di LUCIO SCUDIERO – Da gennaio stavamo già scontando la posizione nella serie B dei debitori sovrani. In quell’occasione era stata Standard&Poor’s la prima a emettere un rating di BBB+ per l’Italia. La parte del poliziotto cattivo è toccata invece stanotte a Moody’s, che ha declassato di due notch il rating sovrano italiano, da A3 a Baa2, spedendoci dritti ai playout. Giochiamo per non retrocedere dalla serie cadetta, insomma.

A leggere le motivazioni, comunque, siamo in buona compagnia. L’Italia, per continuare con la metafora sportiva, è una squadra di Serie B nel senso che a retrocedere è stato l’intero campionato cui era iscritta, cioè l’Europa.

L’agenzia internazionale sconta sul nostro Paese i rischi sistemici dell’Eurozona, la cui rottura è ormai data per probabile con l’uscita della Grecia, e il contagio che attraverso la Spagna certamente transiterebbe sul Belpaese. Tutto questo, dicono da Moody’s, incide sull’appetibilità dei nostri titoli di Stato per gli investitori internazionali, che a quanto pare nel Mediterraneo neppure le vacanze estive sono disposti ormai a farci.

Interessante poi questo passaggio della motivazione, sull’incapienza dei fondi ESM ed EFSF in uno scenario di intervento in raffreddamento della febbre dei titoli di Stato italiani.

The 29 June euro area summit advanced the idea of allowing European Financial Stability (EFSF) and European Stability Mechanism (ESM) funds to be used to stabilise sovereign funding markets, which implicitly recognises that these tools may be necessary to sustain Italy’s access to affordable credit. However, given the size of the Italian economy and the size of the government’s debt load, there is a limit to the extent to which these support mechanisms can be used to backstop such a large, systemically important sovereign. However, Italy benefits from its systemic importance for the euro area, giving it leverage in the political process as reflected in the results of the 29 June euro area summit. 

Buona l’intuizione, insomma, ma senza il bazooka della Bce, diretto o indiretto, per Moody’s l’Italia è too big not to fail.

Se questo è il quadro esterno, i peggiori rischi interni paiono risiedere nell’incertezza della prospettiva politica del Paese alle elezioni del prossimo anno.

The political climate, particularly as the Spring 2013 elections draw near, is also a source of implementation risk.

La domanda che si pongono da Moody’s e sui mercati è: cosa ci sarà dopo Monti? Sapranno le forze politiche italiane tenere salda la barra delle riforme per il prossimo decennio?

Diluvio.