La crisi che sta distruggendo una generazione

di LUCIO SCUDIERO – Noi non abbiamo abbastanza passato, e neppure sufficiente futuro, a quel che pare. Noi non abbiamo debiti, eppure pagheremo. Lavoreremo, sempre di più ma sempre per meno. E ci proveremo ad uscirne, dalle maglie di questa brutta Storia a cui fummo consegnati dai nostri incolpevoli natali. Qualche volta, durante il tragitto, incontreremo “l’ectoplasma d’uno scampato che non sembrerà particolarmente felice“. E, noi, nella rete, saremo invidiosi di lui.

Siamo una lost generation, e quella che si combatte nelle Borse d’Europa vale la guerra che i nostri bisnonni pugnarono nei suoi cieli e per le sue terre, guadagnandone, quando vi riuscirono, un ritorno senza prospettive nè obiettivi. Ma anche una certa fama letteraria.

Una differenza tra noi, 20/30enni di oggi, e gli avi a cui Hemingway e Fitzgerald hanno donato l’immortalità nell’arte, è che alla fine di tutto questo noi non avremo esperienza diretta di alcun combattimento ma soltanto dello stato di alienazione che ne segue. Pagheremo la ristrutturazione con disoccupazione, instabilità o, quelli di noi tanto fortunati da avere un lavoro “regolare”, tasse, che una volta sottratte residueranno l’elemosina di redditi di sussistenza, semprechè non finiscano ulteriormente “limati” da inflazione o sciagure simili.

Questi, purtroppo, sono scenari già conclamati dai dati.

Il fatto che tutto ciò in Italia non abbia ancora prodotto quei turbamenti di piazza visti la scorsa settimana in Spagna, si spiega solo in ragione dell’elevata patrimonializzazione del Belpaese, che tuttavia rischia di finire divorato nel volgere di qualche anno.

In assenza di welfare pubblico, il patrimonio familiare rimane  la principale variabile determinante nel processo di emancipazione delle generazioni più giovani. Di per sè, questo sarebbe già sufficiente a scrivere l’epitaffio di un Paese, ma quando pure questa risorsa verrà meno, o sarà consistentemente depauperata, che ne sarà di noi e dei nostri fratelli minori?

E quanto manca al momento in cui sarà definitivamente affermato il disvalore dell’accidia dentro la nostra società, come reazione al fatto che “non importa quanto ti impegni, tanto i tuoi sforzi non saranno comunque ricompensati“?

E’ lunedì. Mancano cinque giorni di sedute di borsa. L’assegno di questa settimana è provare ad immaginare un’esistenza a queste condizioni.

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Twitter: @Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “La crisi che sta distruggendo una generazione”

  1. Piccolapatria scrive:

    Come non condividere il contenuto di questo articolo scritto con i toni accorati che solo la presa d’atto della realtà cruda ispira? L’amarezza è altresì aggravata dalla consapevolezza che nulla e nessuno ci dà la minima speranza che in futuro nè prossimo, nè remoto abbia la volontà e/o la capacità di porvi un qualsiasi rimedio accettabile, accantonando per una volta i propri particolarissimi interessi “politici e/o personali”.
    E’ un disastro per i giovani e un rovello terribile anche per coloro che, incolpevoli, vedono messo a rischio il frutto dei loro sacrifici di sagge formichine lungo una vita di onesto lavoro con la conseguenza che non varrà più nemmeno la consolazione grama di aver assicurato ai figli almeno un tetto sulla testa.In buona fede, senza chiedere un bel niente a nessuno e assolte tutte le tasse che non sono mai state leggere ma perlomeno sopportabili, si sono arrabbattati con non poche rinunce in proprio per mettere al sole un qualcosa di concreto allo scopo di pararsi dalle eventuali disavventure di un futuro imprevedibile per sè stessi e per i figli. Hanno creduto e/o confidato che il verbo di quelli che hanno condotto le danze per decenni sia nella patria nazionale che europea fosse almeno in qualche misura onesto e non ingannevole e/o incapace quanto oggi si rivela a scapito dei “vecchi” e dei “giovani”.

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