Una legge per dare la carica alle auto elettriche

– Il mercato e la tecnologia hanno il pregio di trovare nei problemi la loro soluzione e l’idea per un nuovo successo.

L’aumento dei prezzi dei prodotti petroliferi (il costo del brent è aumentato del 287% in 10 anni) e delle accise sui carburanti hanno senz’altro contribuito a incoraggiare gli investimenti nella ricerca di nuovi modelli di mobilità. L’auto elettrica è una delle strade percorse per proporre ai consumatori un riparo dalla volatilità dei prezzi del petrolio. Il motore elettrico, oltre a garantire vantaggi in termini di impatto ambientale, è giunto a garantire performance paragonabili od anche migliori del motore a scoppio.

Se all’alba del ventesimo secolo la tecnologia dell’auto elettrica fu accantonata per la limitata velocità che poteva raggiungere rispetto agli altri tipi di motore, oggi il divario è stato azzerato. Da un punto di vista economico, gli studi condotti sia oltreoceano (dove sono più bassi i prezzi e le imposte sia sull’energia elettrica che sui carburanti) sia in Europa, dimostrano come il più alto costo dell’auto elettrica è ammortizzabile in pochi anni. In Italia, con il prezzo dell’energia attorno ai 20 centesimi al kWh e il prezzo della benzina a 1,70 euro al litro, occorrono mediamente 5 anni per ammortizzare il prezzo più alto dell’auto elettrica. Dopodiché i risparmi per i consumatori sono notevoli, con costi di ricarica per km percorso 4 volte inferiori al costo per ricarica del rifornimento di benzina.

Quello che manca, perché la tecnologia decolli, è una rete infrastrutturale capace di sorreggere la diffusione di un bene di consumo competitivo. I tempi per la sua realizzazione non sono brevi e dipendono in buona misura dalla cornice giuridica ritagliata dal legislatore in materia.

Ciò tanto più in un paese come il nostro. In un ordinamento giuridico come quello italiano, ispirato ai principi di civil law e del diritto positivo, con tutte le sue pecche in termini di incertezza del diritto, l’economia e l’evoluzione tecnologica devono attendere l’intervento normativo, precondizione alla creazione di un quadro stabile e certo per la realizzazione degli investimenti.

Se nel lungo termine l’auto elettrica promette di rivoluzionare e rendere migliore, più efficiente e meno impattante sull’ambiente la mobilità degli Italiani, le difficoltà nel breve periodo sono molteplici.

Una è quella tipica della tecnologia nascente. Richiede costi iniziali elevati che possono essere ammortizzati con il crescere della domanda, destinata a “sbloccarsi” una volta che la tecnologia ha ricevuto un primo impulso. In altre parole: nessuno compra un’auto elettrica se non sa dove caricare la batteria. Una volta che si è costruita una rete adeguata, la domanda è destinata a crescere perché i bisogni di mobilità troveranno un mezzo efficiente per essere soddisfatti. Un’altra è quella legata alla necessità di adeguare gli strumenti urbanistici, in mano a regioni ed enti locali, alle nuove esigenze.

In Parlamento c’è un progetto di legge che potrebbe colmare il ritardo del legislatore in questo campo. È quello in materia di spazi verdi, che, presentato in un primo tempo per altre finalità, si è arricchito nel corso del suo iter con l’introduzione di norme volte ad aggiornare le disposizioni in materia di governo del territorio. Gli enti locali, secondo quanto previsto dall’articolo 6, sarebbero chiamati a includere, sulla base di una proposta tecnica delle società di distribuzione che nei fatti realizzano ed installano i dispositivi di ricarica dei veicoli a trazione elettrica, nei propri piani urbani del traffico, per la viabilità extraurbana e nei piani urbani di mobilità, le disposizioni necessarie alla realizzazione di una rete pubblica di ricarica per veicoli elettrici.

Nota dolente, queste disposizioni paiono esser finito in un binario morto, dato che non è discusso dal 18 aprile 2012.

Miglior fortuna potrebbe avere il pacchetto di misure previste nel disegno di legge sulla mobilità sostenibile. L’ultima seduta della commissione attività produttive che lo ha trattato risale al 19 giugno 2012, a due anni e 8 mesi dalla sua presentazione. Tuttavia, l’approvazione delle medesime norme potrebbe conoscere un’improvvisa accelerazione con la loro trasposizione in forma di emendamento al decreto crescita all’esame della Camera in queste settimane.

Anche in questo caso, si prevede che “gli strumenti urbanistici e di programmazione siano adeguati con la previsione di uno standard minimo di dotazione di impianti di ricarica dei veicoli alimentati ad energia elettrica ad uso collettivo a corredo delle attività commerciali, terziarie e produttive di nuovo insediamento”.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

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