– Ridurre i sussidi alle imprese per ridurre il cuneo fiscale sul lavoro. Lo scorso 30 aprile il professor Francesco Giavazzi aveva ricevuto dal Consiglio dei Ministri l’incarico di redigere un rapporto in tema di contributi pubblici alle imprese, allo scopo di disboscare quella selva di leggi e leggine che concede agli attori politici e all’alta burocrazia il potere di scegliere discrezionalmente quali imprese favorire e perché. Insieme ad un gruppo di lavoro assortito (due docenti, un dottorando della Sapienza ed uno studente bocconiano), Giavazzi ha consegnato il suo lavoro – corredato della bozza di un possibile decreto legge – il 23 giugno scorso, ma solo in questi giorni ne abbiamo finalmente visione. Gaudeamus.

Non è una proposta nuova, eppure essa serba una sua peculiare forza rivoluzionaria in un paese in cui quasi nessuna istituzione pubblica erogatrice di contributi alle imprese ha mai davvero compiuto una valutazione sugli effetti degli aiuti in qualsiasi forma siano stati concessi, né si è mai quantificato l’ammontare annuo dei sussidi (le stime di Giavazzi oscillano tra i 4 e i 14 miliardi di euro, con il punto centrale dell’intervallo delle varie stime intorno ai 10 miliardi).

Toccherà ora al premier Monti e al ministro Passera assumere l’iniziativa legislativa, sfidando le inevitabili resistenze “corporative” dei settori sussidiati e costringendo le associazioni datoriali, a partire da Confindustria, a scegliere tra il partito dei sussidi e quello del taglio delle tasse. Per l’esecutivo, lo scambio “meno sussidi e meno tasse sul lavoro” potrebbe rappresentare un’irripetibile occasione per un guadagno di popolarità.