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Ecco il nuovo Sic. Paga Google, incassa Mediaset

– Se il Partito di Mediaset si allea col Partito di Repubblica, qual è secondo voi il risultato politico?

Un’Alleanza contro la Rete, che di seggi ad ipotetiche elezioni ne raccoglierebbe pochini. Ma che spara gli ultimi colpi fintantoché ha i piedi ben piantati in Parlamento.

E’ avvenuto al Senato la scorsa settimana, nel silenzio dei più. Si discuteva della conversione del Decreto Legge cd. “Editoria”, ieri approdato alla Camera per l’approvazione definitiva. Due emendamenti identici, a prima firma dei senatori Alessio Butti (PDL) e Vincenzo Vita (PD), chiedevano ed ottenevano che anche la pubblicità online raccolta da motori di ricerca e piattaforme sociali e di condivisione venisse conteggiata tra i ricavi del Sic (Sistema Integrato delle Comunicazioni).

Il Sic è stato introdotto dalla legge Gasparri, poi divenuta Testo Unico della Radiotelevisione (Decreto legislativo 31 luglio 2005, n.177), e definisce il perimetro di gioco per i player del mercato radiotelevisivo ed editoriale. Al fine di preservare l’asserita finalità di pluralismo informativo, nessuna impresa radiotelevisiva né editoriale può superare, all’interno del Sic complessivamente considerato, una soglia pari al 20% dei suoi ricavi, pena la costituzione di una posizione dominante che fa scattare l’intervento dell’autorità di garanzia, in questo caso l’Agcom.

Per avere un’idea di cosa stiamo parlando, si consideri che la stessa Agcom ha quantificato il valore dei ricavi complessivi del SIC 2009 in circa 23 miliardi di euro. A seguito della modifica approvata la scorsa settimana al Senato, per ricavi complessivi del SIC si intenderanno dunque (grassetto nostro)

 “quelli derivanti dal finanziamento del servizio pubblico radiotelevisivo al netto dei diritti dell’erario, da pubblicità nazionale e locale anche in forma diretta, da televendite, da sponsorizzazioni, da attività di diffusione del prodotto realizzata al punto vendita con esclusione di azioni sui prezzi, da convenzioni con soggetti pubblici a carattere continuativo e da provvidenze pubbliche erogate direttamente ai soggetti esercenti le attività indicate all’articolo 2, comma 1, lettera l), da offerte televisive a pagamento, dagli abbonamenti e dalla vendita di quotidiani e periodici inclusi i prodotti librari e fonografici commercializzati in allegato, nonché dalle agenzie di stampa a carattere nazionale, dall’editoria elettronica e annuaristica anche per il tramite di internet, da pubblicità online e sulle diverse piattaforme anche in forma diretta incluse le risorse raccolte da motori di ricerca, da piattaforme sociali e di condivisione e dalla utilizzazione delle opere cinematografiche nelle diverse forme di fruizione del pubblico” – Articolo 43, comma 10 del D.lgs. 177/2005.

Una mossa che piace al Pdl perché allargando il perimetro delle risorse ricavabili dentro il Sistema si diluisce ancora di più la quota di esso detenuta da Mediaset (valutata nel 13,34% nel 2009), che viene così tenuta al riparo della soglia d’allerta che giustificherebbe un intervento dell’autorità di controllo contro il pericolo di lesione del pluralismo informativo.

La novella normativa, inoltre, prefigura un intervento regolamentare di dettaglio da parte dell’Agcom, che sulla base di un indirizzo già espresso in una precedente delibera (Allegato A alla Delibera 555_10_Cons), a questo punto sarà chiamata ad introdurre nel SIC un nuovo mercato rilevante – “Internet” –  all’interno del quale attrarrà pure soggetti che nulla hanno a che fare con l’attività editoriale, come i motori di ricerca e i social network.

Una prospettiva, questa, che invece piace al PD, che punta così a vendicare la posizione di debolezza detenuta dagli editori elettronici sul mercato pubblicitario online, di cui finora hanno raccolto soltanto le briciole non essendo in grado di attrarre inserzionisti alla stessa stregua di Google o Facebook, per intenderci.

Il punto è però che né Google, né Facebook, hanno natura di impresa editoriale, mancando per essi il fondamentale requisito del controllo sui contenuti, come peraltro chiaramente statuito da un’altra normativa, il Decreto Legislativo 70/2003, che li classifica tra i prestatori di servizi nella società dell’informazione, esimendoli da una serie di responsabilità proprio in virtù dell’assenza di controllo sui contenuti da essi trasportati (articoli da 14 a 17). Ciò basterebbe a ritenerli fuori dall’ambito di applicazione della normativa radiotelevisiva per estraneità di materia.

Con la non marginale postilla che la loro presenza in un indistinto mercato rilevante di “Internet” andrebbe valutata al più secondo i parametri dell’Antitrust, non dell’Agcom, che in teoria sarebbero funzionali all’obiettivo della tutela del pluralismo. Se oggi il legislatore tenesse davvero ad impedire concentrazioni pericolose nel settore dell’informazione, non paragonerebbe le mele (gli editori) alle pere (i motori di ricerca e i social network). E’ come se per valutare un’eventuale posizione dominante nel mercato delle auto si guardasse ai ricavi dei concessionari autostradali.

Per riequilibrare i pesi all’interno del Sic, in un’ottica di incentivazione dell’offerta plurale di contenuti, servirebbe una scelta diversa da parte del Parlamento e conseguentemente dell’Agcom, cioè l’introduzione della Pubblicità tra i mercati rilevanti, come chiesto da alcuni fin dal procedimento avviato dall’Autorità nel 2010. Si sarebbe così smascherata la posizione dominante di Mediaset, che in un mercato così strutturato avrebbe raccolto, già nel 2009, il 40,28% delle risorse.

La rete, come ogni persona di buon senso sa, è il luogo per eccellenza del pluralismo. Fissare un tetto al suo sviluppo economico per proteggere gli incumbent del mercato dell’informazione – cioè gli editori e i concessionari di pubblicità “tradizionali” – è l’ennesimo sgambetto alla libertà d’impresa e di opinione.

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Twitter: @Antigrazioso


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

One Response to “Ecco il nuovo Sic. Paga Google, incassa Mediaset”

  1. lorenzo scrive:

    Non c’è niente da dire in più, se non fare i complimenti all’autore. LS

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