Tagliare la spesa per alcuni per non morire di tasse tutti

di LUCIO SCUDIERO – La spending review è un’operazione culturale prima che finanziaria. Lo dimostra la popolarità delle resistenze ai tagli di spesa. Ovunque ci si provi, qualunque sia il settore colpito, spunta fuori sempre una parte di cittadinanza pronta a supportare, regalandogli una dignità politica immeritata, gli interessati direttamente coinvolti dalle misure di contenimento della spesa.

Al contrario, invece, è molto più difficile mobilitare l’interesse diffuso a un fisco sostenibile, la cui assenza è conseguenza diretta di una spesa rigida e apparantemente inscalfibile. In tema di spesa pubblica, insomma, si invertono i canoni della realtà. Mentre saremmo tutti stakeholders dell’alleggerimento tributario, in quanto contribuenti, non lo siamo rispetto alla spesa pubblica, perchè per quanto sia elevata, essa non beneficia tutti noi, nè chi la percepisce in equa misura. Eppure la società italiana difende la spesa molto più efficacemente, oserei dire pervicacemente, degli sgravi d’imposta.

E’ su questo corto circuito politico, prima che sulle tecnicalità, che si giocherà la riuscita del piano di spending review programmato dal Governo.

Comunicare efficacemente all’elettorato la selezione degli interessi collettivi perseguiti dalle istituzioni pubbliche sarebbe compito della politica. Ma è qui che salta il circuito. I partiti italiani sono degli “analfabeti della scelta”, e degli irresponsabili per tendenza. Nessuno di essi ha una visione d’insieme degl interessi del Paese, e perciò amministrano l’interesse pubblico come somma al pallottolliere dei singoli interessi particolari per i quali ritengono di avere ricevuto mandato.

Il debito pubblico italiano è figlio del deficit strutturale con cui per anni è stato gestito il bilancio pubblico, il quale a sua volta è il frutto dell’inefficienza dei meccanismi di rappresentanza politica degli interessi generali del Paese.

Tagliare la spesa non basta, e comunque non ci si riuscirà, se non si muta il paradigma culturale sottostante, quello per cui se paga lo Stato non paga nessuno, e in fin dei conti è meglio correre il rischio del collasso per elefantiasi di spesa nella speranza che, prima o poi, arriverà il proprio turno di prendere rifugio tra le sue pieghe. Intanto si pagano Iva, Irpef, Imu, Irap, Ire e via tassando.

 La spending review non è una manovra, come temono i governatori regionali, ma una lunga marcia.  Che si concluderà soltanto quando un gruppo di cittadini, consapevoli e responsabili, ne picchetterà gli uffici chiedendo: “Chiudete quell’ospedale!”.

O tagliamo la spesa per qualcuno, o moriamo di tasse tutti.

———————————

Twitter: @Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

Comments are closed.