Generazione Berlusconi

di CARMELO PALMA – La generazione Balotelli, fuori dal controverso “personaggismo” di chi si è ritrovato a prestarle il nome e la faccia, è quella dell’Italia di nuova generazione. La generazione Berlusconi è quella generata e degenerata nelle geometrie perfette (o di qua, o di là) e negli equilibri sbilenchi (tutti fermi, per non cadere) del bipolarismo all’italiana.  Si tratta di due generazioni non solo anagraficamente agli antipodi, di due modi di intendere e di volere le cose del mondo, che non possono portarsi ad una comune misura.

La generazione Balotelli non è solo (per fortuna) Balotelli e quella Berlusconi non è solo (purtroppo) Berlusconi, ma anche quella lato sensu berlusconiana. Nella sostanza tutta la politica (e tutti i politici) di una stagione in cui il Cavaliere è stato misura di sé e di tutte le cose e ha dato il tono che ha fatto la musica suonata ovunque, anche nelle periferie più estreme della resistenza antiberlusconiana.

Il sequel (il sesto) della discesa in campo comporta dunque un evidente e calcolato effetto collaterale. “Riberlusconizza” la politica tutta e non solo quella berlusconiana. Suicida il PdL per ammazzare nella culla la politica post-berlusconiana dentro, ma soprattutto fuori dal perimetro del partito di Berlusconi. Impone un copione che chiunque gli sia stato coevo, amico o nemico, alleato o avversario, conosce a memoria e in cui si sente “a casa” e non minacciato da una domanda e da un’offerta di innovazione politica, che Berlusconi così un po’ vanifica e un po’ avvelena.

Berlusconi, “sacrificandosi” per il partito e per la causa, intrappola la politica non nel suo conflitto di interesse privato, ma nel suo interesse personale a che nulla politicamente cambi, per tornare sulla scena come artefice e protagonista del cambiamento. E’ un disegno razionale, abbastanza “cattivista” per appassionare gli umori di un elettorato frustrato, che quanto meno capisce tanto meno desidera capire, e abbastanza nichilista per galvanizzare quanti il pericolo dello sfascio eccita alla tentazione di sfasciare e di farla pagare a qualcuno.

Ma soprattutto così Berlusconi rimette in riga, ma anche a loro agio Fini, Casini, D’Alema, Bersani… Li costringe a parlare di lui e non d’altro, li fa sentire protagonisti di un mondo immobile e non di una stagione di passaggio che, se riesce, obbligherebbe anche loro a passare la mano e a non sentirsi imprescindibili protagonisti di una politica senza tempo. Il Cavaliere è ormai impotente e impossibilito a fare, ma rimane un guastatore di genio e anche, a suo modo, di coraggio.

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Twitter @carmelopalma


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

One Response to “Generazione Berlusconi”

  1. Marco scrive:

    Credo che l’agio di Fini, Casini e Bersani sia, per loro stessi, pericoloso: non si illudano a questo giro di vivere di antiberlusconismo. Avverto negli italiani un desiderio di liquidare tutta la vecchia classe politica, il ritorno di Berlusconi ridà forma alle precedenti geografie politiche, compatta gli altri partiti, e riporta all’idea che nulla è cambiato, proprio nel momento in cui agli italiani interessa la svolta. Senza Berlusconi i partiti rielaborano la loro nuova identità, con B invece tutto torna come prima, a vantaggio dell’unica novità politica, il Movimento 5 stelle.

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