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Il Pakistan, sia con gli USA che coi talebani

– Ma siamo sicuri che il Pakistan sia un fedele alleato in Afghanistan?
Fino a che punto sta contrastando i talebani? Sia la Coalizione che i guerriglieri talebani impiegano il Pakistan come base logistica. Per i primi è una vera area di retrovia, una base logistica principale da cui partono rifornimenti per la prima linea; i secondi ne sfruttano le aree di confine, principalmente nel Waziristan, come rifugio per riorganizzare la lotta, approfittando dell’ambiguità di Islamabad, intenta a stabilizzare le aree tribali con una serie di accordi, solitamente violati dagli insorgenti. Tali accordi generalmente garantivano ai talebani tregue ed ampia autonomia, come l’applicazione della sharia, in cambio del perseguimento dei combattenti stranieri, tregue che però, di norma, comportavano l’incremento dell’attività insurrezionale in Afghanistan.

Fino all’11 settembre 2001 il governo pakistano ha erogato grande supporto ai gruppi estremisti islamici, arruolati in chiave anti-indiana. Dal 2004, forti della latitanza del governo di Islamabad, i talebani cominciarono a collaborare con le forze jihadiste, consolidando la propria posizione con la progressiva espulsione delle ONG, la chiusura delle scuole laiche e femminili, e lo smantellamento della rete informativa che faticosamente Islamabad e Stati Uniti avevano creato.

A causa dello storico e radicato senso di accerchiamento e vulnerabilità, è presumibile che il Pakistan continui con questa  ambigua politica “di convenienza”: da un lato la necessità di riacquisire il controllo del territorio in quelle aree di confine abbandonate da tempo ed ormai saldamente in mano talebana; dall’altro, però, la volontà di salvaguardare la rete insurrezionale locale, una sorta di esercito clandestino, mantenendo così la desiderata pressione strategica su Kabul ed evitando che cada sotto l’influenza indiana. Questo spiega il supporto dei potentissimi servizi segreti del Pakistan – ISI – a quei gruppi insurrezionali operanti in Afghanistan che non minaccino la sua sicurezza nazionale, coerentemente con la strategia anti-indiana.

D’altra parte, permanendo tale situazione geostrategica, è difficile ipotizzare un’inversione di rotta pakistana; in sostanza, ogni aiuto militare e finanziario ad Islamabad non potrà che sortire effetti parziali, essendo l’azione pakistana più condizionata a garantirsi uno “strumento offensivo non convenzionale” anti-indiano, che orientata ad una vera offensiva anti-talebana. Tale scenario, con effetti nefasti sull’auspicato ripristino della normalità in Afghanistan, rischia di coinvolgerci ben al di là del previsto ritiro della Coalizione nel 2014.


Autore: Davide Pedalà

Classe '78, pisano, involontariamente neodisoccupato vittima della crisi, in attesa di riassunzione o nuova occupazione; ha nel frattempo ripreso lo studio dell'agraria, che pigramente sta per completare. Vanta esperienze professionali nel campo dell'autonoleggio, dell'assistenza clienti telefonici, della sorveglianza monumenti, della sicurezza aeroportuale e della produzione metalmeccanica. Appassionato di aviazione, segue criticamente politica, sia nazionale che estera, ed economia.

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