Per i beni culturali servirebbe un ministero del Patrimonio

– Mentre Pompei sembra abbia trovato l’ancora di salvezza, la Domus Aurea, la straordinaria residenza globale ideata da Nerone, a Roma, continua a rimanere chiusa dopo il crollo del 2010. E il Palatino dà l’impressione di essere abbandonato. Si mostra come agli occhi degli artisti stranieri del Grand Tour, agli inizi del XVII secolo.

In direzione di Tivoli, la Tibur romana, Villa Adriana, ha rischiato di far da sfondo ad una nuova discarica. A Sud di Roma, i Colli Albani, territori di straordinarie antichità, di città famose e di territori intensamente abitati, trasformati in pochi decenni in quasi indisturbati luoghi dell’abitare disordinato. Costruzioni imponenti rase al suolo nella colpevole indifferenza.

“Dormi o Poppea/ terrena dea”, canta Amore ne “L’incoronazione di Poppea” di Claudio Monteverdi. E’ meglio che la bella e ambiziosa moglie di Nerone riposi in pace. Tornasse in vita vedrebbe come è ridotta la sua villa ad Oplontis, nello sfacelo onnicomprensivo di Torre Annunziata. Allora sì che sarebbero guai.

Ci si può spostare a Paestum. Dove il “contorno” dei resti archeologici, del tempio di Nettuno, della Basilica, dell’Agorà e delle meraviglie del Museo archeologico, è indegno di un sito Unesco. Dove la vicina Necropoli del Gaudo, costituita da tombe a camera e a grotticella di età eneolitica, è coperta da una necropoli a cielo aperto di lastre di Eternit, pneumatici e lavatrici.

A quaranta chilometri da Roma, a Cerveteri, non va meglio. Qui c’è la necropoli etrusca della Banditaccia, una delle zone archeologiche più importanti della Terra, che l’Unesco ha dichiarato nel 2004 patrimonio dell’umanità. Almeno 400 tombe alle quali si può accedere senza alcun controllo. La più grande cava di beni archeologici del pianeta. A cielo aperto e ingresso libero.

Dal Lazio alla Sicilia, ad Agrigento. Nella Valle dei Templi, a marzo trascorso l’ex sindaco Calogero Sodano è stato condannato dalla Corte dei Conti per “danno all’immagine nel contrasto all’abusivismo edilizio”. Insomma per aver omesso, e in alcuni casi ostacolato, la lotta all’abusivismo nella Valle.

L’area archeologica di Segesta, nel trapanese. Tante, troppe, le Pompei italiane soffocate dall’incuria. Il villaggio dell’Età del Bronzo di Nola, nel napoletano. Il villaggio dell’Età del Bronzo a Porto Cesareo sulla costa salentina. La Necropoli di Sulky a Sant’Antioco, nel Sulcis-Iglesiente, in Sardegna. Ancora, la Reggia di Carditello a San Tammaro, nel casertano e il Castrum cassiodoreo di Stalettì, sulla costa jonica calabrese.

Per questi casi e per i centinaia, migliaia di altri, più o meno noti, al Nord come al Sud, siti archeologici e musei, singole strutture antiche e palazzi di pregio, le strutture di riferimento appaiono inadeguate. Insufficiente il controllo e la salvaguardia, impossibile la valorizzazione. Incapaci le risorse di rispondere alle esigenze richieste da Beni deperibili.

Lo stato della questione, nel suo complesso, è quanto meno preoccupante. Nonostante gli sforzi di funzionari, di tecnici, di addetti vari. Il Ministero competente, quello dei Beni Culturali, un dicastero con poca rilevanza. Da sempre, fin dalla sua istituzione, nel 1974, si dice per far posto a Giovanni Spadolini. Con scarsa autonomia, con ridottissimi fondi, con un apparato vetusto e inefficace. Fin dalla base. Da quelle Soprintendenze che, seppur realmente oberate di incombenze burocratiche crescenti che ne rallentano l’operato, talora piuttosto che occuparsi di quanto è nelle loro facoltà, ovvero tutela e valorizzazione, si perdono in personalistiche dispute. Nel rivendicare, impropriamente, la loro autorità sui territori di competenza.

Un’architettura istituzionale, quella dei Beni Culturali, che sempre più appare realizzata senza tener conto dei tempi mutati, delle esigenze stravolte. Un’organizzazione che invece di mostrarsi pronta ed efficiente, non di rado, sembra lenta ed inefficace. Per un evidente ed indiscutibile deficit di risorse economiche, ma anche per riconoscibili limiti strutturali. Che nascono, forse, da un’impostazione errata. Da un vizio di origine. Dal considerare il Bene materiale in maniera separata dal suo contesto ambientale e dalla sua valorizzazione per così dire turistica.

Insomma, prendendo ad esempio la villa di Massenzio sull’Appia antica, il sito archeologico, il suo intorno naturale e la sua pubblicizzazione a fini turistici. Separazione che infatti delega a tre differenti Ministeri la realizzazione dei propri compiti. Ministeri che in tutti e tre i casi risultano “deboli”.

Detto di quello dei Beni Culturali, di quello dell’Ambiente, non può non ricordarsi come la sua istituzione nel 1986 avvenne quando la devastazione del territorio, denunciata tra gli altri da Antonio Cederna, era già, in gran parte, avvenuta. Per non parlare di quello del Turismo, solo recentemente resuscitato, dopo la soppressione del 1993.

Ministeri a tutti gli effetti di secondo piano, quanto meno marginali. Spesso, utilizzati per accontentare gli scontenti di turno. Oppure per gratificare chi, a dispetto delle credenziali politiche, era rimasto privo di incarico. Senza voler entrare nel merito delle persone che si sono avvicendate ai differenti dicasteri e che comunque talora hanno maggiormente inciso nelle scelte, è più che evidente che i risultati raggiunti appaiono del tutto insoddisfacenti.

Il patrimonio storico-archeologico, quello che sopravvive, è in stato di avanzata decomposizione. Il paesaggio che gli fa da cornice il più delle volte risulta indegno di un Paese civile. Un turismo che, dopo averci visto dominare le classifiche mondiali, ci vede scivolati al quinto posto nella hit parade generale e addirittura al ventisettesimo per la competitività turistica.

In un Paese che si interroga sulla necessità di cambiare parti della sua Costituzione non deve ritenersi un esercizio retorico proporre un ministero “forte”. Nel quale si fondano quei tre, ora distinti. Rispondendo anche ad un “sentire” comune. Alla percezione, nostra e degli stranieri, di un unico, irraggiungibile mix di paesaggio, ricchezze artistiche, culturali musicali e gastronomiche. Un solo Ministero che abbia uno sguardo d’insieme e che in virtù di questa visione dall’alto sappia fornire risposte appropriate. Proporre piuttosto che subire. Che possa mettere nei primi punti dell’agenda politica i temi che gli sono propri.

Un ministero del Patrimonio, funzionale e funzionante. Un tentativo di far vincere il “Bello” nel Paese, da tempo, degli interessi particolari. Un’idea non nuova da concretizzare, il prima possibile.

“L’Italia si sta distruggendo giorno per giorno, e … tale distruzione solo in casi isolatissimi è inevitabile conseguenza dei mutamenti tecnici, economici e strutturali della società moderna; nella maggior parte dei casi è conseguenza del prevalere degli interessi della speculazione privata e della grossolanità culturale della attuale classe dirigente italiana”.

Cosi scriveva Ranuccio Bianchi Bandinelli nella sua lettera di dimissioni dal Consiglio Superiore alle Antichità e Belle Arti, risalente al maggio 1960. Speriamo che il Ministero unico basti. Il dubbio è lecito.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

2 Responses to “Per i beni culturali servirebbe un ministero del Patrimonio”

  1. Paolo scrive:

    Finché la tutela del patrimonio culturale è in mano alle Soprintendenze, i cui funzionari possono, con i loro pareri inappellabili, decidere la sorte di qualsiasi intervento sul territorio, o semplicemente “indirizzare” il cittadino verso la scelta della tal ditta o del tal tecnico pena il blocco dei lavori, la “tutela del patrimonio” resterà solo un banale paravento per mascherare l’ingordigia e il malaffare di uno dei settori pubblici probabilmente più corrotti e meno controllati.

  2. gea copponi scrive:

    “Progetti di valorizzazione e promozione del patrimonio culturale ed artistico in aree di grande pregio”. Si tratta di fondi del Programma Operativo Regionale del Fondo europeo (Por Fesr Lazio) relativi al periodo 2007/2013.
    (una parte dei soldi sarà destinata alla ristrutturazione ed ampliamento dell’attuale biglietteria della Necropoli costruita dal 1933 al 1939, non ricordo bene, comunque verrà stravolta una situazione, mentre ubicando il centro accoglienza e biglietteria in modo e luogo diverso si potrebbero avere soluzioni differenti con creazione di posti di lavoro.Riflessione riguardo 400.000 euro per il finanziamento della realizzazione di un nuovo punto di accoglienza proprio di fronte all’ingresso della Necropoli della Banditaccia a Cerveteri.
    Senza dubbio il progetto è stato considerato e valutato in modo diverso dagli interventi belli ma fuori contesto tipo la fontana in Piazza Aldo Moro, o l’insieme dei tumuli in Largo Almunecar , senza dubbio più interessanti ed indicativi se posti a bivi tipo autostrada o altra rotonda.
    Ogni tempo ha le sue espressioni, ma non per questo si deve cancellare quanto è stato testimonianza di passato. Quella biglietteria è stata attraversata da una infinità di persone espressioni di mondi, contesti, razze, storie, quella biglietteria è storia.
    Quando è stata inaugurata, segnava l’inizio di un percorso, che oggi è cambiato perché si sono aggiunti altri spazi ed altre testimonianze.
    Oggi l’ingresso della Necropoli, l’inizio del percorso è diverso e diversa deve essere la posizione della realizzazione di un nuovo punto di accoglienza proprio di fronte
    Bottai si rivolterà nella tomba…

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