Categorized | Capitale umano

Riflessioni sulla vicenda Balotelli-Fico: padre per forza, madre solo se vuole?

– Nulle ultime settimane uno degli argomenti di gossip mondano-calcistico è stata la presunta paternità di Mario Balotelli.
Proprio al climax della favola europea del calciatore bresciano, infatti, la sua ex-fidanzata Raffaella Fico ha rivelato alla stampa di aspettare un bambino da lui. Balotelli ha risposto in maniera abbastanza piccata, accusando la modella di cercare pubblicità a buon mercato e richiedendo la prova del DNA.

Ora, se i test di paternità dessero ragione alla Fico, è evidente che per SuperMario ci troveremmo in presenza di un evento non pianificato.
Certo, come tante volte avviene in questi casi, il giocatore del Manchester City potrebbe prendere la nascita inaspettata di un figlio come un dono della vita e stabilire un bellissimo rapporto di paternità con un bambino che porta il suo sangue.
Però, diciamolo pure, potrebbe anche non avere alcuna voglia di diventare padre a 22 anni e coltivare la sensazione di essere stato un po’ “incastrato” dalla ex-fidanzata.

Il calciatore ha in realtà già rassicurato che se la sua paternità sarà provata, si farà carico del pieno riconoscimento – eppure ugualmente una vicenda come questa pone una questione politica significativa.
Il punto è il seguente: Mario Balotelli – e con lui tutti i Mario Rossi che si trovano nelle medesime condizioni – dovrebbe o meno essere autorizzato a scegliere liberamente se riconoscere o no il bambino? Stanti le norme attuali è chiaro che l’azzurro potrebbe essere comunque costretto a riconoscere la paternità ed ad assumersi tutti i conseguenti obblighi economici contro la sua volontà – eppure questo scenario appare non solo illiberale, ma anche evidentemente iniquo considerando che invece la nostra legislazione garantisce alle donne un esercizio illimitato della scelta genitoriale.

Una donna può rinunciare ad una maternità per ragioni soggettivesia attraverso l’interruzione volontaria della gravidanza sia attraverso l’abbandono del bambino in ospedale.
Sarebbe giusto che anche gli uomini potessero vedersi riconosciuto il diritto soggettivo di disconoscere una paternità che per qualsiasi ragione personale non sentano di assumersi.

Certo, il fatto che uno con tutti i soldi di Balotelli voglia rinunciare ad una paternità può apparire inaudito egoismo, ma la questione dovrebbe essere politicamente irrilevante – forse non vi sono ogni giorno donne ricche o in carriera che compiono legalmente la scelta dell’aborto?
Del resto affermare il diritto di una persona alla decisione genitoriale, non deve necessariamente implicare che abbandonare un bambino rappresenti la scelta “giusta”, ma semplicemente vuol dire ritenere che la valutazione sugli impatti economici, psicologici e più in generale di vita legati all’assunzione degli impegni genitoriali è una valutazione che solamente l’uomo o la donna in questione possono assumere.

Storicamente le conseguenze dell’atto sessuale sono sempre ricadute in primo luogo sulla donna e la possibilità di rimanere incinta ha rappresentato fino a tempi recenti un fattore primario di repressione della sessualità femminile. Questa situazione era legata sia a ragioni medico-sanitarie, come le scarse condizioni igieniche e l’indisponibilità di adeguate tecniche contraccettive, che al pesante ostracismo che la società patriarcale riservava a donne che si trovassero ad affrontare una maternità al di fuori del matrimonio.

Per molti secoli abbiamo vissuto in una società che considerava impure le donne che perdessero la verginità prima delle nozze e che vedeva nella gravidanza indesiderata una “punizione” del peccato della donna. La donna che rimaneva incinta non poteva lamentarsi od accampare diritti. Era solo colpevole. Si diceva che le stava bene e che “doveva pensarci prima”.
Si tratta, tuttavia, di un ragionamento che il processo di emancipazione della donna ha reso sempre più obsoleto negli ultimi decenni, allargando le prerogative femminili in termini di controllo del proprio corpo e consentendo tra l’altro di definire anche dal punto di vista dell’accettabilità sociale e culturale la separazione tra sesso e riproduzione.

Questa evoluzione dovrebbe essere letta in modo genuino come un avanzamento in senso generale del concetto di libertà personale, oltre che come un passo avanti verso una società meno moralista e più tollerante.
Invece, purtroppo, c’è una tendenza forte a livello tanto giuridico-politico quanto culturale a incanalare la liberazione della sessualità femminile nel trasferimento sul maschio delle conseguenze e forse in certi casi dello “stigma” dell’atto sessuale.
Si tratta di una visione di colpevolizzazione della sessualità e del desiderio maschili che in qualche modo ha preso piede culturalmente da un po’ di tempo, insieme ad un certo femminismo sessuofobico ed “eterofobico” – per usare un’espressione di Daphne Patai – che in fondo rappresenta un tradimento della valenza “libertaria” della battaglia per i diritti umani delle donne.

Sarebbe da chiedersi se la condanna “femminista” del maschio “porco”, del maschio “che vuole solo divertirsi” sia davvero moralmente diversa dalla condanna “maschilista” della “donna facile”, della “sgualdrina”.
Insomma oggi è l’uomo che “doveva pensarci prima” e che può trovarsi a dover pagare con un impatto devastante sulla propria vita il semplice consenso ad un rapporto sessuale.
Eppure per un uomo le conseguenze di una paternità indesiderata possono essere tanto gravi quanto lo sono per una donna quelle di una maternità non voluta, in termini economici, psicologici e sociali. Può significare vedere la propria esistenza completamente sconvolta e rinunciare a tanti sogni e progetti di vita.

Forse Balotelli è ricco abbastanza per ammortizzare gli impatti di una paternità imposta, ma per tanti altri uomini un figlio non voluto potrebbe significare dover abbandonare gli studi, ipotecare la casa, ridurre drasticamente il proprio tenore di vita e vedere compromessa la possibilità di farsi serenamente la propria vita e costruirsi una famiglia con una donna che amino. Affermare il diritto maschile alla scelta genitoriale è quindi una questione fondamentale di equità di genere, a maggior ragione a fronte del minor controllo che i maschi hanno sul processo riproduttivo – si pensi, tanto per fare un esempio, alla possibilità di “frodi contraccettive”.

Dal punto di vista politico, il principio della scelta per gli uomini in realtà non dovrebbe essere particolarmente problematico, dato che esso non implica in sé le questioni etiche legate all’aborto e neppure confligge con il diritto della donna a prendere anch’essa in autonomia ed indipendenza la propria decisione genitoriale. Non vi sarebbe nessuna intrusione nella sfera di libertà femminile, tanto che ogni donna manterrebbe a sua disposizione il diritto soggettivo ad interrompere la gravidanza nei termini previsti dalla legge, il diritto soggettivo a non riconoscere il bambino alla nascita, la possibilità di crescere il bambino da sola e quella di crescerlo insieme al padre se consenziente con pari diritti e doveri per i due genitori.

In altre parole, la donna non patirebbe alcuna riduzione della propria libertà personale, bensì l’inibizione della sola opzione “aggressiva” nei confronti della sfera di libertà altrui, cioè non avrebbe più la possibilità di imporre al presunto padre obblighi che di cui egli non ritenga di potersi fare carico.
Si realizzerebbe, in altre parole, nell’ambito riproduttivo un equilibrio liberale in cui né l’uomo né la donna potrebbero più esercitare un’azione intrusiva sulla libertà dell’altro.

Certo, è legittimo anche esaminare la questione nell’ottica degli impatti sui diritti del bambino, ma in realtà va detto che da questo punto di vista l’accettazione del diritto soggettivo per gli uomini al “non riconoscimento” non modifica i termini qualitativi della questione. Già oggi infatti l’affermazione del diritto intrinseco della madre a non riconoscere il bambino porta con sé la conseguenza che il bambino, per il fatto di nascere, non abbia un diritto automatico ad avere genitori – in altre parole il diritto della donna alla libera scelta genitoriale è ritenuto superiore al diritto del bambino ad averla come madre.

E’ interessante notare che l’opzione del non risconoscimento per la donna non solo è lecita, ma è addirittura “pubblicizzata”, persino dallo Stato e da alcune associazioni cattoliche. Ed in più questa opzione non è limitata a “particolari situazioni”, cioè non è affatto necessario che la donna dimostri di trovarsi in condizioni economiche o psichiche tali da non poter crescere il bambino. Si tratta di una scelta insindacabile, al punto che addirittura viene garantito l’anonimato del parto.

Nella pratica, se affermassimo il diritto maschile alla scelta, il bambino non riconosciuto dal padre potrebbe nella maggior parte dei casi essere cresciuto dalla sola madre – anche se questo potrebbe realisticamente comportare un tenore di vita inferiore.
Del resto per un bambino non esiste un diritto a prescindere a nascere con due genitori – ci sono molte donne che sono legittimamente madri single per scelta e ciò si inserisce pienamente nel superamento “femminista” del concetto patriarcale secondo cui la donna poteva fare figli solo all’interno del matrimonio. E neppure per un bambino esiste un un diritto a nascere “ricco” – ad esempio centinaia di migliaia di bambini vengono al mondo in Italia ogni anno senza avere un padre cannoniere della nazionale; il figlio della Fico non sarebbe l’unico a trovarsi in questa incresciosa condizione.

Ci potrebbe naturalmente anche essere il caso in cui il non poter contare sul sostegno del padre induca la madre ad un non riconoscimento simmetrico. Questa è senz’altro la circostanza più triste, ma fa parte dei casi della vita e non può essere approcciata attraverso strumenti coercitivi nei confronti dei genitori naturali, ma piuttosto rendendo più rapide ed efficienti le procedure per le adozioni ed eventualmente ampliando la platea di coloro che possono fare domanda di adozione.
Va detto, peraltro, che se ci impegnassimo per una maggiore valorizzazione sociale e tutela legale della paternità – inclusiva dell’effettiva garanzia per i padri di un ruolo paritario nell’educazione dei figli – il numero di uomini che sentirebbero il bisogno di non riconoscere il bambino potrebbe essere minore, in quanto senz’altro una delle ragioni che oggi può suscitare nell’uomo il desiderio di rinnegare una paternità è quella di percepire la richiesta della madre solo in termini di “estorsione” economica, senza intravedere spazi invece effettivi per esercitare un vero ruolo genitoriale.

Peraltro, non ci si può nascondere che l’attuale disparità legislativa si fondi in maniera significativa sul diverso “potere” che la madre ed il padre hanno sul figlio.
La madre non ha una custodia esclusiva del figlio solamente durante la gravidanza, ma anche, in diversi casi, nei momenti successivi alla nascita. Di conseguenza alcune donne, in assenza di un percorso legale per il disconoscimento, potrebbero finire per sopprimere il bebé oppure per abbandonarlo in condizioni che ne compromettano la salute e la stessa sopravvivenza. Questo fa sì che l’abbandono “legale” da parte della madre sia spesso considerato il “male minore” rispetto a quello che potrebbe succedere altrimenti.
 Questo tipo di “pragmatismo”, tuttavia, rende lo scenario paradossale dal punto di vista morale, poiché praticamente si consente alla donna il diritto a non riconoscere il bimbo perché in alternativa lei potrebbe intraprendere azioni che lo mettono in pericolo, mentre non si riconosce tale diritto all’uomo perché il minor accesso fisico che ha al bambino gli impedisce di esercitare il medesimo implicito “ricatto”.

Insomma, indipendentemente da come finirà la vicenda Balotelli-Fico, la questione dei “diritti riproduttivi” per gli uomini non può più essere elusa.
Negli ultimi decenni è stato fatto molto per affermare il diritto delle donne ad essere padrone della propria esistenza e per emanciparle da una storica condizione di minorità negli ambiti attinenti alla vita sessuale, ma i medesimi princìpi di libertà personale e di equità di genere che hanno ispirato questa evoluzione devono far riconoscere oggi la necessità di risimmetrizzare la posizione maschile e femminile per quanto riguarda la decisione sul riconoscimento di un figlio.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

19 Responses to “Riflessioni sulla vicenda Balotelli-Fico: padre per forza, madre solo se vuole?”

  1. GrazianoP scrive:

    Caro Faraci, un articolo condivisibilissimo e ottimamente scritto, ma a ulteriore dimostrazione di quanto male siamo messi c’è la sua lunghezza e l’articolatezza delle argomentazioni, quando sarebbero stati più che sufficienti i primi 3 paragrafi.

  2. ilmarmocchio scrive:

    ottimo articolo che illumina un problema oscurato : la ingiusta compressione dei diritti riproduttivi maschili.
    Una donna può non riconoscere il figlio, quindi il diritto del minore va a farsi friggere.
    Il padre no, non ha voce in capitolo.
    Tale asimmetria deve essere eliminata.
    Una sola peprplessità : il maschilismo per come lo intendono le femministe non è mai esistito.
    Esso è una invenzione menzognera tesa a riscrivere il passato alla maniera di 1984

  3. Stefano scrive:

    La sostanza è che noi maschi dobbiamo stare molto attenti a dove ci infiliamo.

  4. Rino scrive:

    Bene, Marco.
    La questione dei diritti riproduttivi maschili, che tu tra i primissimi in Italia estraesti dall’inconcepibile per renderla pensabile, dicibile, formulabile, è una delle più acuminate pietre dello scandalo nei rapporti F/M vigenti non solo da noi ma ovunque in Occidente.
    Fai dunque benissimo a risollevare periodicamente la pietra.
    Come io faccio in ogni occasione e in ogni luogo, reale e virtuale.
    A me accadde quel che capitò a Farrell, che partì da essa per entrare in una nuova visione delle cose.
    Finché la libertà riproduttiva femminile si fonderà sulla subordinazione maschile la battaglia per l’equilibrio non sarà
    vinta.
    Pari diritti per gli uomini, appunto.
    Questo è l’obiettivo. Certo, osservare che dopo tanti anni siamo ancora al punto di partenza potrebbe accasciare.
    Ma è sempre più onorevole combattere le battaglie estreme che quelle di facile vittoria.
    Salutoni.
    Rino

  5. Mic scrive:

    …infatti ho letto. Primi tr eparagrafi, poi mi son persa nel blablabla…

  6. Marco Faraci scrive:

    Ciao Rino,
    è sempre un piacere sentirti. Sono passati tre lustri dalle nostre belle e profonde chiacchierate, ma le questioni di dignità e di equità che ci ponevamo e che ponevamo continuano ad essere assolutamente attuali.

    Un abbraccio,
    Marco

  7. In cerca di un'alternativa scrive:

    Ah, il dono della sintesi.. :)

    (con simpatia, s’intende.. ma a volte less is more..)

  8. Marco Faraci scrive:

    Purtroppo non ho trovato abbastanza tempo per scrivere un articolo breve, così sono stato costretto a scriverne uno lungo. :-)

  9. maria serena scrive:

    si,anche un padre che non vuol diventare tale dovrebbe poterlo fare (cioè dovrebbe avere la possibilità di non riconoscere il figlio), a patto però che non rompa i coglioni dopo accampando diritti che automaticamente dovrebbero decadere alla decisione iniziale….e soprattutto lasciando alle donne quel diritto all’aborto che troppi invece attaccano….dire che l’aborto sia liberissimo e tranquillo è una cazzata abnorme dato che negli ospedali l’obiezione (per meri motivi carrieristici e leccate di tonache al Vaticano) è del 70%,e sale al 90% nel sud Italia…

    il maschilismo come lo intendono le femministe è un’invenzione? eccolo lì,il solito negazionista che fa finta di non sapere che le donne sono state ostaggio nel corpo e nell’anima dei poteri maschili di sempre…quando incinti resterete voi allora ne riparleremo,quando sarete discriminati voi nella vostra libera sessualità (in fondo le donne chiedono solo che vi mettiate un preservativo,che non è una bomba orminale come la pillola,per stare entrambi tranquilli) come è sempre successo alle donne ne riparleremo,quando sarete discriminati e bollati come reietti se siete sessualmente attivi e reclamate il diritto ad esserlo quando,come e se volete voi allora ne riparleremo…
    ossequi

  10. ahimè scrive:

    La conclusione è che se proprio volete stare (almeno un po’) tranquilli vi mettete il profilattico… incredibile: da un rapporto sessuale non protetto può scaturire una gravidanza…. oh toh!
    (a parte che mi sembra che Balo asserisca semplicemente che non coincidano i tempi: a suo dire, se non ricordo male, fra l’ultimo rapporto fra i due e il concepimento sarebbe trascorso un mesetto).

  11. lucdeluc scrive:

    mi son ritrovato diverse volte a riflettere sul tema, chiedendomi se per caso non fossi l’ unico a ragionare cosi’, ti ringrazio Marco Faraci per l’ articolo che mette in luce piu’ che magistralmente una situazione a dir poco allucinante.
    Naturalmente le femministe de noantri si inalberano, parlano di preservativo, etc.
    Nessuna si chiede quante e quante volte il mancato uso del preservativo viene preteso dalla donna, o quante volte la donna si dimentica oopss di aver dimenticato di assumere la pillola.
    comunque al di la degli strilli di circostanza, rimane il problema dell’ asimmetria a dir poco scandalosa del diritto.

  12. Elda scrive:

    Scusatemi….ma i diritti del bambino dove li mettiamo ?

  13. Andrea B. scrive:

    In linea di massima sarei d’accordo con l’ articolo, l’asimmetria c’è, però mi pare che queste considerazioni concettualmente funzionino quando è l’uomo che voglia non riconoscere la paternità e “sottrarsi ai suoi obblighi”.
    In caso contrario, se è lei a non volere il figlio, mentre il padre si, mettiamoci il cuore in pace: la donna ha ed avrà sempre dalla sua parte la fisicità della gravidanza e la possibilità di abortire il figlio non voluto (non ne faccio una questione di legge sull’aborto o meno, tanto le mammane con i ferri da calza lunghi esisteranno sempre).
    E da questo discorso non si scappa … mica possimmo tormare, come nel medioevo, a legare ai letti fino a quando non si “sgravano” le donne sospettate di voler abortire ( anche se qualche talebano dei diritti del feto potrebbe essere d’accordo).

    In ogni caso, realisticamente, date ai papà la possibilità di disconoscere il figlio e la percentuale dei maschi italiani favorevoli alla legge 194 o semplicemente anche solo con una qualche opinione a riguardo, subirebbe un certo calo …

  14. AF scrive:

    Riguardo alla parola “maschilismo”: dobbiamo stare attenti al linguaggio che usiamo, e che viene usato contro di noi, perchè buona parte di questa “guerra fra i sessi” si combatte proprio nel campo del linguaggio, e le femministe -mi spiace dirlo- generalmente si dimostrano più “furbe” anche della maggior parte degli antifemministi, molti dei quali sono ingenui, e alcuni troppo emotivi e un pò “faciloni”.

    Il termine “maschilismo” è formato dalla parola “maschile” e dal suffisso “ismo”. “Maschile” è ciò che caratterizza i “maschi”, quindi siamo noi, la nostra Identità di Genere, mentre “ismo” è un suffisso che si usa per generalizzare e dare un nome a diverse cose, inserendole in una categoria. Ora, se “maschile” è una caratteristica intrinseca dei maschi, quindi del genere maschile, e alla generalizzazione di questo termine (“maschilismo”) è stata data una valenza negativa, ciò significa che “maschile” è qualcosa di “negativo”, cioè che i “maschi” sono portatori -in quanto maschi- di caratteristiche negative congenite. Non è un caso che molte femministe dicano che i maschi, al naturale, quando nascono, sono “imperfetti” (negativi), e che solo attraverso una rieducazione femminista, annullando la loro maschilità (l’identità di genere maschile), questi possono diventare “meno nocivi”.

    Il termine “maschilismo”, che ci piaccia o no, da un valore negativo al maschile, e quindi ci danneggia. Questa parola dovremmo usarla il meno possibile, e accusare di “misandria” chi la utilizza, perchè di questo si tratta.

  15. Fabio scrive:

    Io ho invece il problema contrario,la mia ex non vuole farmi riconoscere mia figlia,sono disperato! qualcuno ha dei consigli da darmi?

  16. Luana scrive:

    Su tutto manca la riflessione principale, il SIg. Ballottelli consapevole che dal suo pene nel momento di massimo godimento fuoriesce liquido seminale e consapevole del fatto che se lo stesso (pene) si trova all’interno di una vagina (una qualunque, non necessariamente quella della Fico) ciò può costituire premessa per la naturale riproduzione della specie, dovrebbe accendere i suoi neuroni e occuparsi di “prevenire” gravidanze che egli stesso non desidera, tanto più con compagne occasionali o con compagne che almeno a leggere dai rotocalchi brillano per essere dedite a cogliere opportunità di qualsiasi tipo per racimolare denaro e visibilità.
    Se i maschi non prendono consapevolezza della loro sessualità e del potenziale riproduttivo del loro comportamento sessuale è un problema dei maschi. Se non sanno valutare la potenziale meschineria dei soggetti femminili che si portano a letto, incluso il ricatto della maternità e del mantenimento, be’ ragazzi…non credo che possiate rivendicare (come ho letto in questo articolo) il diritto a trombare come e con chi vi pare e poi decidere se assumervi o no il peso della responsabilità delle conseguenze del vostro comportamento. Il comportamento sessuale è finalizzato alla riproduzione della specie, dunque l’ovvia conseguenza di una bella trombata può essere un figlio, non lo volete? non fidatevi e prendete le opportune precauzioni a prescindere dalle rassicurazioni che la sciacquetta di turno può darvi. Si chiama essere responsabili dei propri comportamenti e delle conseguenze dei propri comportamenti. E certo se il dna dimostra che il figlio è suo, nessuno lo obbliga a stare con la madre, tanto meno ad avere rapporti di natura affettiva con il frutto dei suoi lombi…ma quello economico lo dovrà garantire, nei limiti delle sue possibilità. E’ molto ricco? Fortunato il bimbo che verrà al mondo, già dovrà sopportare il peso di una madre come la Fico, a fronte di cotanta miseria umana almeno la consolazione di essere al sicuro pure dalla sfiga della miseria materiale. E va bene così. Non si diventa “padri” per forza, lo si diventa per superficialità e irresponsabilità. Reclamare come “diritto” quello di trombare, inseminare e poi decidere se vogliamo o no rispondere dei figli che generiamo è un delirio, puro e semplice. Non fate sesso, così non rischiate di avere figli che non volete, oppure fatelo con attenzione e proteggetevi da questi rischi. nessuno vi trascinerà mai in tribunale per riconoscere alcuna partenità.

  17. Luana scrive:

    fai quello che sta facendo la Fico, citala in tribunale per il riconoscimento, parla con un avvocato.

  18. Marco Faraci scrive:

    @Luana
    Che un rapporto sessuale possa avere conseguenze riproduttive è cosa nota agli uomini come alle donne. Sulla base del tuo ragionamento dovremmo anche vietare l’aborto, raccomandando alle donne l’astinenza sessuale se vogliono evitare di avere figli.
    Io non sarei d’accordo, in quanto sono un inguaribile sostenitore del diritto alla scelta, sia per le donne che per gli uomini, e del fatto che l’assunzione degli impegni genitoriali debba essere una decisione assolutamente libera e volontaria.

  19. Luana scrive:

    Marco, la libertà di scelta di una donna arriva al momento del sesso esattamente come per l’uomo. Poi quella di un uomo si ferma al momento riproduttivo, se ci ha pensato prima non avrà problemi, se ha preferito fregarsene potrebbe tornargli indietro il problema.
    La donna sceglie anche dopo, aborto o gravidanza. E se sceglie la gravidanza il figlio che nasce ha diritto ad essere in parte mantenuto anche dal padre, che potrà liberamente negargli qualsiasi altro tipo di relazione, ignorarlo affettivamente ed emotivamente. Però quel figlio ha tutti i diritti di legge che spettano ad un figlio ovvero economici e patrimoniali. Pensateci prima di inzuppare il biscotto alle conseguenze dei vostri comportamenti. Non c’è molto altro da dire.Altrimenti nascete femmina, così se il figlio che avete concepito non lo volete, lo potrete abortire o, viceversa, lo tenete e mettete il padre – specialmente se ricco sfondato- di fronte alle sue responsabilità legali. quelle affettive non possono essere obbligatorie per legge.

Trackbacks/Pingbacks