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Diaz, una sentenza giusta che però non rende giustizia

– Condannati dirigenti e funzionari della polizia a 4 anni per falso aggravato, a questa pena si aggiunge quelle accessoria di interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. I vertici avrebbero ordinato la falsificazione del casus belli dell’incursione alla scuola Diaz predisponendo delle molotov fasulle e simulando l’accoltellamento di un agente. Prescritti, invece, i reati di lesioni gravi contestati a nove agenti appartenenti al settimo nucleo speciale della Mobile all’epoca dei fatti. Una sentenza importante che spazza i vertici della Polizia di Stato condannati per i depistaggi della notte del 21 luglio a Genova. Sentenza però,che allo stesso tempo, evidenzia difetti e lacune della legislazione penale italiana.

Da un lato, infatti, ancora una volta la prescrizione si dimostra la peggiore tagliola calata sulla domanda di giustizia delle vittime di reati. Il suo regime è del tutto inadeguato, e andrebbe uniformato al benchmark europeo. Oggi la gran parte dei reati si estinguono prima che i processi siano terminati in ragione del corto termine di prescrizione previsto dal nostro ordinamento e della lunghezza dei processi. Sarebbe opportuno allungare i termini di prescrizione, oggi calcolati sulla base dei massimi edittali previsti dal codice per ciascun reato, e riformare il regime della sua interruzione.

Dall’altro lato, e ne avevamo già parlato, è necessario introdurre nel nostro ordinamento giuridico il reato di tortura, fattispecie legale che si sarebbe perfettamente adattata ai fatti della Diaz dove si è perpetrata una lampante violazione dei diritti umani del cittadino da parte dello Stato.

Nelle proposte di legge presentate in Parlamento il reato di tortura prevede una pena tra i 4 e 10 anni di reclusione con possibilità di aumentare la pena nei casi di lesioni gravi e gravissime. Se il nostro ordinamento avesse previsto questo reato, i nove uomini della squadra mobile sarebbero stati probabilmente condannati in quanto una prescrizione più lunga, legata ad una pena più grave rispetto a quella del reato per lesioni aggravate, non sarebbe decorsa.

Il vulnus legislativo è anche denunciato da Amnesty International che chiede a gran voce e con la firma di una petizione di introdurre il reato di tortura nel sistema penale italiano. Un passo in avanti è necessario per difendere la libertà personale del cittadino, soprattutto in momenti emergenziali e di alta tensione come quelli del G8 di Genova, durante i quali più frequentemente si verificano abusi di potere e coercizione da parte dello Stato verso i singoli individui. Se la politica vuole imparare una lezione da questa storia, non può far altro che adottare le misure suggerite, cosicchè non si possa più confondere il mantenimento dell’ordine pubblico con il sopruso nei confronti della libertà individuale.


Autore: Lorenzo Castellani

Studia Giurisprudenza alla Luiss Guido Carli di Roma. Appassionato di diritto, politica e giornalismo. Ha diretto un giornale universitario e fondato il network studentesco LUISS APP, è promotore dell'associazione ZeroPositivo. Liberale e liberista, sogna un’Italia dinamica, aperta e competitiva. Tw:@LorenzoCast89

4 Responses to “Diaz, una sentenza giusta che però non rende giustizia”

  1. Zamax scrive:

    Il “massacro” della Diaz: il primo massacro della storia senza neanche un morto. Cose che possono capitare solo in Italia, dove una setta – quella cretina con la fissa dei servizi deviati – dal dopoguerra lavora incessantemente a falsificare la storia d’Italia. In questo caso in merito ai fatti di Genova, che furono – lo sappiamo tutti – la concretizzazione di una volontà più o meno inconscia di dare una spallata antidemocratica al governo Berlusconi appena insediatosi, cercando di testarne fino alla rottura la tenuta democratica. Il “massacro della Diaz” è uno sceltissimo buco della serratura attraverso il quale siamo tutti obbligati a guardare ai fatti di Genova, pena la cancellazione dall’albetto democratico. Io ci rido su. Ci rido, davvero: ah ah ah…
    I pianti li lascio alle pecore, al gregge, che fu fascista, fu comunista, e adesso è democratico.

  2. Paolo scrive:

    Nell’articolo non vedo la parola “massacro”.

    Qui si commenta una sentenza; si parla di dipendenti statali che hanno commesso reati di falso aggravato e lesioni gravi; si argomenta sui tempi di prescrizione e sulla durata dei procedimenti penali; si cita una proposta di legge sulla tortura che meglio inquadrerebbe, secondo l’autore, tali fattispecie di reato come violazione dei diritti umani.

    Discettare di “sette” più o meno “cretine” e di “spallate antidemocratiche” c’entra più o meno “come il culo con le Quarantore”, direbbero a Firenze.

  3. Zamax scrive:

    In parte è vero. Il mio non è propriamente un commento all’articolo. Ho approfittato di questo articolo per sfogarmi per il falso storico che si è costruito intorno ai fatti di Genova. Il “peccato” di quest’articolo, in tutta la sua distaccata, tecnica equanimità, è di rafforzarlo, involontariamente.

  4. Zamax scrive:

    Ma voi potete pure perdervi nei miserabili dettagli della storia. Dico così per provocare i sapientoni fiorentini, sempre in prima linea, anche al tempo del Duce, se è per quello…

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