– A Colonia, Germania, la circoncisione è stata vietata da una sentenza.

Un bambino musulmano di 4 anni era stato ricoverato per complicazioni in seguito all’intervento rituale. Venuto a conoscenza del caso, è stato il pubblico ministero locale ad aprire un fascicolo per aggressione e lesione. Invece di entrare nel merito dell’intervento e condannare il medico, il tribunale di Colonia ha condannato il rito. Che per i musulmani è una tradizione seguita da 1400 anni e per gli ebrei da più di 5 millenni.

Condannare tradizioni pluri-millenarie è una sentenza che non lascia indifferenti. I giudici hanno motivato così la loro decisione: la pratica religiosa va vietata se è “contraria alla volontà del nascituro di poter decidere da solo, in seguito, sulla sua appartenenza religiosa”. Se no, è aggressione. E in questo modo hanno addirittura ampliato gli effetti della loro sentenza, estendendola a quasi tutte le religioni. Qual è il bambino cattolico che decide di farsi battezzare? Ci sono i convertiti in età adolescenziale e adulta, d’accordo, ma per tradizione, in tutte le famiglie cattoliche, il battesimo avviene quando il bambino non sa ancora parlare. E lo stesso vale per la maggioranza delle chiese cristiane.

Non è un caso che il Vaticano si sia schierato contro questa sentenza. Assieme alla comunità musulmana. E, chiaramente, alla comunità ebraica, che in Germania non subiva una restrizione legale così grave dalla caduta del regime nazista. “Se la circoncisione venisse proibita gli ebrei verrebbero spinti nell’illegalità e alla fine la vita ebraica qui non sarebbe più possibile”: ha affermato preoccupato Dieter Graumann, il presidente del Consiglio generale degli ebrei tedeschi, dopo aver ricordato ai suoi intervistatori che, sin dal Medioevo, la circoncisione è consentita alle famiglie ebree tedesche. Usando toni ancora più forti, Pinchas Goldschmidt, presidente della Conferenza dei rabbini europei, afferma che: “se verrà mantenuta in vigore la sentenza, non vedo futuro per gli ebrei in Germania”. Andarsene via, dopo sessantasette anni di coesistenza nella democrazia.

Il governo Merkel sta subito correndo ai ripari. Ci sarà presto una nuova legge, che renderà legale la circoncisione nero su bianco, per evitare equivoci. “Le circoncisioni fatte con responsabilità devono essere possibili in questo Paese senza il rischio di incorrere in una pena”, ha sottolineato Steffen Seibert, portavoce del governo. Quella del governo è più una difesa di immagine che non una presa di posizione etica, almeno a giudicare dalle parole seccate della stessa cancelliera Angela Merkel: “Non voglio che la Germania diventi lo zimbello della comunità internazionale, essendo l’unico paese al mondo in cui gli ebrei non possono praticare i loro riti”. Dimenticando, in questo piccolo commento, che la sentenza riguarda soprattutto i musulmani e, in seconda battuta, tutte le religioni universali, la Merkel dimostra di non comprendere sino in fondo la profondità del problema che le è scoppiato improvvisamente fra le mani.

Il problema è nientemeno che il rapporto fra lo Stato e le religioni.
In Germania non è mai stato del tutto risolto. Federico II (1712-1786) aveva introdotto in Prussia la tolleranza religiosa. Tolleranza solo apparente, perché lo Stato manteneva una posizione di supremazia e semmai faceva “concessioni” alle varie fedi. La Germania, nata dall’espansione militare della Prussia, ha sempre mantenuto la religione in subordine rispetto allo Stato nazionale. Tolleranza sì, ma finché la religione avalla la legittimità e la moralità dello Stato.

In tempi più recenti, Hitler avrebbe voluto impossessarsi dello Stato per far piazza pulita di tutta la tradizione religiosa giudaico-cristiana: il nazismo, ideologia neo-pagana, rifiutava la legge morale introdotta dalla Bibbia, accusata di indebolire la razza ariana. Solo per pragmatismo, per non alienarsi il consenso delle masse, il regime ha mantenuto il suo paganesimo nei suoi circoli interni, dichiarandosi difensore della fede cristiana al resto del popolo. Hitler strinse un’alleanza con i luterani tedeschi e con una parte del mondo cattolico. In ogni caso ridusse le chiese cristiane ad un subordinato silenzio, a volte complice, a volte forzato. In compenso si dedicò alla rimozione fisica della radice della tradizione giudaico-cristiana: il popolo ebraico, nella sua interezza. Poi sarebbe toccato ai cristiani? Forse sì, ma Hitler crollò troppo presto per svelare appieno la sua utopia. Che non era affatto estranea alla tradizione statolatra tedesca, ma ne era l’estremizzazione. Quando Pinchas Goldschmidt definisce la sentenza anti-circoncisione il più grave affronto alla comunità ebraica tedesca dai tempi dell’Olocausto, si riferisce esattamente a quella tradizione statolatra tipica di tutta la storia della Germania e tutt’altro che seppellita.

Il problema del rapporto fra Stato e religioni è di nuovo saltato in Germania negli ultimi 11 anni. Colpa degli attentati dell’11 settembre 2001, che sono partiti proprio da Amburgo, dove aveva la sua base la cellula di Al Qaeda guidata da Mohammed Atta. Da lì in avanti i tedeschi si sono interrogati su quanto debba estendersi la tolleranza religiosa. La comunità musulmana può imporre i suoi usi, anche se ledono alla dignità della donna o alla libertà di espressione? Tollerare il burqa vuol dire compiere un primo passo verso l’accettazione passiva di un terrorismo di matrice religiosa? Dopo questa sentenza sulla circoncisione, si scopre che il 56% dei tedeschi è d’accordo con i giudici. La risposta agli interrogativi posti dalla tolleranza è di nuovo quella della tradizione tedesca: lo Stato deve imporsi, essere in posizione dominante rispetto alle religioni.

Può essere una soluzione giusta per i tedeschi. Ma non è giusta da un punto di vista liberale. E si vede a quali catastrofiche conseguenze abbia portato in passato.
Per non perdere la bussola, i tedeschi dovrebbero solo ricordarsi che cosa sia lo Stato secondo la loro tradizione liberale, prestigiosa e antica, risalente a Wilhelm von Humboldt (1767-1835). Secondo il quale lo Stato moderno, contrariamente a quello antico, doveva essere limitato ai minimi termini, non doveva intromettersi nelle religioni (“Scarso potere coercitivo sull’interiorità dell’uomo”), né nell’educazione religiosa.

Lo Stato non doveva diventare etico. Evitare “ogni sollecitudine dello Stato d’immischiarsi nella sfera degli affari privati dei cittadini”. In “Saggio sui limiti dell’attività dello Stato”, Humboldt era chiarissimo nella sua opposizione alle interferenze religiose: lo Stato “deve assolutamente astenersi da ogni tentativo di agire in maniera diretta o indiretta sui costumi e sul carattere della nazioni”.