Il capitalismo di relazione è duro a morire. Cosa nascondono le parole di Squinzi

di PIERCAMILLO FALASCA – Sarà che quando si partecipa ad un dibattito in campo avversario si tende sempre a concedere qualcosa all’interlocutore, quanto meno per cortesia. Ma il commento del presidente di Confindustria al piano di revisione della spesa pubblica – definito “macelleria sociale” – è con ogni probabilità mosso da ragioni più profonde: l’insofferenza del nuovo leader degli industriali confederati per un governo che pare aver definitivamente archiviato la concertazione con le cosiddette parti sociali nella conduzione della sua attività. Squinzi ci sta ormai abituando (continuerà?) a eccessi verbali inediti e incoerenti – la riforma Fornero era una “boiata” in ottica liberista, i tagli di spesa sono “macelleria sociale” se guardati con gli occhi di chi difende interessi corporativi.

Già, ma quali interessi difende Squinzi? Certamente quelli delle imprese che vivono di commesse pubbliche: nonostante la fatica con cui ormai le pubbliche amministrazioni onorano i debiti con i propri fornitori privati, il “crony capitalism” (il capitalismo che vive di relazioni e prebende dallo Stato) è duro a morire, tanto più che nell’alveo di Confindustria il peso delle aziende a controllo pubblico è oltremodo rilevante, soprattutto dopo l’uscita di Fiat dall’organizzazione. C’è poi l’interesse confindustriale a non aprire fronti “inutili” di polemica con i sindacati, anzi a sfruttare la situazione per “scaricare” sul governo il costo politico dei severi aggiustamenti di finanza pubblica. L’esecutivo ne esce “cornuto e mazziato”, in un certo senso: una parte non irrilevante dei risparmi del piano di razionalizzazione della spesa contribuirà a finanziare la copertura di altri 55mila esodati, cioè lavoratori il cui reddito è stato prematuramente messo a carico della collettività, sollevando proprio le imprese che li impiegavano dal peso degli stessi o da costosi piani di licenziamento. E’ paradossale allora che ora il presidente della maggiore organizzazione di imprese critichi il come e il quanto del provvedimento governativo.

Quella di Squinzi può essere considerata una gaffe, ed è possibile che così verrà diplomaticamente raccontata. Tuttavia – pur scommettendo sul fatto che l’attenzione che i mercati internazionali dedicano alle dichiarazioni del patron della Mapei sia di molto inferiore a quella a lui destinata dalla stampa italiana – è bene sfruttare l’accaduto per aprire (anzi, riaprire) una riflessione sull’evidente anacronismo di un modello corporativo di rappresentanza degli interessi del capitale e del lavoro. Se i partiti della Seconda Repubblica sono in crisi conclamata, sindacati e Confindustria lo sono almeno altrettanto.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

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