Più Di Pietro parla, più dà ragione a Napolitano

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – La reazione sconsiderata di Di Pietro al conflitto di attribuzione sollevato dal Quirinale conferma che l’iniziativa del Presidente Napolitano a tutela delle prerogative istituzionali del Capo dello Stato – e non della propria posizione in un’indagine che né lo riguarda, né lo coinvolge – era non solo giusta, ma urgente e necessaria.

L’indagine sulla cosiddetta trattativa Stato-mafia giungerà prima o poi ad un esito nella sede che le è propria, quella giudiziaria. Il necessario chiarimento sulle garanzie che la Costituzione e la legge riservano al Presidente della Repubblica giungerà presto, grazie all’iniziativa di Napolitano, da parte della Consulta.

Visto che in un caso o nell’altro saranno dei giudici a decidere – conclude Della Vedova –  ai politici oggi spetta responsabilmente di non usare i materiali d’indagine come strumento di minaccia e di pressione nei confronti degli avversari e perfino del Capo dello Stato. Che qualcuno lo faccia, è una ragione in più per non farlo e tenere un atteggiamento diverso.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “Più Di Pietro parla, più dà ragione a Napolitano”

  1. commazero scrive:

    Premesso che le opinioni di di pietro ed il modo in cui le espone sono affar suo, ritengo che l’affaire napolitano-mancino palesi un limite trasversale del vecchio sistema Italia. Quello di sollevare attorno a questioni vitali per la società italiana (nello specifico sapere la verità su capaci e via d’amelio) polemiche sterili e dibattiti inutili sulla “forma” delle cose.

    I giudici siciliani stanno indagando su quelche cosa di gravissimo e fondamentale allo stesso tempo per il ns futuro……
    Essi hanno fatto delle operazioni tecnicamente e giuridicamente ineccepibili per il ns ordinamento, secondo alcuni. Secondo altri i giudici siciliani hanno “profanato” un tempio.

    Quel che resta é che la verità su capaci e via d’amelio resta legata alle reazioni dei partiti politici e non viene lasciata mano libera ai magistrati….quasi se fossero bimbi troppo vivaci e quindi da tenere badati….

    Di certo se al posto di napolitano ci fosse stato pertini, al sig. mancino avrebbero messo giu il telefono….nella migliore delle ipotesi.

    La scelta di napolitano é stata improvvida ed inopportuna. La migliore sarebbe stata quella di dimettersi.
    Cordialità

  2. commazero scrive:

    Le pongo una domanda.

    Perchè, secondo Lei, quando nell’aprile 2009 la Procura di Firenze intercettò Napolitano sul telefono di bertolaso (http://www.report84.it/articoli/prima-pagina/27226-pronto-guido-sono-giorgio-anche-la-procura-di-firenze-intercetto-napolitano-al-telefono-con-bertolaso) e depositò le intercettazioni agli atti del dibattimento svincolandole dal segreto, il ns presidente non sollevò alcun conflitto di attribuzioni?

    La lascio pensare e spero di leggerla a riscontro.

    Con rispetto.
    Commazero

Trackbacks/Pingbacks