!”

  1. pippo scrive:

    Dovrebbero finalmente far funzionare il 112 utilizzando operatori civili in modo da dare lavoro ai diversamente abili e fornirei un servizio multilingua.

    Ci sono italiani che lavorano in call center fuori d’Italia perchè c’è domanda di operatori che parlano in italiano ma per i costi burocratici e di lavoro è meglio aprire una azienda fuori Italia.

    In Slovenia e prossimamente Croazia aumenteranno le aziende di italiani. Le telecomunicazioni hanno confini solo burocratici non tecnici.

Trackbacks/Pingbacks