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Recensioni via Internet, libertà o nuovo conformismo?

 – Nuggets, pollo alla piastra, ghiaccio, cibi vegetariani. Ecco la lista degli alimenti da evitare quando si mangia in un fast food, almeno stando ai pareri espressi da chi ci lavora.

Cassiere, addetti alla piastra e assemblatori di hamburger, riporta Globalist.it, hanno risposto alla domanda lanciata sul social network reddit.com e hanno raccontato storie più agghiaccianti di un film horror: muffe, sporcizia e odori nauseabondi sembrano essere presenze quotidiane nelle cucine delle più grandi catene. Ma è davvero così?

Chissà. L’effetto sul pubblico dei consumatori, però, è assicurato. Gli aneddoti esemplari, infatti, i consigli e le recensioni degli utenti online contano di più dei pareri espressi dagli esperti e dai suggerimenti forniti dai media o dalle aziende. Serena Danna scrive a questo proposito su La Lettura del Corsera:

“L’ultimo rapporto Nielsen Global Trust in Advertising, basato su interviste a 28 mila utenti in 56 paesi, mostra che le opinioni sul web sono in cima ai metodi che influenzano le nostre scelte di consumo (il 70% degli utenti, con un aumento del 15% rispetto al 2008), seconde solo alle raccomandazioni di amici e parenti. Un punteggio – continua – che stacca del 12% le indicazioni dei giornali e del 23% quelle della tv”.

Conferma i dati il successo di piattaforme ormai consolidate come TripAdvisor, in cui trovare giudizi sugli hotel, i ristoranti e i luoghi di svago in giro per il mondo, e la nascita inarrestabile di siti simili, spesso in lingua, con una vocazione nazionale più marcata.

“Ci credo perché l’ha detto la televisione”, il vecchio motto anni Ottanta, ispirato dalle televendite Mediaset, ormai repertorio storico da museo del Novecento, non vale più. Le scelte individuali sono social, così come la conoscenza è condivisa.

Si potrebbe sostenere che in un sistema comunicativo reticolare, come il web o il mondo delle relazioni quotidiane, sono l’autorevolezza, conquistata attraverso singole proposte e l’offerta di contenuto, e la prossimità psicologica e estetica a determinare la capacità di un soggetto o di un gruppo di soggetti di incidere sulle scelte individuali. In fondo è ovvio: in Rete la fiducia è il valore prevalente, come accade in qualunque rapporto umano. Power to the people, quindi? Non solo.

Affidarsi ai consigli degli altri utenti comporta, infatti, un elevato rischio di conformismo. Come dimostra l’indagine pubblicata nel 2011 dalla Sissa di Trieste, la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati, gli individui nei social network cercano di evitare situazioni conflittuali e “per non creare spiacevoli attriti – spiegano i ricercatori – tendenzialmente adottano scelte conformiste, adeguandosi a quelle degli amici o degli opinion leader”.

Non c’è niente di incredibilmente futuristico o originale, insomma, nel comportamento di chi invece di farsi convincere dallo spot delle crociere sceglie di interpellare la maga Circe dei viaggi contemporanei, TripAdvisor. Vale, infatti, in Rete la vecchia teoria dell’equilibrio cognitivo, formulata dallo psicologo Frizt Heider negli anni Cinquanta del secolo scorso. In pratica le persone si comportano come i magneti: si attraggono e rifuggono da chi ha una carica negativa e ispira inimicizia. Emergono così comunità coese, anche di acquirenti.

Online o offline non importa: a prevalere è sempre la fiducia. E la tv (come la stampa) non ne ispira più come un tempo.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

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